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La predisposizione della bomba per il brillamento

Tempo di lettura 4 Minuti

MAIERATO (VIBO VALENTIA) – È stato fatto brillare questa mattina, domenica 19 febbraio a mezzogiorno, l’ordigno bellico di fabbricazione inglese, residuo della seconda guerra mondiale, rinvenuto nel comune di Maierato nei pressi dell’area che circonda l’ex strada statale 110 in località Montemarello.

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Per la potenza dell’ordigno, il prefetto di Vibo Valentia insieme alla provincia e ai comuni di Maierato e Monterosso Calabro aveva deciso di delimitare la zona e chiudere il tratto stradale che collega i centri abitati dei due comuni al bivio Angitola. L’ordigno era stato riportato alla luce da una frana scesa a valle dopo le piogge. Si trattava di una bomba dall’alto potenziale esplosivo di fabbricazione inglese e del peso di 220 kg con oltre 65 kg di tritolo al suo interno.

Le operazioni di detonazione sono state coordinate dal capitano Domenico Ciccarese del gruppo artificieri di Castrovillari dell’11° Reggimento Genio Guastatori di Foggia. Le operazioni di brillamento, supervisionate dalla prefettura di Vibo Valentia, si sono concluse con successo grazie all’opera del team EOD (acronimo inglese per explosive ordnance disposal ovvero bonifica di ordigni esplosivi) dell’11° Reggimento Genio Guastatori, unità alle dipendenze della Brigata Pinerolo di Bari.

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L’11° Reggimento Genio, grazie ai propri team di specialisti di pronto intervento è in grado di intervenire 24 ore su 24 su tutta l’area di responsabilità che si estende su puglia, Abruzzo, Molise, Basilicata e Calabria. Negli ultimi 10 anni gli artificieri dell’esercito hanno condotto oltre 35.000 interventi di bonifica su tutto il territorio nazionale

I militari hanno messo in luce come la bomba «sia risultata, sin dal suo ritrovamento, potenzialmente pericolosa a causa della sua stabilità resa precaria dall’innesco a lungo ritardo chimico e da un dispositivo anti rimozione. per tale ragione si sono dovute attendere 144 ore dal suo ritrovamento per evitare rischi di un’esplosione automatica». 

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Secondo quanto riferito dagli specialisti l’esplosione avrebbe potuto colpire un raggio di 500 metri con la deflagrazione che avrebbe potuto arrivare fino a 1200 metri. Nei pressi del luogo dov’è stato rinvenuto l’ordigno bellico, si trovano anche diverse aziende che hanno dovuto interrompere il loro lavoro fino al momento del brillamento da parte degli artificieri. Tra queste anche la Callipo conserve e aziende agricole. Così i centri di Monterosso Calabro e Capistrano, per raggiungere il raccordo autostradale dovranno per forza di cose transitare per Maierato e raggiungere Sant’Onofrio. Stesso discorso per chi vorrà raggiungere Vibo Valentia o la stazione ferroviaria di Vibo-Pizzo.

L’obiettivo del bombardamento

Il vero obiettivo da pare della Raf al momento di sganciare la bomba nel Vibonese durante il secondo conflitto bellico è molto probabile che fosse il ponte stradale sul fiume Angitola. La bomba è la famosa “Grand Slam”, uno degli ordigni convenzionali più potenti usata dai vari schieramenti nella Seconda guerra mondiale.  

L’ordigno, infatti, è stato rinvenuto a pochi chilometri di distanza e, poiché al tempo non esisteva ancora il ponte ferroviario, né tanto meno la diga del lago, il ponte stradale, era un punto strategico: unico raccordo che i tedeschi provenienti dalle zone delle Preserre potevano usare per la ritirata. A quel tempo esisteva solamente l’ex SS110 fatta costruire dai Borboni per raggiungere la residenza estiva di Ferdinandea. Siccome in quegli anni fu distrutto il ponte “Abate” a San Nicola da Crissa, per le truppe della Wehrmacht esistevano notevoli difficoltà, con il tragitto che si allungava.

La storia della strada tra Mongiana e Pizzo

Come gli storici e appassionati hanno descritto, e in particolare Michele Furci, ai tempi dei Borbone la strada che collegava le Serre al porto di Pizzo si realizzò per volere di Re Ferdinando II, su un suo vecchio progetto datato 1828, così nel 1833 nel suo viaggio inaugurale, del complesso della ferriera di Ferdinandea, posto non lontano da Mongiana, accorgendosi della vitale importanza di una strada veloce che collegasse Mongiana a Pizzo, diede mandato all’ingegnere Palmieri, nella progettazione della strada denominata “Della Mongiana”, e della realizzazione del ponte posto sul Fiume Angitola. Una infrastruttura che aveva un costo di 201.800 ducati, accanto a questo, però si dovette procedere alla realizzazione di un’altra opera abbastanza impegnativa e complessa, cioè alla costruzione del ponte sul fiume sull’Angitola, progettato più ampio di quello esistente costruito nel periodo Murattiano, la costruzione fu approvata con Real decreto il 15 maggio 1841, con una spesa complessiva di ducati 58.000 circa. Nel giro di cinque anni il ponte sull’Angitola fu ultimato e su questo passò soddisfatto Ferdinando II quando ritornò in Calabria nel 1852, durante questo suo viaggio in Calabria aveva altresì promesso anche la costruzione di una nuova strada che da Mongiana andasse alla Ferdinandea. Nonostante la caduta del regno Delle Due Sicilie e la Seconda guerra mondiale, il ponte sul fiume Angitola ha resistito fino ai giorni nostri e solo per una pura casualità, dettata forse dall’inesperienza del pilota o dalle possibili avverse condizioni meteo, è passato indenne dai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale.

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