Un prestito di denaro

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VIBO VALENTIA – Il nuovo campanello di allarme arriva dalla rete di Libera, l’associazione contro la mafia presieduta da don Luigi Ciotti, secondo la quale il territorio di Vibo Valentia è quello con “la più alta percentuale di fenomeni usurari in Italia”. A sostenerlo è stato il nuovo referente provinciale di Libera, Giuseppe Borrello, durante l’assemblea che si è conclusa con la sua elezione ed alla quale ha partecipato don Ennio Stamile, referente di Libera Calabria.

Il dato inquietante sul fenomeno usuraio nel Vibonese è emerso anche da uno studio di Eurispes, secondo la quale Crotone (96,8), Siracusa (91,9), Foggia (86,1), Trapani (85,6), Vibo Valentia (82,1) e Palermo (81,9) rientrano nel novero delle prime sette province ad alto rischio usura.

Secondo le rilevazioni Eurispes, in media negli ultimi due anni circa il 12% delle famiglie (su un totale di 24,6 milioni) si è rivolto a soggetti privati (non parenti o amici) per ottenere un prestito, non potendolo ottenere dal sistema bancario. Si è quindi ipotizzato che il prestito ammonti, in media, a 10.000 euro (richiesti anche in diverse occasioni), per una cifra di 30 miliardi di euro per 3 milioni di nuclei famigliari in difficoltà.

Questa analisi riferita alla provincia di Vibo Valentia non trova, però, risvolti nell’ultima relazione della Direzione investigativa antimafia, che nell’analizzare il panorama della ‘ndrangheta nel Vibonese non fa riferimento al fenomeno dell’usura. Un dato legato al fatto che nel periodo preso in esame dalla Dia, non sono state portate a termine operazioni di polizia, anche se il fenomeno è invece fortemente presente.

L’ultima relazione Dia, nella parte rivolta alla Calabria, si limita a sottolineare fenomeni di usura nelle province di Reggio Calabria e Cosenza, citando le ultime operazioni ai danni delle cosche Pesce e Bellocco, e gli insospettabili professionisti finiti nell’inchiesta “Laqueo” portata a termine nel Cosentino (LEGGI).

Un dato ristretto al solo periodo preso in esame dalla relazione, dunque, considerato che dalle diverse operazioni emerge invece la capacità della ‘ndrangheta di investire il proprio denaro proprio nel giro di usura, fino a influenzare l’economia di diverse regioni del Nord Italia, intervenendo nei confronti di imprenditori in piena crisi economica e chiusi nella morsa delle cosche radicate fuori dalla Calabria.

Il territorio di Vibo Valentia, che secondo Libera subisce anche in maniera “ragguardevole” il “fascino della massoneria”, non è comunque l’unico al centro di un fenomeno usuraio particolarmente diffuso, ma appare ancora lontana la vera portata delle vittime, chiuse ancora nel silenzio e nella difficoltà di denunciare i propri strozzini, sia per paura delle ritorsioni che per la difficoltà ad ammettere, in molti casi, la propria crisi economica. La scorsa primavera il prefetto di Reggio Calabria, consapevole della portata del fenomeno, ha convocato il comitato di solidarietà per le vittime di usura (LEGGI) per trovare opportuni rimedi .

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