L'incontro ripreso dai Ros tra Salerno, Spasari e Ferrante

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VIBO VALENTIA – Un disegno criminoso che sarebbe stato messo in atto sin dall’avvio delle procedure per il credito sociale promosso dalla Regione Calabria, al punto che la gestione della pratica finanziaria venne affidata a Calabria Etica, presieduta allora da Pasqualino Ruberto, e non a Fincalabra, la finanziaria della stessa Regione.

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E’ questa la gestione a cui avrebbe messo mano un vero e proprio comitato d’affari che avrebbe avuto pieni poteri sui fondi europei destinati al credito sociale. Sono stati i magistrati della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, nel corso di una conferenza stampa tenuta a Catanzaro, a presentare i risultati dell’operazione contro la cosca Mancuso di Limbadi e contro i politici e i dirigenti rimasti coinvolti nell’inchiesta. L’imponente mole di documenti che compone l’inchiesta è il frutto di una indagine congiunta di Guardia di finanza di Vibo Valentia, Carabinieri del Ros e del Comando provinciale di Catanzaro.

Gratteri e il lavoro interforze

Nell’illustrare i risvolti investigativi, il procuratore di Catanzaro, Nicola Gratteri, ha sottolineato che sono state organizzate diverse “riunioni per organizzare lo scambio di dati, con una indagine nata proprio grazie allo scambio di file tra procura e forze di polizia giudiziaria. Deve essere sistematico trovare insieme Carabinieri e Guardia di finanza – ha aggiunto – che hanno caratteristiche complementari”. Gratteri ha anche evidenziato l’attività avviata in Procura: “Vogliamo innestare giovani magistrati per creare una vera e propria scuola. Non ci interessa arrestare dieci persone in più o in meno – ha sostenuto il procuratore – ma la qualità dell’indagine, la prova, la tranquillità nello scrivere il corpo del capo di imputazione. Abbiamo magistrati di primissimo piano e tra il meglio della polizia giudiziaria che c’è in Italia. Sono riuscito a convincere i vertici dei corpi – ha concluso il procuratore – a fare arrivare o restare uomini di grande qualità”.

L’esclusione di Fincalabra e le minacce

Il procuratore aggiunto Giovanni Bombardieri ha spiegato che i dieci milioni di euro destinati al credito sociale “non sono stati destinati a Fincalabra, società in house che avrebbe garantito la certificazione della spesa, ma a Calabria Etica che ha affidato a sua volta la parte finanziaria del progetto ad una società esterna, la Cooperfin”. Un vero e proprio “disegno criminoso, secondo Bombardieri, al punto che l’allora assessore Nazzareno Salerno avrebbe “estromesso quei funzionari che volevano escludere Calabria etica dal progetto”.

In questa direzione si spiegherebbe la sostituzione di Bruno Calvetta con Enzo Caserta, quest’ultimo arrestato nell’operazione di oggi. “Le pressioni nei confronti dei dirigenti – ha aggiunto il procuratore aggiunto – sarebbero avvenute anche attraverso la criminalità organizzata”, con l’indagine che “fotografa una situazione di gestione clientelare di fondi pubblici che ha portato all’appropriazione di somme rilevantissime”. 

Nazzareno Salerno, dunque, avrebbe minacciato, anche attraverso metodi mafiosi, l’allora dirigente del Dipartimento politiche sociali della Regione Calabria, Bruno Calvetta, per costringerlo ad affidare la gestione del credito sociale a Calabria Etica e non a Fincalabra, la società in house della Regione che avrebbe potuto garantire la certificazione della spesa. Il rifiuto opposto dallo stesso Calvetta, avrebbe spinto Salerno a sostenere la sostituzione del dirigente con Vincenzo Caserta, coinvolto nell’operazione di oggi. Le minacce sarebbero state anche videoriprese dai Carabinieri del Ros. 

I soldi per Salerno

Secondo quanto emerso negli atti, “sono stati acquisiti flussi finanziari per 230mila euro – ha spiegato Bombardieri – anche nei confronti di Salerno, coperti con la forma del prestito. Inizialmente le rate venivano pagate dall’ex assessore, poi riceveva soldi per lo stesso importo per l’acquisto di quote di una società di famiglia”. Una vera e propria tangente, dunque, secondo gli inquirenti. D’altronde, i riscontri bancari hanno confermato un vorticoso giro di denaro che sarebbero andato alla Cooperfin, quindi in parte versati a Salerno ed in parte finito in Svizzera, su alcuni fondi privati della stessa società finanziaria che li avrebbe utilizzati anche per fini aziendali.

Il voto di scambio

Nel provvedimento della Dda di Catanzaro è stato ipotizzato anche il voto di scambio, con veri e propri pacchetti di voti che sarebbero stati acquistati da Salerno, ma il gip Perri non ha ritenuto esistessero le esigenze cautelari. 

Le assunzioni a Calabria Etica

Secondo quanto spiegato dagli inquirenti, i rapporti tra le persone coinvolte sarebbero stati consolidati in un vero e proprio comitato d’affari avrebbero anche permesso di assumere esponenti della cosca Mancuso nella società Calabria Etica, presieduta da Pasqualino Ruberto, finito a sua volta in carcere e sospeso dal prefetto di Catanzaro dalla carica di consigliere comunale di Lamezia Terme. 

I nomi delle persone coinvolte

Nell’operazione è finito a carcere l’ex assessore al Lavoro della Regione Calabria e attuale consigliere regionale eletto con Forza Italia, Nazareno Salerno, 52 anni; l’ex presidente di Calabria Etica e attuale consigliere comunale a Lamezia Terme, Pasqualino Ruberto; il dirigente delle politiche sociali della Regione, Enzo Caserta.

LE FOTO DI POLITICI E DIRIGENTI ARRESTATI

Oltre a Salerno, eletto alle ultime elezioni regionali con oltre 9 mila voti ed ex assessore regionale al Lavoro nella precedente legislatura, fra le persone coinvolte ci sono anche Claudio Isola, già componente della struttura speciale dell’assessorato al Lavoro della Regione Calabria; Vincenzo Spasari di Nicotera (Vv), impiegato di Equitalia a Vibo Valentia; Gianfranco Ferrante, di Vibo Valentia, imprenditore. Nell’inchiesta sono finiti anche Ortensio Marano, di Belmonte Calabro (Cs), ex amministratore delegato della Cooperfin spa; Giuseppe Avolio Castelli, e Bruno Della Motta.

GUARDA IL VIDEO DELL’OPERAZIONE

Torna il caso dell’elicottero usato per gli sposi

Vincenzo Spasari, una delle nove persone arrestate e ritenuto contiguo alla cosca Mancuso di Limbadi, è il padre della ragazza che per il suo matrimonio atterrò con l’elicottero nella piazza centrale di Nicotera (LEGGI IL CASO). Sulla vicenda, che destò un grande clamore mediatico, la Dda di Catanzaro ha avviato un’inchiesta per stabilire chi e perché autorizzò l’atterraggio nel pieno centro del paese, chiuso per l’occasione con transenne del Comune (GLI INDAGATI E I PARTICOLARI SULLE INDAGINI). Dopo quell’episodio, il Comune di Nicotera è stato sciolto per infiltrazioni mafiose, anche se la relazione della Commissione d’accesso era antecedente al fatto (LEGGI LO SCIOGLIMENTO).

 Il sequestro beni e le forze dell’ordine

L’operazione è stata messa a segno dai carabinieri del Ros, dal comando provinciale carabinieri di Catanzaro e dal comando provinciale della guardia di finanza di Vibo Valentia, che hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa su richiesta della procura distrettuale antimafia di Catanzaro.

Nell’ambito dell’operazione è stato notificato anche un decreto di sequestro preventivo di beni per un valore di circa 2 milioni di euro. Il generale Andrea Rispoli, comandante della Legione Carabinieri Calabria, ha sottolineato la “qualità dell’indagine che ha colpito la distrazione di fondi per il sociale, con riscontri sia documentali che tecnici”. Il comandante regionale della Guardia di finanza, generale Gianluigi Miglioli, ha evidenziato “lo splendido coordinamento che ci porta, grazie all’opera della Procura, ad unire le indagini e ad avere risultati migliori”.

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