X
<
>

Gabriele Mainetti in Sila

Tempo di lettura 3 Minuti

Una lavorazione lunga e travagliata, poi lo stop della pandemia quando il film era pronto per le sale. Ma i continui rinvii dell’uscita hanno fatto guadagnare a “Freaks Out” il concorso alla Mostra del cinema di Venezia. Stasera la proiezione ufficiale del film di Gabriele Mainetti girato in parte in Calabria e sostenuto dalla Film commission regionale, che è uno dei titoli più attesi al Lido. In conferenza stampa con il regista tutto il cast (Claudio Santamaria, Pietro Castellitto, Franz Rogowski, Aurora Giovinazzo, Max Mazzotta e Giorgio Tirabassi), il co-sceneggiatore e autore del soggetto Nicola Guaglianone e i produttori Paolo Del Brocco e Andrea Occhipinti.

«Il titolo – spiega Mainetti – è un riferimento al significato inglese, che vuol dire impazzire, come capita al protagonista, ma allude anche al gergo usato per indicare una deformità molto evidente. Quando saranno privati del circo, che era loro bolla protettiva, i personaggi dovranno uscire nel mondo ed affrontare questa diversità in mezzo agli altri».

Mix di generi e personaggi derelitti ed eroici

La storia si svolge negli anni Quaranta in una Roma oppressa dalla dittatura. Anche qui, come in “Jeeg Robot”, ci sono derelitti e antieroi che compiono imprese straordinarie, gettandosi nella missione di salvatori dell’umanità. Dice Claudio Santamaria: «Nel film si fondono molti generi, dalla commedia alla fantascienza, ma non abbiamo mai voluto essere caricature. Ad esempio il mio Fulvio è un uomo rimasto rinchiuso dieci anni ma profondamente colto, parla in modo raffinato e ha modi eleganti. Per prepararmi leggevo il Conte di Montecristo, un volumetto che ho trovato in un mercatino e portavo sempre con me sul set per entrare in quel tipo di atmosfera».

Aggiunge Mainetti: «All’inizio i personaggi sono un’armata Brancaleone allo sbaraglio. Idiosincratici, paurosi e arrabbiati, dovranno evolversi e combattere con i propri demoni interiori prima di scoprire i superpoteri che li renderanno eroici».

Aurora Giovinazzo, unica donna della storia, sottolinea la delicatezza del proprio personaggio, «ragazzina capace di tener testa a una compagnia di maschi rozzi» e Mainetti ne conferma la centralità nella trama: «L’elemento femminile era importante anche in “Jeeg”, dove Alessia con il suo sguardo centrale trovava posività e bontà nel suo uomo, che fondamentalmente era un balordo, trasformandolo per sempre. Qui c’è Matilde, dapprima bambina dipendente dal grembo materno rappresentato dal circo, indifesa e alla ricerca del padre. Ma poi diventa un angelo tremendo e nel finale ci illumina tutti con la sua luminosa identità di donna libera».

Ogni ruolo è stato una ricerca esistenziale per i singoli attori. Franz Rogowski aggiunge: «In realtà non mi sono affidato al copione. Il mio personaggio non era lì, l’ho trovato dentro di me, è emerso come parte della mia stessa natura umana».

Il 28 ottobre il film sostenuto da Calabria Film Commission arriva nelle sale

Importante lo sforzo produttivo del film, che si potrà vedere nelle sale dal 28 ottobre. Del Brocco e Occhipinti lo definiscono uno spartiacque nel panorama cinematografico italiano per la scelta di utilizzare generi diversi e l’ambizione di kolossal.

«Finalmente – spiega Occhipinti – un vero film d’azione per dimostrare che non sanno farli solo gli americani».

Un film che parla di tirannide e libertà con suggestioni molto forti nell’attuale periodo – per questo nell’anteprima per la stampa ha colpito emotivamente. Storia e cicli di umanità che al cinema finiscono nell’eterna battaglia tra Bene e Male. Come dichiara Guaglianone: «A contrapporsi ci sono i freaks, mostri che agiscono come esseri umani, e i nazisti, uomini che agirono come mostri».

COPYRIGHT
Il Quotidiano del Sud © - RIPRODUZIONE RISERVATA