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Unical, la via della Seta aperta venti anni fa

Oltre 160 gli studenti cinesi laureati in Farmacia

Calabria
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COSENZA – La via della Seta, vent’anni prima, l’aveva già percorsa l’Università della Calabria. Lo aveva fatto su impulso della Facoltà di Farmacia, che fu promotrice di un accordo tra l’ateneo e il ministero dell’Educazione della Repubblica popolare cinese. L’intesa impegnava l’Unical a ospitare ogni anno, a partire dal ‘99, un gruppo di dieci studenti cinesi che si sarebbero iscritti al corso di laurea in Farmacia o in Chimica e tecnologia farmaceutica. Il campus provvedeva ai servizi di mensa e alloggio, il ministero cinese alle spese di viaggio, alle tasse e all’assicurazione sanitaria. «Un’esperienza straordinaria, non solo dal punto di vista formativo e scientifico – dice il professor Sebastiano Andò, già preside della Facoltà – Anno dopo anno, incontrando i ragazzi e le loro famiglie, che periodicamente venivano a trovarli, abbiamo anche assistito alla crescita sociale della Cina».

L’Unical celebrerà quello storico accordo con una cerimonia – lunedì alle 10 e 30, sala seminari del Laboratorio di Medicina Traslazionale, al Polifunzionale – che vedrà tra gli ospiti alcuni dei suoi ex studenti cinesi. Sono stati 163 quelli che si sono iscritti e laureati all’Unical: lunedì sarà presente Hongyan Qi, oggi professore associato presso la Zhejiang University di Hangzhou, che terrà una lectio magistralis. Interverrà in videoconferenza un suo collega, oggi docente presso il Baylor College of Medicine di Houston, mentre in aula sarà presente la professoressa Suzanne Fuqua, sua mentore e punto di riferimento per gli studi di biologia molecolare sul cancro alla mammella. La Fuqua sarà ospite di un seminario che chiuderà la giornata celebrativa, ma arriverà all’Unical anche per firmare un progetto con Andò.

«L’accordo firmato vent’anni fa – racconta il professore – si proponeva di coniugare le conoscenze prevalentemente empiriche della medicina tradizionale cinese con i criteri della metodologia scientifica occidentale. Era un approccio di grande originalità, che ci portò poi ad avviare nel 2009, per due anni e con l’appoggio del Miur, un master sul tema “Applicazioni terapeutiche innovative attraverso la caratterizzazione fitochimica e farmacologica delle piante della medicina tradizionale cinese”». Gli studenti selezionavano le piante in Cina e portavano gli estratti nei laboratori dell’Unical, per la caratterizzazione farmaco-biologica.

«Così se ne ampliano enormemente i vantaggi applicativi, ottenendo un patrimonio di principi attivi ancora inesplorato che può rappresentare la farmacologia del futuro – dice Andò – e soprattutto una farmacologia democratica, accessibile ai Paesi in via di sviluppo. Le piante medicinali oggetto di studio appartengono spesso a Paesi con economie povere che non hanno le risorse per accedere ai rimedi terapeutici originati dalle proprie piante e dal proprio suolo, quando questi sono inseriti nei circuiti di commercializzazione globale. Occorrerebbe che organizzazioni internazionali non governative come l’Oms ne potessero comunque garantire l’accesso al di fuori delle perverse clausole brevettuali».

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