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VIBO VALENTIA – GIUSEPPE Salvatore Mancuso resta in carcere. E con lui anche Francesco Paolo Pugliese, 19 anni, di Zungri. Scarcerata, invece, ma sottoposta al divieto di espatrio Maria Luisa Borrome, 40 anni, della Repubblica Dominicana.

Sono le determinazioni del gip di Vibo Tiziana Macrì sulla convalida dell’arresto dei tre avvenuto nel corso del blitz di mercoledì scorso all’alba in un appartamento di Zaccanopoli in cui i carabinieri hanno rinvenuto un piccolo arsenale composto da pistole, fucile di precisione con mirino, passamontagna, coltelli ed altro (LEGGI).

Il 30enne rampollo di casa Mancuso si è visto dunque interrompere l’irreperibilità iniziata poco prima del settembre del 2018 dopo a seguito della notizia dell’avvio della collaborazione del fratello Emanuele con la Dda di Catanzaro (LEGGI LA NOTIZIA).

Nel corso dell’udienza, quest’ultimo, difeso dagli avvocati Francesco Sabatino e Francesco Capria, ha ammesso gli addebiti ma ha escluso l’aggravante dell’agevolazione della cosca di riferimento e ogni coinvolgimento della coppia nella vicenda.

LEGGI LA NOTIZIA SUI RETROSCENA DELL’ARRESTO

Da parte sua, Pugliese (avv. Antonio Porcelli e Alessandro Restuccia), ha ammesso di aver dato la disponibilità della casa, intestata alla madre e di cui aveva le chiavi, a Mancuso escludendo, tuttavia, ogni consapevole coinvolgimento della straniera ed eliminando ogni responsabilità in ordine alla detenzione delle armi nonché allo stato di latitanza del 30enne.

La Borrome, infine, si è dichiarata innocente e di aver incontrato i due uomini in considerazione della sua attività di escort. Nella sua ordinanza, il gip – che poi ha trasmesso gli atti per competenza al collega distrettuale – rileva che sono convergenti e gravi gli indizi di colpevolezza per i due giovani: «È incontrovertibile la riconducibilità delle armi a Mancuso – spiega – in considerazione della confessione resa al riguardo dallo stesso.

Il coinvolgimento di Pugliese, poi, risulta altrettanto pacifico poiché l’abitazione di cui i tre sono stati sorpresi è nella disponibilità di quest’ultimo il quale risulta essersi interessato per contattare la escort per Mancuso»; l’altrettanto certa consapevolezza dello stato di latitanza del 30enne emerge sempre a parere del giudice, dalle modalità esecutive del fatto: «Messa disposizione di una casa, interessamento per il reperimento di una escort, attività alle quali Mancuso avrebbe potuto provvedere personalmente ove in stato di libertà e tale considerazione è corroborata dal rilievo della confidenza esistente tra i due uomini, dai luoghi n cui le armi sono state rinvenute all’interno dei locali».

Ai Mancuso, i carabinieri sono risaliti seguendo una serie di indizi: un insistente viavai di autovetture mai viste in paese che sostavano nei pressi dell’abitazione-rifugio; la presenza assidua di persone non del luogo, tra cui alcune ragazze straniere che sono state notate entrare nello stabile; la luce costantemente accesa in quei locali che fino a poco tempo prima erano rimasti praticamente al buio.

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