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ACRI – Con una “faccia un po’ così” e una voce straordinariamente profonda, grazie al talent “The voice of Italy”, ha conquistato le simpatie di un’intera nazione. Fabio Curto è originario di Acri. Ha abbandonato la sua città per frequentare l’Università, a Bologna. Si è laureato, ha messo in tasca “il pezzo di carta” e ha vissuto, da artista di strada, ramingo per diversi mesi nell’Europa dell’Est, per poi tornare e decidere che la musica era quello che voleva fare.

Con che spirito stai vivendo questa esperienza a The Voice?

«La affronto con una grande tenacia. Cerco di raccogliere il meglio, per potermi migliorare e lo faccio con un approccio molto umile. Voglio imparare, ma senza strafare».

Chi ti conosce non può non notare il contrasto che c’è tra la tua natura, di spirito libero, e quella di un talent show…

«Questo è stato il compromesso più duro di questa avventura. Sapevo che ci sarebbero state regole da rispettare, ma non sapevo quali. In un certo senso, è stato un salto nel vuoto, ma del resto non più duro di altri che ho fatto in passato. In ogni caso, sono riuscito ad adattarmi».

Finita l’Università, hai deciso di viaggiare nell’Europa dell’Est e in questa dimensione on the road è arrivata l’illuminazione: non la laurea, ma la musica era la tua strada.

«Sicuramente. Ho acquistato il biglietto d’aereo in un giorno grigio, uno di quei giorni in cui fai qualcosa che sembrerebbe non avere senso. Nell’Est Europa ho scoperto un mondo nuovo, fatto di semplicità. Fortunatamente ho vissuto uno straordinario spaccato di esistenza, a contatto con gli artisti di strada, suonando lungo le rive dei fiumi e imparando a dare il meglio. Sembra banale, ma qui ho capito cosa volessi fare».

Nel dietro le quinte di “The voice of Italy”, hai intonato, a cappella, con tuo padre Elio, che del gruppo fa parte, un pezzo dei Cantannu Cuntu, facendo vibrare molti cuori acresi. Quanto è stata importante la sua figura nel tuo cammino artistico?

«Tanto nello sviluppo della mia sensibilità. Da mio padre ho imparato a meravigliarmi davanti alle più semplici manifestazioni della natura. E questo non ha prezzo».

Cosa ti porti dietro della tua terra?

«Acri ha forgiato il mio animo guerriero, perché in quello che facevo non avevo sostegno. Del resto, è un destino comune a tanti giovani che vivono in Calabria».

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