Il procuratore aggiunto Marisa Manzini

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VIBO VALENTIA – La richiesta, perentoria, arriva direttamente da Catanzaro, dalla Direzione distrettuale antimafia. Quanto avvenuto nel corso dell’ultima udienza, lunedì scorso, del processo “Black money” che vede alla sbarra i vertici del clan Mancuso, non poteva, infatti, non avere strascichi.

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DEL BOSS MANTELLA SUGLI OMICIDI COMMESSI

Quella scritta tre giorni fa è stata una brutta pagina di storia giudiziaria caratterizzata da un’estrema tensione per una serie di fattori diversi e sfociata, poi, in vere e proprie esternazioni anche di rabbia che hanno trasformato l’aula bunker del nuovo palazzo di giustizia, dove solitamente regna la più assoluta compostezza, in un luogo non consono al nome che porta.

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Da un lato le parole pronunciate dal pentito Andrea Mantella contro il suo ex avvocato di fiducia, Francesco Sabatino, che ha denunciato di essere stato minacciato nel corso dell’esame, dall’altro quelle altrettanto gravissime e censurabili profferite dal boss Pantaleone Mancuso “Scarpuni” all’indirizzo del pubblico ministero della Distrettuale antimafia Marisa Manzini, caratterizzate da palpabile astio (“Stai zitta, finiscila, adesso parlo io”) non potevano far scattare un meccanismo investigativo.

E su quest’ultimo episodio, infatti, ieri mattina, la Squadra Mobile di Catanzaro ha chiesto alla cancelleria del Tribunale di Vibo la copia, sia cartacea che su supporto audio, del verbale dell’udienza in questione in quanto si sembrerebbe prefigurarsi un’ipotesi di reato di minaccia aggravata verso il magistrato antimafia visto nella concitazione del momento, e con il sovrapporsi di voci, sarebbe stata pronunciata qualche parola in tal senso. Ecco perché gli investigatori, con l’acquisizione soprattutto della traccia audio, vogliono vederci chiaro. E in tal senso, verranno acquisiti anche i file audio del collegamento tra la casa circondariale de L’Aquila – da dove Mancuso, trovandosi ivi recluso in regime di 41bis, ha proferito quelle frasi – e l’aula bunker del nuovo tribunale di via Lacquari. Una brutta udienza, quella di lunedì.

Brutta, come detto, per il clima particolarmente pesante che l’ha accompagnata per tutte le 6 ore in cui si è svolta in cui, oltre a quanto già riferito, si sono verificati altri due episodi entrambi censurati dalla Camera penale di Vibo che ha preso le difese dei colleghi: il primo ha riguardato l’insulto del collaboratore di giustizia Andrea Mantella all’indirizzo dell’avvocato Leopoldo Marchese (“Lei è un pagliaccio”) e il secondo il battibecco tra il penalista Francesco Stilo – che aveva chiesto al pentito di conoscere quali avvocati veicolassero all’esterno i suoi messaggi – e il collega Michelangelo Miceli: “Non è tema da esplorare” aveva affermato quest’ultimo; “Un Collegio di coraggiosi”, aveva commentato il primo con toni sarcastici; “Collega, astieniti dal fare commenti”, aveva infine ribattuto Miceli, trovando conforto negli altri difensori presenti in aula. Al temine dell’udienza, il presidente della Camera penale, Mario Bagnato, ha chiesto, anche lei, la trasmissione alla Procura del verbale di udienza per le frasi indirizzate ai colleghi e al Foro di Latina (al quale appartiene l’avvocato Stilo) per il commento nei confronti dei colleghi. Davvero una pessima pagina di storia giudiziaria.

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