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Dieci anni di GAL terre vibonesi ripercorsi attraverso quattro temi e una provincia che si mette al lavoro sul proprio futuro


Il 15 e 16 ottobre 2026 Villa Klopè, a Francavilla Angitola, ospita la prima edizione del Festival Terre Vibonesi. Due giornate costruite attorno agli assi permanenti Terre che producono, Terre che accolgono, Terre che si raccontano, Terre che restano, con i Cantieri di Futuro chiamati a consegnare priorità e proposte.

VIBO VALENTIA · Mancano poche settimane alla prima edizione del Festival Terre Vibonesi, la piattaforma di confronto e progettazione territoriale promossa dal GAL Terre Vibonesi nel suo decennale. Il 15 e 16 ottobre 2026, a Villa Klopè, istituzioni, imprese, comunità, giovani e competenze nazionali si incontrano per trasformare esperienze e identità in una visione condivisa di futuro. Il titolo scelto, Terre che generano futuro, dice già l’intenzione con cui un anniversario diventa un appuntamento di lavoro.

Un format che esce dalla logica del convegno

Il percorso delle due giornate è lineare. Quattro assi tematici generano altrettanti dialoghi guidati, che confluiscono nei Cantieri di Futuro, tavoli di lavoro chiamati a consegnare priorità, proposte e idee progettuali da approfondire. Gli esiti passano da una restituzione pubblica e da un documento finale. La prima giornata è dedicata al bilancio del decennio e ai dialoghi, la seconda al lavoro nei Cantieri e al lancio dell’edizione 2027, poiché il Festival nasce come appuntamento annuale. Anche il mese ha un suo peso. Ottobre chiude la stagione turistica estiva e apre quella della destagionalizzazione, coincide con la vendemmia e la raccolta delle olive ed è il momento in cui enti e imprese cominciano a programmare l’anno successivo.

I quattro assi disegnano l’intero perimetro della sfida vibonese:

  • Terre che producono affronta il nodo del valore, dall’agricoltura alle filiere fino alla qualità certificata e all’innovazione, con una domanda di fondo su quanta parte della ricchezza prodotta rimanga nel Vibonese.
  • Terre che accolgono sposta lo sguardo dai luoghi alle esperienze, fra ruralità, borghi e nuove forme di turismo, e si interroga su come mettere in rete cammini, aziende e strutture ricettive fuori dalla sola stagione balneare.
  • Terre che si raccontano mette a fuoco identità, cultura e reputazione, perché il modo in cui un’area viene narrata incide sulla sua economia quanto la qualità dei suoi prodotti.
  • Terre che restano riguarda la scelta più difficile, quella di restare o tornare, e per questo è affidato a un Cantiere partecipato in plenaria, aperto al pubblico.

Ai quattro panel siederanno esponenti del Governo nazionale e della Regione Calabria, insieme a rappresentanti di enti, associazioni di categoria, imprese e competenze tecniche nazionali. Una presenza che porta i dialoghi fuori dal perimetro locale e mette i temi vibonesi davanti a chi, a Roma come a Catanzaro, ha responsabilità di programmazione.

Il Marchio Territoriale, dieci anni di lavoro

Il primo asse ha un riferimento preciso nel Marchio Territoriale Terre Vibonesi, lo strumento di certificazione e promozione con cui il GAL identifica e mette in rete produzioni, servizi ed esperienze nate nella provincia rispettando standard condivisi di qualità, sostenibilità e legame con la comunità locale. Chi vi aderisce sceglie di farsi riconoscere come parte di un sistema e di assumersi una responsabilità collettiva.

Le eccellenze a Villa Klopè

Le denominazioni vibonesi saranno protagoniste di tavole tematiche, degustazioni guidate e testimonianze dei produttori. La nascente DOC Costa degli Dei, con Magliocco Canino e Zibibbo, porta al Festival l’identità enologica di un litorale che dal mare risale fino alle colline. La Cipolla Rossa di Tropea Calabria IGP è l’esempio di una filiera che ha trasformato un prodotto locale in un brand conosciuto in tutto il mondo. La ’Nduja di Spilinga condivide il proprio percorso verso l’IGP. Il Pecorino del Monte Poro DOP arriva con il sapere dei caseifici e dei pastori che sull’altopiano tengono insieme paesaggio, biodiversità ed economia. Il Tartufo di Pizzo IGP aggiunge la voce della pasticceria artigianale, con il gelato che ha fatto del nome della cittadina un riferimento nazionale. Accanto a loro l’olio extravergine d’oliva, il miele delle Terre Vibonesi, il fagiolo autoctono, le produzioni ortofrutticole e i prodotti da forno della tradizione.

I Comuni e il raccordo istituzionale

Il GAL Terre Vibonesi nasce e vive del partenariato pubblico privato che unisce i Comuni della provincia, dai borghi dell’entroterra ai centri costieri, dalle aree del Monte Poro al Tirreno. Il Festival sarà la sede in cui sindaci, amministratori e rappresentanti delle comunità locali si confronteranno con produttori, imprese, associazioni e cittadini su scelte concrete, dalla promozione turistica integrata alle politiche per le aree interne, fino alle strategie rivolte ai giovani. Un lavoro che si muove in raccordo con le politiche della Regione Calabria e con gli indirizzi della programmazione comunitaria, con l’obiettivo di consegnare alle sedi decisionali proposte maturate sul territorio.

«In dieci anni abbiamo imparato che ai territori non servono altre vetrine, ma luoghi dove si decide insieme. Il Marchio Territoriale è stato il modo concreto con cui abbiamo trasformato la qualità diffusa del Vibonese in un sistema riconoscibile, grazie al lavoro di produttori, artigiani, operatori e Consorzi di tutela. Il Festival dà a questo percorso una sede annuale: quattro temi, quattro tavoli di lavoro e un documento che resta agli atti e da cui ripartire», afferma Vitaliano Papillo, presidente del GAL Terre Vibonesi.

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