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CATANZARO – L’emigrazione secondo Gianni Amelio. La Cineteca della Calabria propone giovedì 12 aprile due chicche dell’autore catanzarese, realizzate per la televisione dal 1967 al 1998 e mai viste sul grande schermo, in una serata dedicata al fenomeno migratorio: si tratta di “Undici immigrati” e “Poveri Noi”.   L’iniziativa che si terrà alla Casa del Cinema – in via di intitolazione a Vittorio De Seta di cui Amelio fu assistente nel film “Un uomo a Metà” – è inserita nell’ambito del ciclo Opera a Sud – Mezzogiorno tra cinema antropologico e documentario etnografico.   «Già con “Lamerica”, il film girato in Albania – afferma il presidente della Cineteca, Eugenio Attanasio – aveva descritto quell’umanità sofferente che, ai primi anni ’90 affollava le carrette del mare per andare dall’altra parte dell’Adriatico, in una migrazione di massa che rimase storica, soprattutto per le dimensioni. Tristemente anticipatrice di quella realtà che vede oggi numerose piccole imbarcazioni tentare l’attraversamento dello Stretto di Sicilia. Ma c’era un tempo in cui quell’umanità disperata, che lasciava la propria terra per le industrie del nord o per le miniere in Belgio, eravamo noi».  

“Undici immigrati”, andato in onda per la rubrica settimanale della Rai Tv sprint nel novembre 1967 è un racconto di emigrazione al contrario, in cui gli immigrati sono i calciatori della squadra del Catanzaro, che conduce un campionato di testa in serie B. Nel 1966/67 conclude il campionato cadetto al terzo posto sfiorando la serie A, mentre l’anno ancora prima era arrivato in finale di Coppa Italia, perdendo con la Fiorentina. Gli eroi del pallone sono quasi tutti settentrionali, venuti nella città calabrese, ancora lontana dai fasti degli anni ’70 di capoluogo e serie A, con al seguito le mogli, e il breve servizio ci parla del rapporto con la gente, in quel luogo strano, in cui si sono trasferiti per lavorare dal nord e dal quale il giovane Amelio è fuggito anni prima.   L’altro documentario è “Poveri Noi”, un lavoro di montaggio sull’emigrazione meridionale al nord, con materiali televisivi, che fa parte di un progetto più ampio denominato Alfabeto Italiano. Rinfresca la memoria dell’Italia povera degli anni ’50 costretta ad emigrare, quando si passava dalla miseria all’opulenza dall’ingenuità al cinismo.

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