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LA stagione non è ancora terminata, perché c’è la Reggiomediterranea impegnata nella fase nazionale degli spareggi per salire in Serie D. È arrivato, però, il momento dei giudizi per il torneo di Eccellenza e il quadro può essere completo. Come vedremo, per il voto che abbiamo attribuito alla formazione reggina, l’eventuale e auspicata promozione cambierebbe veramente poco. Ecco, allora, per ogni squadra che ha partecipato all’edizione 2021/22 dell’Eccellenza, il giudizio con tanto di voto conclusivo. L’ordine delle squadre è in base alla classifica finale. Qui di seguito passiamo in rassegna le prime otto della graduatoria.

LOCRI  10

Doveva vincere ed ha vinto, anzi ha stravinto, dominando il campionato dall’inizio alla fine. Il triplete ha reso straordinaria la sua stagione, nella quale è mancato il pokerissimo dopo l’eliminazione dalla fase nazionale della Coppa Italia, per mano del Barletta, poi vincitore della manifestazione. Renato Mancini aveva due squadre, praticamente, a disposizione, ed ha saputo gestire il gruppo alla grande, ricorrendo spesso alle sostituzioni. E chi è entrato in campo ha dato le stesse risposte di chi è uscito. Non a caso 12 gol sono arrivati dai panchinari. In questi casi, quando hai un organico ricco di stelle, devi essere un ottimo gestore, e ci siamo, ma la squadra devi anche saperla far giocare, altrimenti con le figurine si fanno solo figuracce. Ebbene, il Locri targato Mancini, ovunque e con chiunque ha fatto la sua ottima figura, dimostrando di avere gioco e idee, con un’identità ben precisa: non a caso, ha vinto a prescindere dagli interpreti.  Il presidente Mollica ha consentito allo staff tecnico (che ha assistito degnamente Mancini) ed alla squadra di dover badare solo al campo ed all’avversario. Un trionfo programmato adeguatamente, tanto da non dover intervenire nel mercato di riparazione. Il triplete è stato praticamente naturale, ma dietro c’è stato tanto, tantissimo lavoro.

REGGIOMEDITERRANEA 9,5

Ha offerto un calcio sbarazzino e piacevole a vedersi. La colonia argentina ha dato una mano ad una squadra dall’età media molto bassa, tanto da aver conquistato il primo posto nel progetto di valorizzazione dei giovani. Un merito in più per il club e per il tecnico Peppe Misiti, fra l’altro in grado di uscire bene da un paio di situazioni difficili, compresa l’ultima, con quei 4 ko consecutivi verso la fine del torneo. Ha perso un bomber come Padin strada facendo, ma si sono responsabilizzati tutti gli altri. Ha mandato tre calciatori in doppia cifra e la doppia vittoria nei play off ha alzato inevitabilmente la votazione finale. Dovesse farcela agli spareggi (come tutti auspichiamo, anche se sarà durissima) arriverebbe anche quel mezzo voto che manca per ottenere il massimo. Al di là di tutto quel che verrà, il giudizio rimane ovviamente positivo. E di questo va dato merito anche al club, per la seconda volta in grado di portare Reggio agli spareggi nazionali. Un vero peccato che questa realtà sia seguita pochissimo. In altri centri farebbero carte false pur di avere questa società e questa squadra. Misteri del calcio!

PAOLANA 8,5

Nei programmi estivi avrebbe dovuto contendere al Locri lo scettro per la promozione diretta. E sul campo ha conquistato quattro punti contro la capolista. Ma a torneo in corso ha perso terreno dalla vetta, ha cambiato allenatore e sono andati via alcuni pezzi pregiati dell’organico. Con Fanello in panchina un solo ko in 17 gare, prima della doppia sconfitta nelle giornate conclusive. Negli undici ci siamo: la squadra era forte, ma sono mancati i ricambi e quindi ci si è dovuti arrangiare. Al solito ha trovato in Angotti un bomber micidiale, capace di risolvere diverse partite e di spostare gli equilibri come pochi. Dall’anno della promozione in D (2005/06) il 3° posto ottenuto in questa stagione è stato il migliore risultato ottenuto in Eccellenza. Al patron Gualtieri il merito di aver riportato in alto questi colori, investendo un bel po’, ma per ottenere determinati traguardi servono ulteriori passi in avanti, soprattutto dal punto di vista organizzativo. È uscita ai play off perdendo in casa con la Morrone, ma una gara, per quanto di spareggio, non può essere indicativa per giudicare una stagione tutto sommato positiva. Danilo Fanello ha fatto il massimo possibile in un contesto difficile.

MORRONE 9,5

È un progetto che piace, quello del club cosentino, e che parte da lontano. Paradossalmente, l’aver conquistato la finale play off, cosa che rimane un risultato eccellente, è l’aspetto che conta di meno. Sono anni che la Morrone disputa tornei di vertice e, soprattutto, dedica attenzione ai giovani e al prodotto locale. Lo dimostrano i risultati ottenuti con tutte le squadre giovanile e l’impiego massiccio di ragazzi cresciuti in casa. Quella fusione con la Popilbianco ha rappresentato un altro passo in avanti di un sodalizio che andrebbe preso ad esempio e che ha la capacità di saper scegliere le figure giuste per allenare le proprie squadre.

 In tutto questo c’è la mano di Paolo Infusino, che ha saputo dare alla sua formazione un gioco vivace e sbarazzino, senza fare calcoli: non a caso in 11 gare ha segnato almeno tre reti. Ha lavorato sullo stesso gruppo dall’inizio alla fine: 25 i calciatori utilizzati dalla Morrone, con 11 atleti ad aver totalizzato almeno 26 presenze. Fra questi ovviamente c’è Alfredo Trombino: stagione magica per lui e record di Fiorino, che resisteva da ben 28 anni, abbattuto con ben 34 reti. Ma se il bomber ha fatto la differenza, allora bisogna dare ugual merito a tutto il gruppo, nel quale fra i tanti, spicca la crescita del giovane figlio d’arte Giuseppe Tuoto, classe 2004. Annata da incorniciare per tutti.

ACRI 8

 La finale in Coppa Italia e il 5° posto in campionato, con accesso ai play off, dicono che praticamente i rossoneri sono arrivati in fondo, o quasi, ad ogni manifestazione. Cambiato a sorpresa allenatore dopo poche giornate, ha stentato a ingranare la marcia giusta, tanto che per vincere almeno due gare di fila ha dovuto attendere la fine dell’andata e l’avvio del ritorno. Ed è da gennaio in poi che si è visto il vero Acri, tanto che nella seconda metà del torneo, soltanto il Locri (35) ha fatto più punti dei cosentini (28). Sempre nel girone di ritorno ha iniziato a vincere in trasferta, a dimostrazione, pertanto, di un percorso di crescita frutto del lavoro sul campo di mister Pascuzzo, capace di dare una ben precisa idea di gioco alla propria squadra.

Ha agguantato i play off in extremis. Per l’organico che aveva poteva anche fare qualcosa in più, ma rimane una stagione più che buona, con Crispino leader e trascinatore.

SERSALE 7,5

 Soltanto da metà campionato ha avuto a disposizione il bomber dalla doppia cifra (Russo). L’altro lo ha perduto dopo quattro gare e ci si è dovuti arrangiare. Paradossalmente, proprio nel primo terzo di campionato, ha fatto meglio, con il secondo posto distante solo tre punti e una imbattibilità lunga ben 622 minuti. Poteva e doveva fare di più in trasferta (con 13 punti è suo il 3° peggior rendimento esterno del torneo), ma allo stesso tempo con 34 punti al Ferrarizzi è stata la squadra che ha fatto più punti in casa (34) dopo il Locri.

Organico dignitoso, ma contato, dal quale Giuseppe Saladino al solito ha saputo tirare fuori il meglio, sia dagli over, sia dagli under. Il trainer lametino ha saputo trovare risorse alternative, perché nel momento in cui utilizzi 28 calciatori (compresi due portieri e un paio di under con una presenza ciascuno) e ne mandi a segno 16, allora significa che c’è un evidente lavoro sul campo.

Nel girone di ritorno ha fatto un punto in più rispetto all’andata, ma è mancata quella costanza di rendimento per centrare l’obiettivo dei play off, anche se a conti fatti il 5° posto è sfuggito anche perché all’ultima giornata, su un altro campo, è finita a “tarallucci e vino”. Ma tutto fa parte del sistema, sia chiaro. Quel punto in meno nulla cancella sul fatto di aver disputato una stagione positiva (verrebbe da dire in tutti i sensi, visto che i giallorossi hanno dovuto fare i conti anche con il covid!). Resta il fatto che, a parte qualche colpo a vuoto, ci si è sempre divertiti a veder giocare il Sersale. Saladino era e rimane una garanzia.

SCALEA 7,5

È rimasto fuori dai play off per un punto. Magari proprio per quel rigore fallito alla terzultima con il Soriano. Dopo una fase di assestamento (5 punti nelle prime sei giornate), ha saputo rialzarsi, tanto da chiudere l’andata a -2 dai play off. Nel girone di ritorno, invece, ha proprio viaggiato a ritmo di spareggi, con il 5° miglior rendimento. Ha cambiato tanti uomini (39 calciatori utilizzati), ma ha sempre mostrato di essere una squadra tosta da superare, ben messa in campo e compatta. Non a caso in metà delle gare disputate non ha incassato alcuna rete. Anzi, nel girone di ritorno, fra le mura amiche solo il Locri ha saputo colpire i tirrenici, che in generale, in casa, hanno terminato la stagione con la migliore difesa del torneo (appena 6 gol subiti).

Saverio Gregorace ha avuto un centravanti decisivo soltanto nella seconda parte del torneo (Caruso). La partenza di Angotti si è fatta sentire, ma la società ha fatto altre scelte e non è detto che siano state sbagliate, perché alla fine per un solo punto non si è centrato l’accesso ai play off. Il tecnico si è quindi dovuto arrangiare e vi è riuscito al meglio, visto che ha mandato a segno in totale 17 calciatori. È stata la squadra ad aver subito più rigori (13).

BOCA NUOVA MELITO 7

Una stagione da dividere in due. Pessima nelle prime dieci giornate (voto 4, come i punti conquistati), da incorniciare il resto, dopo il cambio di allenatore. Saviano ha pagato, anche, per colpe non sue. Dopo la rivisitazione dell’organico, la riduzione del budget, l’impiego ancora più corposo di under e la possibilità di migliorare atleticamente con un eccellente professionista qual è Rodà, la squadra ha risalito la china, passando dal 16° all’8° posto, vincendo a Paola e in casa della Morrone, per esempio, battendo la Reggiomed e dimostrando compattezza, carattere, nerbo e anche propositività, perché le vittorie sono arrivate anche giocando in una certa maniera.

In tutto questo c’è, evidente, la mano di Pippo Laface e sbaglia chi lo definisce soltanto un motivatore. Al di là degli eccessi del carattere (anzi, adesso è oro rispetto a venti anni addietro!) il tecnico di Melito Porto Salvo è un fine stratega e quella di quest’anno rimane una delle imprese più belle di una ricca carriera. Sarà solo un caso che non sia mai retrocesso? Con lui la squadra non ha mai perduto in casa ed è andata a vincere 4 volte in trasferta.

GALLICO CATONA 6

 Un torneo di alti e bassi in una stagione nella quale si pensava di far salire l’asticella delle proprie ambizioni. La squadra è apparsa piatta, tanto da far bene, curiosamente, solo in occasione della “scossa” dettata dal doppio cambio di allenatore. Eppure i nomi nella rosa erano di un certo peso. Con Iannì è arrivata a -2 dai play off, salvo poi precipitare (1 punto in cinque gare). Con il “Giovinazzo bis” ha totalizzato 16 punti in 7 match, salvo poi concludere con l’affanno. Dal punto di vista della personalità ci si attendeva molto di più.

Ha sicuramente pesato l’assenza di un bomber, anche se ha trovato gol pesanti in Lorenzo Infusino, classe 2001, Bonadio e Lancia. Sono stati lanciati alcuni under 19, che fra l’altro hanno conquistato la finale di categoria (Sofrà e Scaramuzzino su tutti). In campo ha alternato prove di rilievo a prestazioni da dimenticare. Alla fine è arrivata la salvezza, ma si doveva e si poteva fare molto di più.

SORIANO 8,5

In pochi avrebbero mai scommesso sul Soriano semifinalista di coppa e salvo con un certo anticipo. Ancora meno avrebbero mai pensato di poter rivolgere un plauso alle scelte del direttore sportivo Francesco Ramondino e al lavoro svolto dal tecnico Francesco Marasco. Gente seria, persone perbene. Entrambi competenti e vogliosi di emergere, Marasco e Ramondino hanno regalato al Soriano una delle sue migliori stagioni, con un budget risicato e inferiore di gran lunga a quelli passati. In campo tanti giovani, calciatori presi dalle categorie minori (fra questi Peppe Cannitello, arrivato in doppia cifra), elementi sui quali altri avevano deciso che non era il caso di puntare. Il gruppo amalgamato ha dato risposte su ogni campo e contro ogni avversario, offrendo prestazioni significative: il fatto di giocare sul sintetico a Vibo Marina è stato di grande aiuto. Ci si è spesso divertiti a veder giocare questa squadra.

Inesperienza ed errori in parte giustificabili hanno impedito di conquistare almeno sette, otto punti in più, ampiamente alla portata. Dopo aver chiuso l’andata a -1 dai play off, ha mollato nel ritorno, quando ha capito che per la salvezza, obiettivo stagionale, era ormai fatta. È stata scritta una bella pagina di calcio, considerando i mezzi a disposizione.

GIOIOSA JONICA 6,5

Torneo di sofferenza. Il primo, vero, campionato di Eccellenza affrontato da matricola da parte di una società numerosa, passionale, corretta, con il senso dell’accoglienza e dell’ospitalità. Costretto ancora una volta a dover giocare altrove, il club biancorosso ha cambiato allenatore dopo una fase iniziale balbettante. Una volta in panchina, Umberto Scorrano ha cercato di rimettere le cose a posto, tanto che ad un certo punto, essendo arrivati a -1 dai play off, si poteva anche sognare in grande, per quanto l’obiettivo dichiarato sia sempre stato la permanenza in categoria.

Qualche defezione in attacco unita a problemi di varia natura, hanno dato vita ad una crisi di risultati (2 punti in otto giornate), superata in extremis con quei sette punti in tre gare utili appunto per salvarsi. È mancato il bomber: Manzano out dopo 18 giornate, Bargas a disposizione sono per tredici partite. Ci si è arrangiati per come si è potuto (29 i gol fatti) e la presenza di Scorrano ha aiutato sicuramente il club a crescere e a migliorare. La forza del Gioiosa rimane comunque la dirigenza: ma la squadra deve tornare a giocare sul proprio campo: non a caso ha fatto meglio in trasferta (21 punti) che in casa (16). Alla fine, sia pur soffrendo un po’ troppo, ha comunque ottenuto quello che era l’obiettivo programmato in estate.

STILOMONASTERACE 6

Se l’obiettivo della dirigenza, per come dichiarato nel momento in cui si è cambiato tecnico, era quello dei play off, allora siamo dinanzi ad un fallimento. Se, invece, cosa più verosimile, si doveva mantenere la categoria, allora l’obiettivo è stato centrato con largo anticipo: le ultime tre sconfitte non fanno testo, perché la squadra si era praticamente salvata alla 27ª. Ha cambiato allenatore alla 9ª giornata, quando era 7° a -3 dai play off. Incomprensibile la scelta di esonerare Logozzo, che aveva perduto tre gare: a Soriano (con rigore sbagliato allo scadere) e poi con Reggiomed e Morrone, poi finaliste nei play off. Sul campo la formazione gialloblù aveva destato una discreta impressione, al netto di due ko interni pesanti.

Arrivato Caridi, c’è voluto del tempo per far recepire al gruppo il proprio metodo di lavoro (4 punti nelle prime sei gare della sua gestione). Con 20 punti nelle successive 11 giornate, lo Stilomonasterace era arrivato a -4 dai play off e se si esclude la sbandata contro lo Scalea (0-5), la squadra ha, in questa fase, mostrato compattezza e ordine. Per il futuro serve maggiore chiarezza a livello societario, cosa probabilmente normale dopo la fusione e quindi una stagione di assestamento.

COTRONEI CACCURI 4,5

È stato costretto ai play out per la classifica avulsa negativa ed ha perduto lo spareggio salvezza in casa. Si retrocede con una vera e propria banda del buco: 58 reti al passivo, a fronte di un atteggiamento comunque propositivo (48 gol fatti), segno che in panchina non si è saputo dare il giusto equilibrio alla squadra. Appena 4 pareggi, a fronte di 11 vittorie e di 15 ko confermano questo atteggiamento, che ha pagato nella prima fase, salvo poi andare incontro ad una crisi di risultati da far paura: 7 punti in 14 gare, fra la 10ª e la 23ª.

Con cinque vittorie nelle ultime sette sfide ha provato a salvarsi direttamente e la vittoria di Isola lasciava ben sperare, ma sette giorni dopo, con lo stesso avversario, ma in casa, si è fatto sorprendere, perdendo la categoria. Peccato, perché dopo la fusione fra le due realtà, si pensava di poter far bene. Non vi è stata serenità anche a livello di organico: 39 i calciatori utilizzati. Stagione fallimentare sotto tutti i punti di vista.

ISOLA CAPO RIZZUTO 5,5

Ha rischiato di non iscriversi ed è partita, grazie ad una dirigenza giovane, con una squadra inadeguata per la categoria e a pagarne le conseguenze è stato Zangari, dopo aver fatto un punto in sette giornate. Arrivato Parentela, e con una rivisitazione generale dell’organico, ecco l’atteso cambio di passo. Un solo ko in 11 turni, ma soprattutto squadra di ferro, difficile da superare, in grado di mettere in difficoltà chiunque. Alla 18ª, dopo una prepotente risalita, era addirittura fuori dai play out.

Poi il buio. Un calo inatteso, con appena 7 punti presi in 9 giornate, tanto da costringere il tecnico a fare un passo indietro. Le dimissioni di Parentela hanno comportato l’arrivo di Enzo Leone, al quale non è rimasto altro che giocarsi tutto in una partita, quella di play out, vinta in trasferta. Salvezza ottenuta e per questo va fatto un plauso a tutto il gruppo, ma non si può ridurre il giudizio ad un solo confronto, se poi nel corso della stagione hai vinto appena 7 partite, con 8 ko in casa e giusto 23 reti all’attivo. È anche da dire che, dopo Locri e Paolana, è la squadra che ha perduto di meno in trasferta, dove ha la terza miglior difesa (19) e il 2° peggior attacco (10). Numeri strani, ma anche significativi di una stagione complicata, nella quale ha schierato 46 calciatori. Un eccessivo viavai. Ma gli errori compiuti quest’anno saranno sicuramente utili per non commetterne in futuro.

BOVALINESE 4

L’iscrizione al campionato è stata un miracolo o quasi. Ha dovuto giocare altrove, andando incontro a disagi e problemi vari. Affidandosi in larga parte a calciatori stranieri e alle mani di Maurizio Panarello, la partenza è stata incoraggiante. Ad un terzo del torneo era fuori dai play out. Giusto qualche imbarcata, ma squadra comunque viva. Ad un certo punto è iniziato a mancare qualcosa: un punto in sette giornate, con 6 ko tutti per 0-1. Magari un bomber a disposizione avrebbe colmato qualche lacuna, perché spesso le gare sono state decise da episodi. Anche un pizzico di esperienza in più sarebbe servita per portare a casa quantomeno un pari che sarebbe stato utile e, a vedere le gare, anche meritato.

Via Panarello, la svolta non è arrivata. Giusto qualche timido segnale, ma nulla più. Con 9 ko nelle ultime 12 giornate, neanche l’aggancio ai play out è riuscito in una stagione travagliata, nella quale sono stati utilizzati 41 calciatori. Alla società il compito di ripartire dalla Promozione stavolta con una programmazione mirata e anticipata, sperando di poter al più presto giocare sul proprio campo, ma reso degno di tal nome.

ROCCELLA 1,5

Un disastro totale. Bastano solo alcuni numeri per descrivere un’altra stagione fallimentare, paradossale, a volte anche ridicola. Due retrocessioni di fila, con 30 punti fatti in 64 gare di campionato. Appena 7 vittorie e 9 pareggi a fronte di 48 sconfitte, con 35 reti fatte e 137 subite (una media di due gol incassati a partita). E non solo: 61 calciatori utilizzati l’anno scorso in D (record del torneo) e 57 quest’anno in Eccellenza (primato anche questo). Praticamente a Roccella hanno inventato il “mercato open”. Sono andati a prendere giovani da fuori, quando storicamente il territorio ha permesso di avere discrete risorse. Per non parlare della “vicenda Tarozzi” con annessi e connessi. La domanda principale, da rivolgere alla dirigenza, è la seguente: ha senso fare calcio in questa maniera? Una volta Roccella era una piazza ambita e con una oculatezza gestionale da fare invidia al professionismo.

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