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L'Asp di Vibo Valentia

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VIBO VALENTIA – Mentre si avvicina il termine per l’avvio del processo scaturito dall’operazione Rinascita Scott, previsto per l’11 settembre (LEGGI), si va delineando anche la partecipazione della parti offese, o che si ritengono tali, dai presunti reati commessi dagli imputati.

Tra gli enti pubblici che hanno deciso di scendere in campo in modo diretto nel processo scaturito dall’operazione definita dal procuratore capo di Catanzaro, Nicola Gratteri, come «la più grande operazione dopo il maxi processo di Palermo», emerge anche l’Azienda sanitaria provinciale di Vibo Valentia che ha deciso di tutelarsi in sede civile affidando il mandato al proprio legale.

L’atto di richiesta di costituzione di parte civile al processo “Rinascita-Scott” è frutto dell’iniziativa del commissario straordinario dell’Azienda sanitaria provinciale, Giuseppe Giuliano, che con il provvedimento ha proceduto al conferimento dell’incarico all’avvocato Francesco Procopio che, pertanto, rappresenterà Palazzo ex Inam già all’udienza preliminare dell’11 settembre nell’aula bunker del carcere di Rebibbia, a Roma, dove verrà formalizzata l’istanza.

In particolare, nell’atto pubblicato dall’Asp si precisa che l’ente sarebbe stato danneggiato dalle presunte condotte illecite messe in atto dagli indagati e in particolare da «Antonio Di Virgilio, dall’avvocato Francesco Stilo, dall’ex collaboratore del presidente del Tribunale di Vibo, Danilo Tripodi, e dalla propria dipendente, Chiarina Cristelli» in forza all’ufficio veterinario e specialista ambulatoriale, accusati a vario titolo nell’ambito dell’inchiesta del reato di «corruzione in atti giudiziari in concorso, rivelazione di segreto d’ufficio e concorso esterno in associazione mafiosa».

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