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Si qualificano come poliziotti di Vibo ed entrano allo stadio

Indagini sull'incursione nel "Ceravolo" di Catanzaro

Calabria
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Lo stadio "Ceravolo" di Catanzaro
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CATANZARO - In quattro a bordo di un’Alfa Romeo. «Siamo poliziotti della Questura di Vibo». E loro, gli addetti alla sicurezza di turno all’ingresso dello stadio Ceravolo, non esitano ad aprire i cancelli. Sulla fiducia. Senza neanche bisogno di vedere un tesserino. Ad avere meno fiducia sono però i poliziotti della Digos impegnati nel servizio d’ordine in occasione della partita casalinga contro la Cavese valevole per il campionato di serie C.

Così gli basta lanciare un occhio per capire che qualcosa non quadra. Di poliziotti, infatti, in quell’auto neanche l’ombra. Anzi, per essere più precisi, nel momento di raggiungerli, neanche di due dei quattro occupanti del mezzo c’è più l’ombra. E se uno dei fuggitivi viene rintracciato nell’immediatezza all’interno di uno dei bagni adiacenti al settore curva Ovest, è del quarto uomo che, ad oggi, non c’è ancora traccia.

Eppure loro, gli addetti alla sicurezza, lo hanno visto. E, nel momento di essere sentiti in Questura come “persone informate sui fatti”, lo hanno confermato.

A bordo di quell’auto c’erano quattro uomini, che i successivi accertamenti investigativi accerteranno provenienti dalla provincia di Crotone. Quattro giovani tifosi restii a pagare il biglietto? Questo lo diranno solo le indagini già avviate dalla polizia, che sicuramente avranno già acquisito le immagini racchiuse nelle telecamere della videosorveglianza non solo installate dentro e fuori lo stadio, ma anche in diversi punti della città, al fine di ricostruire tutti i movimenti precedenti all’intrusione non autorizzata, all’interno dello stadio Ceravolo, lo scorso 2 dicembre.

Intrusione avvenuta dal lato curva Ovest. Lì, dove, tuttavia, non avevano messo in conto il servizio d’ordine della Questura, che non gli ha lasciato scampo. La posizione dei tre giovani già identificati è adesso al vaglio della Procura. Un fascicolo è stato aperto dal magistrato di turno per verificare l’eventuale commissione di reati da contestargli. Parallelamente, invece, è nell’ambito della società di calcio che stanno procedendo verifiche di altro genere, finalizzate a chiarire l’operato degli stewart che, senza remore, hanno permesso l’ingresso ai quattro uomini, in un momento storico in cui, al contrario, le misure di sicurezza dovrebbero essere portate al massimo livello, al fine di scongiurare gesti estremi che possano mettere in serio pericolo gli spettatori presenti sugli spalti.

Sono tanti, dunque, gli interrogativi lasciati aperti dall’episodio avvenuto il 2 dicembre. I più inquietanti vanno a gettare ombre sull’intero sistema di vigilanza messo in atto in occasione delle partite di calcio. Fermo restando, infatti, l’errore commesso degli addetti alla sicurezza incaricati dalla società di calcio (ultimo anello della catena), resta da capire come un’auto di grossa cilindrata possa avere raggiunto con tanta facilità l’ingresso dello stadio Ceravolo, nonostante lo spiegamento massiccio di forze dell’ordine disposte puntualmente lungo tutto il perimetro interessato dall’arrivo dei tifosi ospiti, con strade chiuse e tanto di vigili urbani impegnati a bloccare il transito, proprio al fine di scongiurare il pericolo di “incontri ravvicinati”.

Un sistema di sicurezza che, tuttavia, almeno in questo caso ha fatto terribilmente cilecca, nonostante le direttive del prefetto di Catanzaro, Francesca Ferrandino, circa l’esigenza di tenere la guardia sempre più alta. A chi di dovere, individuare la falla. A noi il compito di raccontare i fatti.

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