Un'operazione della polizia

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VIBO VALENTIA – Un’operazione della Polizia di Stato di Vibo Valentia e dello Sco, sotto le direttive della Dda di Catanzaro, è stata portata a termine contro la cosca di ‘ndrangheta dei Mancuso. Decapitati, con quattro arresti, i vertici del gruppo criminale, considerato tra i più influenti della criminalità organizzata in Italia.

Oggetto degli arresti l’omicidio di Lele Fiamingo in cui rimase gravemente ferito il boss Francesco Mancuso alias “Tabacco” avvenuto nel 2003 a Spilinga Ordinanza in carcere è stata emessa per il boss del Poro Giuseppe Antonio Accorinti, di Zungri, e per Domenico Polito, considerato braccio destro del boss, Pantaleone Mancuso, detto “Scarpuni”, cugino del ferito. Ma nell’inchiesta figurano anche altri nomi. L’operazione di oggi denominata “Errore fatale” segue, a tre giorni di distanza, l’altro blitz sull’ascesa del clan dei “piscopisani” con diversi arresti e il retroscena di uno scontro proprio con il clan dei Mancuso (LEGGI I PARTICOLARI).

I collaboratori di giustizia e il boss

Di estrema importanza di sarebbero rivelate le dichiarazioni rese dal collaboratore di giustizia Emanuele Mancuso, nipote di “Tabacco”; figlio del boss Pantaleone detto “L’ingegnere”. Quasi 50 uomini della Polizia hanno eseguito arresti e perquisizioni a Vibo Valentia, Milano e Prato. Il provvedimento è stato notificato in quest’ultima città nei confronti di Cosmo Mancuso, di 70 anni, considerato il capo del gruppo criminale e detenuto nel carcere di Prato.

Le attività d’indagine, eseguite dai poliziotti delle Squadre mobili di Vibo Valentia e Catanzaro, coordinate dal Servizio centrale operativo e supportate anche da dichiarazioni rese da collaboratori di giustizia, hanno permesso di accertare l’esistenza di una faida interna nella cosca Mancuso. Si é scoperto che l’omicidio di Francesco Mancuso era maturato per contrasti insorti nella gestione delle attività criminali tra i componenti della famiglia Mancuso, ed in particolare tra la fazione capeggiata da Ciccio Mancuso, alias “Tabacco”, e quella guidata da Cosmo Mancuso, alias “Michele”.

L’uomo bloccato durante la processione

Tra le persone arrestate c’é anche Giuseppe Accorinti, di 60 anni, il presunto affiliato alla ‘ndrangheta che il 5 agosto dello scorso anno, a Zungri, tentò di infilarsi tra i portatori della statua della “Madonna della Neve”, Santa patrona del centro del Vibonese. Accorinti, detto “Peppone”, con precedenti per associazione mafiosa, estorsione, lesioni e violenza sessuale, é considerato dagli inquirenti l’uomo dei Mancuso a Zungri. All’epoca dell’episodio era sottoposto alla sorveglianza speciale.

La sua presenza abusiva tra i portatori della “Madonna della Neve” fu segnalata da alcuni cittadini ai carabinieri, che sospesero la processione e bloccarono l’uomo, conducendolo in caserma. La processione, dopo l’allontanamento di Accorinti, riprese regolarmente.

L’arresto del “braccio armato”

In manette anche il “braccio armato” della cosca Mancuso, Domenico Salvatore Polito, di 55 anni. Polito, secondo gli inquirenti, é al vertice della cosca La Rosa della ‘ndrangheta, alleata con i Mancuso. L’uomo ha precedenti per associazione mafiosa, usura, estorsione e favoreggiamento.

Il trafficante di droga

A Milano è stato arrestato Antonio Prenesti, di 53 anni, detto “Mussu stortu” (muso storto). Prenesti é considerato un trafficante internazionale di droga ed ha precedenti per associazione mafiosa. Già destinatario di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nell’operazione “Dinasty” del 2003, diretta dalla Dda di Catanzaro, Prenesti riuscì a sottrarsi in quell’occasione all’arresto e restò latitante fino al 2010, anno in cui fu arrestato.

Successivamente l’uomo riuscì ad ottenere la scarcerazione e rientrò nei ranghi operativi della cosca Mancuso. La Polizia sta svolgendo adesso indagini per accertare i motivi per i quali Antonio Prenesti si trovasse a Milano e quale ruolo svolgesse nel capoluogo lombardo nell’ambito delle attività criminali della cosca Mancuso.

La soddisfazione di Salvini

Il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, ha affermato: «Che bella giornata! Decapitati i vertici della cosca ‘ndranghetista dei Mancuso: grazie alle Forze dell’Ordine e agli inquirenti che hanno colpito uno dei gruppo criminali più influenti della regione. È finita la pacchia».

Il questore si dice fiero

«Sono fiero di essere il Questore di Vibo Valentia perché qui ci sono risorse per lavorare. L’operazione di oggi, pochi giorni dopo quella che ha smantellato la cosca dei ‘Piscopisanì, colpisce il cuore dei Mancuso». Lo ha detto il questore di Vibo Valentia, Andrea Grassi, all’inizio della conferenza stampa sull’operazione, aggiungendo: «Tutto questo grazie agli uomini ed alle donne della Polizia di Vibo Valentia e di Catanzaro e dello Sco. E grazie alla Procura antimafia di Catanzaro diretta da Nicola Gratteri».

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