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Fallimento dell'Us Catanzaro
Per la Cassazione non c'è reato

Calabria

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CATANZARO – La Corte di Cassazione ha ritenuto insussistente il "fatto reato" relativamente alla vicenda dell’inchiesta sul fallimento dell’Us Catanzaro 1929. La Suprema Corte si è pronunciata sul sequestro delle somme che sono già state dissequestrate dal tribunale della libertà di Catanzaro. Intanto è proseguita l’udienza preliminare nei confronti delle sei persone, tutti ex amministratori della società di Calcio Us Catanzaro, dichiarata fallita il 15 giugno 2007. Stamane sono proseguiti gli interventi dei difensori e successivamente l’udienza è stata aggiornata al 9 maggio prossimo, quando il giudice Maria Rosaria Di Girolamo deciderà sulla richiesta di rinvio a giudizio avanzata dalla Procura della Repubblica. Nell’inchiesta sul fallimento dell’Us Catanzaro sono indagati Claudio Parente, imprenditore e attuale consigliere regionale; Massimo Poggi, imprenditore; Gerardo Carvelli, avvocato; Bernardo Colao, imprenditore; Giuseppe Ierace, commercialista, e Domenico Cavallaro, consulente d’azienda. I sei sono accusati, a vario titolo, di bancarotta fraudolenta e truffa ai danni dello Stato. Le indagini del Nucleo di polizia tributaria della guardia di finanza sono partite da una verifica fiscale avviata per gli anni 2006 e 2007. L’ispezione, secondo l’accusa, aveva evidenziato alcune irregolarità nella gestione societaria che avrebbero portato al fallimento. L’accusa sostiene anche che ci sarebbe stata l’indebita percezione di circa 3,5 milioni di euro erogati dalla Lega Calcio e di circa 500 mila euro liquidati dalla Provincia di Catanzaro

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