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Antonio Nicaso e Nicola Gratteri

Tempo di lettura 4 Minuti

CATANZARO – Un libro che racconta le storie di chi ha guardato la mafia diritto negli occhi e ha deciso di difendere ad ogni costo le proprie idee di libertà e legalità, ma anche di chi ha pagato con la vita l’essere nel posto sbagliato senza avere nessun’altra colpa.

Nicola Gratteri e Antonio Nicaso hanno sorpreso tutti con un volume completamente diverso dalla gran parte dei testi scritti in precedenza: “Non chiamateli eroi. Falcone, Borsellino e altre storie di lotta alle mafie”.

Il volume, edito da Mondadori, sarà nelle librerie a partire da giovedì 8 giugno, ma noi abbiamo avuto il piacere di leggerlo in anteprima e di scoprire un testo rivolto principalmente a giovani e ragazzi, ma che dovrebbe diventare un punto fermo per tutti perché capace di descrivere in modo semplice e chiaro tante storie. Vite completamente diverse tra loro, ma unite da un forte senso del dovere, aggrappate ai valori ostinati della legalità e dell’onesta.

Il procuratore capo di Catanzaro e uno dei massimi esperti di ‘ndrangheta nel mondo hanno scelto di raccontare questa eredità partendo dalle figure chiavi di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, inserendo però un percorso che inizia negli anni Settanta e finisce nei giorni nostri in un crescendo di emozioni che tolgono il fiato.

Le storie sono quelle di Giuseppe Letizia ucciso a Corleone a soli 13 anni; Peppino Impastato e le sue parole “pericolose”; l’incorruttibile Giorgio Ambrosoli; la guerra in solitaria del generale Carlo Alberto dalla Chiesa; la missione del giudice Rosario Livatino; la caparbietà di Libero Grassi; la dolcezza coraggiosa di don Pino Puglisi; la libertà di Lea Garofalo; lo sguardo fiero del calabrese Rocco Gatto; il dramma di Giuseppe Di Matteo; la gioventù di Gelsomina Verde e Annalisa Durante; l’ingenuità di Cocò Campilongo. A queste si uniscono le storie di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.

La copertina di “Non chiamateli eroi”

I testi ti avvolgono sin dalle prime righe. Scritti in maniera semplice per coinvolgere prima di tutto le nuove generazioni, magari nell’ambito di un percorso di legalità da fare a scuola o in famiglia.

Tutto il libro, con 192 pagine arricchite dalle illustrazioni di Giulia Tomai, è legato da un unico filo conduttore, con alcune vicende che si intrecciano come accade ad esempio per la morte di Placido Rizzotto e le indagini seguite dal generale dalla Chiesa, oppure le inchieste di Falcone e Borsellino sulle vittime della mafia. Il legame che si crea pagina dopo pagina è molto intenso e ti risucchia in ogni storia portandoti a divorare il libro tutto in una volta. Ogni storia è la storia, e ogni esperienza ti spinge a voltare pagina e a scoprire quella successiva.

È così che, in poco tempo, leggi i brani e rivivi le immagini di quei fatti: la strada squarciata di Capaci, il fumo denso e acre di via D’Amelio, l’auto divorata dal fuoco insieme al corpo di Cocò, l’ultima immagine di Lea ripresa dalla videosorveglianza. Sono i testi semplici voluti dagli autori a immergerti ancora di più in queste pagine che raccontano tante altre storie collegate anche indirettamente alle vite dei protagonisti.

E nonostante il lettore venga trasportato in ognuna di queste storie, è il titolo stesso del libro a ricordare che nessuno di loro avrebbe voluto essere chiamato eroe, a conferma di una scelta di vita dettata dalla consapevolezza di percorrere l’unica strada possibile.

Nicola Gratteri e Antonio Nicaso non hanno dubbi: «I loro sogni, la loro speranza, il loro coraggio sono un modo per non dimenticare e per ricordare che “Si può fare qualcosa, e se ognuno lo fa, allora si può fare molto”».

I due autori, nelle conclusioni a cui segue un prezioso glossario con i termini da conoscere, non hanno dubbi: «Raccontare la storia di chi è morto per mano delle mafie, i loro sogni, le loro speranze, la loro normalità, ma anche il loro coraggio, è un modo per non dimenticare, per farli rivivere. La memoria del loro sacrificio deve spingere a impegnarsi per costruire un Paese che sia veramente libero dalla paura, dal bisogno, ma soprattutto dal condizionamento mafioso e dai maneggi elettorali». Tenendo, però, la barra ben salda sul fatto che «è opportuno passare dalla eroicizzazione all’umanizzazione delle vittime».

E se il libro raccoglie molte di queste storie, la realtà è ancora più drammatica, perché, come affermano Gratteri e Nicaso, «è lungo l’elenco delle vittime innocenti di una mafia silenziosamente legittimata da una società malsana che se n’è lungamente servita. Una società che ha bisogno di martiri per scrollarsi di dosso quell’indifferenza che ciclicamente la caratterizza, una società svelta a dimenticare, abile nel far finta di nulla, come se niente fosse. Se veramente si volesse onorarlo, si dovrebbe partire dalle azioni: di parole ne sono ormai state dette tante».

Così, quando in piena notte giri l’ultima pagina, ti accorgi di avere divorato in poco tempo tutte queste vite, incamerando un forte messaggio che non ha confini temporali e fisici. E persino quei passaggi che conosci a menadito, dopo averli letti e riletti negli anni, appaiono rinnovarsi e catturarti nuovamente perché fanno parte di un percorso preparato ad arte da Gratteri e Nicaso.

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