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Il Liceo "Berto"

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VIBO VALENTIA – «Entro il prossimo 30 giugno codesto Ente è pregato di lasciare liberi i locali». È ormai un reiterato déjà-vu quello cui va incontro il liceo scientifico Berto, uno degli istituti superiori più popolati del territorio vibonese. L’Immobiliare Europa, proprietaria di uno dei due immobili contigui in via Artigiani, ha rispedito al mittente l’offerta di affitto per un anno avanzata con lettera nei giorni scorsi da palazzo Bitonto. Ragion per cui entro il 30 giugno l’Ente dovrà lasciare la sede completamente sgombra da suppellettili e quant’altro.

Si tratta, come si può capire, di una vera e propria intimazione di sfratto inviata dall’avvocato Rosj Soriano, legale della sopracitata immobiliare. Dovranno essere lasciati liberi i locali del secondo corpo di fabbrica – il primo infatti è già di proprietà della Provincia – che ospita svariate decine di studenti. L’allarme per il possibile sfratto ha iniziato a circolare nei giorni scorsi, allorché si è saputo di un incontro interlocutorio tra Provincia e proprietà, ed ha suscitato comprensibile apprensione tra gli studenti, le famiglie e il personale, con in testa la dirigente scolastica Caterina Calabrese.

Ora che la richiesta di sgombero è stata formalizzata, messa nero su bianco, il loro pensiero corre al futuro imminente, a settembre cioè, quando (virus permettendo) l’attività scolastica riprenderà, sia pure con delle limitazioni. Le domanda che si pongono gli interessati è sempre la stessa da alcuni anni a questa parte: che ne sarà dell’istituto, della sua unitarietà didattica e funzionale? Nella lettera Girolamo Soriano, legale rappresentante di Immobiliare Europa, dichiara di non accettare la proposta della Provincia (proroga annuale del contratto alle condizioni dell’anno scorso) che consiste in un fitto annuale di circa 180 mila euro lordi, «perché non conforme, quanto alla durata e all’ammontare del canone, alla normativa in materia di locazione ad uso non abitativo. A tale normativa le parti hanno eccezionalmente derogato l’anno precedente per motivi contingibili ed urgenti, grazie all’intervento del prefetto Zito».

Un tale modus operandi, prosegue Soriano, «non deve però costituire la regola, anche in ragione degli impegni presi dal presidente Solano, sia contrattualmente che davanti a terze persone». Insomma, secondo l’interessato, l’anno scorso Solano avrebbe ripetutamente assicurato che, prima della scadenza del contratto, cioè entro giugno 2020, la Provincia avrebbe valutato l’acquisto dell’immobile o, in subordine, la stipula di un contratto di sei anni, per come prevede la legge e come da sempre richiesto da Immobiliare Europa. Soriano ricorda inoltre che il secondo piano aggiunto l’anno scorso è stato da lui affittato ad un prezzo (1.500 euro mensili lordi per 450 mq) «irrisorio, rispetto al valore di mercato. Ciò in via del tutto eccezionale e temporanea, al solo fine di favorire una soluzione concordata dell’annosa vicenda». Visto pertanto che la Provincia non intende onorare quegli impegni «i contratti in oggetto devono considerarsi risolti al 30 giugno 2020 per finita locazione. Pertanto in tale giorno si dovrà procedere alla riconsegna dell’immobile, libero e sgombro di persone e cose, con la contestuale redazione di un verbale sottoscritto dalle parti».

La lettera è stata inviata per conoscenza anche alla dirigente scolastica Calabrese che è subito saltata sulla sedia: «Siamo davvero molto ma molto amareggiati per non essere stati finora coinvolti e per la mancanza di programmazione dimostrata dalla Provincia su un problema così importante. Siamo in pratica nella stessa situazione del giugno scorso, 12 mesi non sono bastati a risolvere il problema. Mi chiedo a cosa siano serviti gli impegni dell’anno scorso, gli incontri davanti al prefetto. E non ci possono mettere a tacere affermando, come qualche dirigente dell’Ente, che si troveranno altre sedi. Chi lo dice non conosce la realtà di una scuola come la nostra. Devono capire, insomma, che il liceo scientifico Berto è uno e non si può sminuzzare in più plessi. Ne va della funzionalità didattica e operativa, oltre che della “appetibilità” dell’istituto presso le famiglie». E rileva che nell’immobile privato, oltre a parecchie aule didattiche, ci sono l’aula magna e la palestra, indispensabile soprattutto per l’indirizzo sportivo, attivo già da qualche anno.

«Quale altra sede ci può garantire tutto questo?», si domanda la dirigente. Ecco perché la Calabrese si dice amareggiata e «pronta a lottare insieme agli studenti, alle famiglie e al personale per difendere l’unitarietà dell’istituto». Pronta, par di capire, anche ad azioni di protesta clamorose. Difficile a questo punto prevedere come andrà a finire ma si ha l’impressione che, in mancanza di fatti nuovi, lo sfratto questa volta sarà “esecutivo”.

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