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I fratelli Davide e Massimo Mirabello

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VIBO VALENTIA – Finalmente a casa. Ma non è una giornata di festa, quella odierna, per la famiglia Mirabello. No, è una giornata di lutto, di dolore, lacrime e rabbia. Una tempesta emotiva che ormai da tempo sta travolgendo i familiari di Davide e Massimiliano e che oggi tocca probabilmente la vetta più alta con l’arrivo a San Gregorio d’Ippona, piccolo centro ad un tiro di schioppo da Vibo Valentia, dei feretri dei due fratelli di 40 e 35 anni assassinati il 9 febbraio scorso a Dolianuova (LEGGI), centro del Sud della Sardegna di circa 10mila abitanti, da due persone, padre e figlio: Joselito e Michael Marras, vicini di casa delle vittime.

Per oltre un mese i loro corpi non sono stati ritrovati nonostante le ricerche senza sosta ma la svolta si è avuta quando una traccia di sangue di Joselito Marras è stata trovata sui guanti di una delle vittime all’interno dell’auto semi bruciata. A quel punto l’indagato ha confessato affermando di essere stato aggredito per primo, scagionando il figlio e, infine, indicando il luogo in cui i corpi erano stati lasciati: tra gli arbusti in un’area rurale a pochi chilometri dalla casa dei Mirabello. Ieri mattina le salme hanno lasciato l’obitorio di Monserrato e sono state sigillate per poi partire in serata, alle 19,30, con un volo Alitalia, destinazione Roma Fiumicino e nella giornata odierna hanno proseguito il viaggio verso l’aeroporto di Lamezia Terme. Da qui sono state accompagnate al loro paese di origine per dar loro una degna sepoltura ovviamente nel rispetto delle disposizioni anti Covid-19.

Alle operazioni ha assistito per la famiglia l’avvocato Gianfrancesco Piscitelli: «Ho partecipato – ha detto l’avvocato – non solo in veste di avvocato ma anche come rappresentante dell’Associazione Penelope e a livello personale, non me la sono sentita di lasciare soli questi due poveri ragazzi nel triste momento della chiusura delle due bare. Così in rappresentanza dei familiari che non si sono potuti muovere dal continente per gli ovvi motivi dell’emergenza sanitaria, ho fatto le loro veci con tutto l’affetto e l’amore umano possibile». L’avvocato ha concluso dicendo che «ora loro riposeranno in pace ma la battaglia giudiziaria in loro nome è solo agli inizi. Io e il collega Salvatore Sorbilli (del Foro di Vibo, ndr) faremo di tutto per far emergere la verità».

L’arrivo delle salme a Vibo è stato possibile grazie ad una raccolta fondi avviata da una nota agenzia funebre del luogo, raccogliendo l’appello dei congiunti dei due fratelli, che in poco tempo ha raggiunto e superato la soglia dei 10mila euro richiesti.

Nell’inchiesta dei carabinieri risulta indagata una terza persona per favoreggiamento personale, Stefano Mura (conosciuto come Micheletto), 42enne di Dolianova, conoscente delle vittime che avrebbe fatto sparire dal luogo del delitto un coltello che aveva regalato a Davide Mirabello, per poi consegnarlo quasi 30 giorni dopo ai carabinieri danneggiato e bruciato.

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