X

Un campione di acqua

Tempo di lettura 4 Minuti

CATANZARO – La spesa mensile delle famiglie italiane per l’acquisto di acqua minerale è di circa 10 euro, mentre quella per la fornitura di acqua di uso domestico è di 13 euro. Lo rileva l’Istat, in una nota diffusa in occasione della Giornata mondiale dell’acqua. Considerando i dati provenienti dai comuni capoluogo di provincia, rileva ancora l’istituto, il consumo giornaliero di acqua potabile da parte di ogni persona è pari a 245 litri.

In questo contesto, la Calabria registra dati inquietanti rispetto alle lamentele degli utenti su una erogazione irregolare dell’acqua nelle abitazioni, ma è l’intero sistema a registrare lacune, sfiducie e costi elevatissimi.

Nel 2016, infatti, è stato il 9,4% delle famiglie italiane hanno contestato il servizio. Una percentuale in diminuzione rispetto al 2002 (14,7%), ma che assume ancora valori pari a 37,5% in Calabria, 29,3% in Sicilia e 17,9% in Abruzzo. Come nell’anno precedente, anche nel 2016 circa tre famiglie su dieci (il 29,9%) dichiarano di non fidarsi a bere acqua dal rubinetto. Nel 2002, il dato era al 40,1% mentre nel 2014 era sceso fino al 28%.

Nessuna fiducia sull’acqua dei rubinetti

Il 29,9% delle famiglie italiane non si fida a bere acqua di rubinetto. Una sfiducia che raggiunge quote del 63% in Sardegna, del 57% in Sicilia, del 46,5% in Calabria e del 35,1% in Molise; unica eccezione la Basilicata, dove è al 16,2%. Al Centro, la percentuale più alta si registra in Toscana (38,9%); risulta trascurabile, invece, nelle province autonome di Bolzano (2,7%), Trento (3,7%) e in Valle d’Aosta (7,4%).

Una famiglia, nel 2016, ha speso mediamente al mese 10,27 euro per l’acquisto di acqua minerale. Una spesa che è in crescita del 3,7% rispetto al 2015, dopo una contrazione del 24,4% tra il 2008 e il 2014. L’Istat rileva comunque che migliora il giudizio delle famiglie sull’erogazione d’acqua nelle loro abitazioni . La quota che lamenta irregolarità nel servizio, pur in leggero aumento nell’ultimo anno, passa dal 14,7% nel 2002 al 9,4% nel 2016.

Il problema è maggiormente segnalato dalle famiglie residenti in Calabria (37,5%) e in Sicilia (29,3%). Più in generale, sulla “fotografia” della situazione scattata dall’Istat, emerge che a livello nazionale, nel periodo 2001-2010 si è mediamente registrato un aumento di circa il 6% della quantità di risorse idriche rinnovabili rispetto ai trent’anni precedenti (1971-2000).

Le precipitazioni

La media della precipitazione totale nel periodo 2001-2010 è superiore dell’1,8% al valore del trentennio 1971-2000. Il deflusso totale medio complessivo a mare dei corsi d’acqua e delle acque sotterranee è stato, in media annua, di 123 miliardi di metri cubi nel decennio 2001-2010, in leggero aumento (+6%) rispetto al trentennio 1971-2000 (116 miliardi di metri cubi).

Il consumo di acqua giornaliero

Ogni italiano, in particolare residente in un comune capoluogo di provincia, consuma in media 89,3 metri cubi di acqua, ossia 245 litri al giorno. In particolare, con riferimento al 2015, i gestori delle reti comunali di distribuzione hanno autorizzato l’erogazione complessiva di 1,63 miliardi di metri cubi di acqua per uso potabile nei 116 comuni presi in esame dove risiedono 18,2 milioni di persone, il 30% circa della popolazione totale italiana.

Le differenze tra i 116 comuni capoluogo in termini di volumi pro capite erogati sono significative: si va dai 50 metri cubi annui di Crotone (138 litri giornalieri per abitante residente) ai 140 metri cubi di Milano (384 litri). Le variazioni dei consumi idrici su scala municipale dipendono da un lato da aspetti socio-economici, dall’altro dalle differenti performance della rete di distribuzione.

Per garantire l’attuale livello di consumo, il volume immesso in rete è molto più elevato di quanto effettivamente consumato e pari a 2,64 miliardi di metro cubo di acqua per uso potabile.

Per ogni cittadino, è stato pertanto immesso in rete un volume annuo di 145 m3, corrispondenti a 396 litri giornalieri. Anche in questo caso è forte la variabilità tra i comuni: dai 66 m3 annualmente immessi in rete per ogni residente di Lanusei ai 280 di Frosinone. L’Istat segnala che nel processo di distribuzione, ci sono ovviamente delle perdite lungo il percorso che dai serbatoi giunge agli utenti finali.

Nel complesso il volume di perdite idriche totali nelle reti dei comuni capoluogo di provincia, ottenuto sottraendo i volumi erogati autorizzati ai volumi immessi in rete, ammonta nel 2015 a 1,01 miliardi di m3, corrispondenti a una dispersione giornaliera di 2,8 milioni di m3 di acqua per uso potabile.

Record di perdite sulla rete

La perdita giornaliera reale, al netto degli errori di misurazione e degli allacciamenti abusivi, ammonta a circa 50 m3 per ciascun chilometro delle reti di distribuzione: un volume che, stimando un consumo medio di 89 metri cubi annui per abitante, soddisferebbe le esigenze idriche di un anno di 10,4 milioni persone. Una perdita enorme, con ricadute nelle singole città, nelle abitazioni.

Cosi a lamentare un’erogazione irregolare nelle loro case è stato il 9,4% delle famiglie. Una percentuale in diminuzione rispetto al 2002 (quando era il 14,7%), ma che assume ancora valori pari a 37,5% in Calabria, 29,3% in Sicilia e 17,9% in Abruzzo. Gli acquedotti. Le perdite maggiori si hanno al sud: il 68,8% a Potenza, il 54,6% a Palermo.

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

COPYRIGHT
Il Quotidiano del Sud © - RIPRODUZIONE RISERVATA

shares