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Mohamed Mashally

Tempo di lettura 5 Minuti

Abbiamo un sogno: capovolgere il mondo, scrollarlo come una borsa dopo il mare, liberarci dalla sabbia della menzogna che s’appiccica agli uomini e alle cose. Mettendo tutto sottosopra, la verità starà finalmente al centro della Storia: saranno coloro che amano a meritare gli onori, non chi influenza la politica, l’economia, e finanche l’arte. A testa in giù, tutto apparirà chiaro. Accadrà davvero che classifiche come quelle di oggi del Time, con i suoi 100 tra uomini e donne più influenti del mondo, farebbero sorridere. E che tra quei pionieri, artisti, leader, icone e titani, così per come sono elencate le categorie, non ci saranno più, finalmente, i Donald Trump, o attaccanti del Liverpool come Mohamed Salah, oppure politici e simulatori da tv che hanno più followers su Istagram, men che meno i Matteo Salvini (tra i leader più influenti, pensate) oppure i vari Massimo Bottura con i loro piatti in nome di Francesco d’Assisi, quando invece il Poverello, secondo soltanto a Cristo, si nutriva di erbe, di sole e di pioggia. No, nella classifica del mondo capovolto (quindi, vero) entreranno quel giorno i vip veri: quelli che nessuno conosce. Al primo posto andranno persone che ispirano i nostri desideri di giustizia, non chi ci influenza sulla ricchezza, sulla fama, sul potere. Donne e uomini che ci parlano con l’esempio, attraverso ciò che fanno nel silenzio (non summit, non grande stampa, non grandi palcoscenici), di bellezza che rigenera e ricostruisce daccapo. Saranno classifiche piene di minuti giganti, di vite minute che reggono il destino dell’umanità.

Guizza la trota sul fondale,/le nuvole scorrono./Me ne vado/simile a una striscia di sogno,/come la Via Lattea/, scriveva Bashò nel XVII secolo in questo lapidario e ricchissimo haiku, minuto genere poetico giapponese, dove il guizzare della trota è la vita che corre velocissima e quella scia di nuvole sono le immagini di sogni che si dissolvono quando siamo al risveglio, e dove però l’ultima scena riscatta l’evanescenza della vita, perché a irrompere è la Via Lattea, anch’essa scia, ma composta di stelle. Che illuminano nella notte, che guidano. Le vite minute, lontane, fuori dalla visuale, sono come la Via Lattea di Bashò. Come è stata quella di Mohamed Mashally. Doctor of the Poor, il medico dei poveri, ha visitato gratuitamente i diseredati nella sua città, in Egitto, per oltre mezzo secolo. Donando loro anche i soldi per comprare i medicinali, facendosi pagare meno di un dollaro dai pazienti benestanti. Tutti in fila, ogni giorno, a decine davanti alla sua clinica che a più di 80 anni ancora fino a qualche giorno fa, prima di morire, Mashally raggiungeva a piedi perché senza macchina. Quando un ricco signore del Golfo gliene regalò una, lui la vendette per aiutare i poveri.

In classifica il Time dovrà inserire il nostro caro amico siriano Akkad Aljabal, un giovane avvocato che non dorme per documentare e inviare all’estero i dettagli della guerra nel suo paese. Migliaia di fotografie dall’inferno, tra lacrime, case e sogni crollati, mescolati alla polvere del cemento, sotto le bombe. Senza quelli come lui, e ve ne sono molti come Akkad, avremmo conosciuto davvero poco di quanto è accaduto in Siria. Akkad sì che ci influenza, ma sulla verità, sull’amore per i bambini, sui loro occhi persi tra le macerie, sulle loro piccole mani che stringono un pezzo di pane azzimo o un rimasuglio di vecchio giocattolo. Cornelia Isabelle Toelgyes, oggi vice direttore di “Africa Express”, diretto dall’ex inviato in Africa del “Corriere della Sera” Massimo Alberizzi (con lui nel 2007, ci preme ricordarlo, il Quotidiano condivise, e con successo, una dolorosa e difficile campagna di liberazione dalle carceri di Nairobi, in Kenya, di due nostri connazionali imprigionati allora da due anni e coinvolti da innocenti nel più grande traffico di cocaina mai visto nel Continente nero) è un’altra saggia tra i saggi del mondo di una prossima (vera) classifica. Guida il gruppo “Per la liberazione dei prigionieri del Sinai”, da dove lancia news non reperibili altrove sulle ingiustizie nel mondo, e per la difesa dei diritti di tutti, e da tutti “i luoghi infiniti di dolore – come ci ripete – inflitto dall’uomo ad altri uomini”.

Un posto in classifica va certamente a Shi Yang Shi, che venne in Italia da bambino e si sente cinese e italiano, un albero anfibio in grado di vivere in acqua e sulla terra, “ma con le radici sprofondate nell’eredità culturale e spirituale degli uomini, a partire da quella dei miei antenati”, come usa ripetere a chi lo incontra. L’italiano è la lingua che utilizza per scrivere i suoi sogni. A marzo del 1990 arrivò qui che aveva 11 anni, a 12 faceva il lavapiatti in Calabria, e poco più grande il piccolo venditore di cianfrusaglie sulle spiagge della Romagna. Oggi è un uomo che fa teatro e intermediazione culturale. Ma per prima cosa influenza sull’amore e sul sorriso. Lorena Fornasir è un’altra piccola gigante di tutti i giorni. Psicologa, come Cristo piegata a curare i piedi dei migranti che arrivano a Trieste dalla cosiddetta rotta dei Balcani: Lorena è un’altra di quelle persone che non dormono, perché impegnata a lenire le ferite del corpo e dell’anima di centinaia di ragazzi senza più speranza, passati dai manganelli della polizia croata, torturati, ricacciati indietro come cani.

Sul Time leggeremo quel giorno che sogniamo anche i nomi di Sebastiano Vaccarisi, che fa il chirurgo a Cosenza, il quale per ore, per giorni interi, miracolosamente, sta a testa e ad anima chine sui suoi pazienti. Ciascuno come fosse suo fratello; di Aroldo, che fa il gommista in una piccola officina non lontana dall’Università della Calabria, e siccome guadagna 1.200 euro al mese e sua moglie non lavora ha lasciato il tennis, sua passione, perché costava troppo. Ma senza tanti rimpianti. Da saggio, Aroldo ci racconta che ha deciso di insegnare ai suoi due bambini che occorre anche saper rinunciare, scavare, trovare bellezza altrove. Per esempio su una bicicletta col vento sul viso, pedalando, sorridendo.

Entrerà anche Rossella Viaconzi, insegnante di Milano, poetessa, sconosciuta ai riflettori che contano, ma amata dai suoi bambini. Che è tutto ciò che conta davvero. Anche i bei visi di Alessandro, sua mamma Rosanna e suo padre Graziano vedremo quel giorno, quel giorno nuovo, sul prestigioso settimanale americano. Il piccolo, caro Alessandro che nuota per ore nel Tirreno, a Belvedere Marittimo, quando nessuno avrebbe scommesso sulla sua ripresa dopo il terribile scoppio di una venuzza nella sua testolina di bambino, mentre a soli sei anni giocava in terra con le macchinine. Anni di battaglia, di ospedali. Di amore che salva, e che ci insegna. Un posto d’onore va alle mamme del comitato “Vittime della Terra dei Fuochi”, che danno notizia di altri otto bambini morti di tumore in soli venti giorni. Il più piccolo aveva 7 mesi, il più grande 11. Non riposeranno mai in pace, ci dicono, perché per loro non c’è giustizia. Sono inascoltate, ma da esse impariamo che mai bisogna arrendersi.

Entra infine di diritto in questa classifica capovolta, apparentemente da outsider, Alan Parker. Fuga di mezzanotte, Missisipi burning, The commitments, Evita. Il grande regista non ha mai dimenticato le sue origini di povertà nel sobborgo londinese di Islington, con la madre sartina e il padre imbianchino. Un grande che sapeva chinarsi, come i veri grandi. Ci ha parlato di due talenti perduti: l’umiltà, la memoria.

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