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La storia di Lea Garofalo: su Rai 1 il coraggio
di dire no alla violenza e alla 'ndrangheta

Calabria

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CROTONE - A sedici anni esatti dalla scomparsa di Lega Garofalo, andrà in onda su Rai 1 il film ispirato alla storia della coraggiosa calabrese. La proiezione in anteprima della fiction del regista Marco Tullio Giordana è stata trasmessa oggi a Roma, alla presenza di numerose autorità.

Tra queste c'era anche la presidente della Camera dei Deputati, Laura Boldrini, che ha sottolineato il significato della fiction: «Occorre rifiutare ogni forma di violenza, quella della criminalità organizzata, come quella del terrorismo, e allo stesso tempo le donne vittime di femminicidio non devono sentirsi sole perché - ha detto - anche questi sono crimini contro l'umanità e non di genere. Occorre sempre dire "no" alla violenza: anche quando un giovane si sente solo, disperato non può pensare che possa rappresentare l’alternativa perché ribellarsi anche quando si vive in certi contesti è possibile. La storia di Lea Garofalo e di sua figlia Denise, che con il loro coraggio hanno saputo dire no a tutto questo, ce lo dimostrano».

LA SENTENZA DI CONDANNA PER IL MARITO

La fiction sulla storia di Lea andrà in onda stasera, in prima serata, su Rai1. La proiezione dell'anteprima è stata, invece, organizzata da Libera al cinema Barberini di Roma per gli studenti, arrivati da licei di varie zone d’Italia, tra cui Roma, Modena, Milano, Crotone, Petilia Policastro. Presenti, oltre al regista, il dg Rai Antonio Campo Dall’Orto e don Luigi Ciotti.

Il film è ispirato alla storia vera di Lea Garofalo (interpretata da Vanessa Scalera), a 16 anni esatti dalla sua scomparsa, e si basa su materiali di inchiesta e sulle sentenze dei processi che hanno condannato all’ergastolo Carlo Cosco e suoi complici. Oggi la figlia Denise vive in regime di protezione.

«Sono felice che la Rai e Marco Tullio Giordana con il suo talento abbiano deciso di promuovere un progetto di così alto significato», ha sottolineato la presidente della Camera. Boldrini ha ricordato ai giovani in platea di aver incontrato la figlia di Lea, Denis,e in più occasioni l’ultima quando la Cassazione ha confermato la condanna dei responsabili.

«Lea è stata uccisa perché si era ribellata», spiega Boldrini. «Denise è una donna in gamba, coraggiosa, porta con sé il peso e l'eredità della madre che ha avuto il coraggio di denunciare suo padre. Ha perso i suoi affetti, la mamma, il padre, gli zii, il fidanzato, è rimasta sola, ma è andata avanti in nome della dignità e della verità. Lea è stata uccisa due volte, vittima di femminicidio e della 'ndrangheta». Denise ha cambiato identità, ha cambiato vita, ha riconquistato un futuro difficile ma lontano dal baratro dell’omertà e delle mafie.

Il dg Rai Antonio Campo dall’Orto sulla miniserie di Marco Tullio Giordana rileva: «Ho sempre pensato che la tv debba avere degli stimoli ricchi di significato, e mai come in questo caso trovo che questo abbia un senso. Lea ha un linguaggio comune che tocca temi che si rivolgono a un pubblico giovane. Questo è fare servizio pubblico».

Il regista Marco Tullio Giordana, rivolgendosi al pubblico in sala, ha detto di essere «molto emozionato: in genere quando realizzi un prodotto televisivo non sai chi ti guarda a casa, invece oggi voi ragazzi siete il mio pubblico ideale: siete tutti giovani, e sicuramente tutti migliori di noi, spero che anche Denise si identifichi con voi. L'Italia non è dominata solo dalla criminalità, questo grazie a voi che fate la differenza! Portare la storia di Lea e di Denise in tv - conclude il regista dei Cento passi e della  Meglio gioventù - perché è una storia che merita di essere tramandata».

Anche don Luigi Ciotti si è soffermato sul significato del film: «È con grande commozione che vogliamo vivere con voi, che venite da ogni parte d’Italia, la storia di Lea Garofalo e di Denise, e non dimenticare il coraggio di tante donne che per l’amore viscerale verso i propri figli vogliono dire basta, basta, basta alla cultura mafiosa. Sono donne che si ribellano, e la storia di Lea ha già graffiato la coscienza di tanti». 

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