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La vettura di Matteo Vinci

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HA iniziato la sua collaborazione il 28 settembre del 2020 e pochi giorni dopo ha consentito il ritrovamento del corpo del padre Antonino, sepolto tra la boscaglia nella zona impervia dell’Ariola. Si è accusato del delitto, ma solo dell’occultamento del cadavere, mentre il reato di omicidio è contestato al fratello Ivan.

La scorsa settimana la notizia del suo pentimento era divenuta di dominio pubblico a seguito dell’annuncio del pm della Dda, Andrea Mancuso, del deposito al processo per l’autobomba di Limbadi – in cui perse la vita il povero Matteo Vinci – di uno dei verbali rilasciati agli investigatori e avente ad oggetto alcuni dei soggetti implicati nella vicenda del 9 aprile 2019, nome in codice: “Operazione Demetra”. Verbale entrato nella disponibilità delle difese degli imputati e che pubblichiamo qui di seguito.

Walter Loielo ha trascorso i 180 giorni dall’inizio della sua collaborazione e adesso le sue rivelazioni dovranno essere attentamente verificate e riscontrate dagli investigatori coordinati dal procuratore capo Nicola Gratteri. Molte, ovviamente, le pagine ancora coperte dal segreto istruttorio, tuttavia qualcosa dalle dichiarazioni dell’ex rampollo dell’omonimo gruppo criminale delle Preserre (alleato dei Mancuso) è emerso in ordine alle posizioni di Filippo De Marco e Antonio Criniti, ritenuti i responsabili della fabbricazione e del successivo posizionamento dell’ordigno esplosivo che uccise il giovane biologo limbadese ferendo gravemente il padre.

Il giovane ha manifestato la volontà di collaborare con l’Autorità giudiziaria attraverso la dichiarazione resa il 28 settembre 2020, nel corso dell’interrogatorio davanti al Sostituto Procuratore della Repubblica della Dda di Catanzaro, Annamaria Frustaci e durante gli interrogatori effettuati nel periodo compreso tra quella data e il 20 marzo scorso (uno dei quali, in coordinamento con la Procura di Vibo Valentia), ha affrontato molteplici temi ed argomenti.

Ed ecco che il 26enne inizia col fare riferimento ad un’imbasciata che gli avrebbero mandato i Mancuso per uccidere verosimilmente Francesco Vinci la cui vita non valeva più di 5mila euro. Tanto sarebbe stata infatti la somma dell’omicidio su commissione, solo che il giovane pentito declinò per l’esiguità della somma offerta e poi perché aveva timore che, essendosi sparsa la voce, lui sarebbe stato facilmente individuabile: «…un’imbasciata che una sera – racconta nel verbale del 12 dicembre 2020 davanti ai pm Frustaci, Buzzelli e Caputo – è stata portata da Antonio Criniti, e dal cognato Filippo, a casa mia, sita in contrada Castania”. Mi disse che aveva un messaggio dei Mancuso di “là sotto”, senza dirmi specificamente chi, per me e cioè mi davano 5.000 euro per uccidere un vecchietto in campagna a Limbadi. Io non ha accettato perché 5.000 erano pochi e perché già sapevano tutti quello che avrei dovuto fare».

Loielo afferma di non conoscere il nome dell’anziano «perché non me l’hanno detto, non avendo accettato l’incarico. Successivamente parlai di questa cosa con Giuseppe Salvatore Mancuso, quando era latitante, nel 2019, e gli dissi che sicuramente la persona che volevano che io uccidessi era il vecchietto a cui avevano già hanno messo la bomba e lui mi disse che sicuramente era stato il cognato di questi suoi parenti a voler fare tutto di nascosto».

In un altro interrogatorio del 23 dicembre del 2020, Walter Loielo si focalizzava sulle figure di Antonio Criniti, soprattutto, e Filippo Di Marco. Per quanto concerne il primo, riferiva essere «un soggetto di Soriano Calabro che frequentava mio fratello Ivan e che, successivamente, ho avuto modo di conoscere anche io. Per quanto a mia conoscenza, vende frutta con il cognato, tale Filippo del quale non ricordo il cognome, sposato con Rosaria Criniti».

Loielo precisava poi che, nell’anno 2018, «venivano a farmi visita Antonio Criniti e suo cognato Filippo e mi informavano che vi era una imbasciata proveniente da “là sotto”, specificando che si trattava dei Mancuso. In particolare, Criniti mi informava che mi avrebbero pagato 5.000 euro per uccidere un vecchietto in campagna. Non so se la decisione di rivolgersi a me, per commettere l’omicidio, fosse stata presa autonomamente da Criniti o che il mio nome fosse stato espressamente indicato da quelli di “là sotto”, ossia dai Mancuso. Lo stesso, a mia domanda, mi specificava che la cosa sarebbe stata facile, in quanto si trattava di uccidere un vecchietto in campagna».

Criniti che viene indicato dal collaboratore come «personaggio “vicino” a noi”, ossia che era inserito nel nostro gruppo criminale, in quanto, talvolta, ci ha aiutato a rubare delle auto, mentre in un’altra occasione… Omissis», qui inizia la parte coperta dal segreto istruttorio sulla quale la Distrettuale antimafia sta indagando.

Ad ogni modo, proseguendo nella narrazione, il neo pentito alla domanda se fosse a conoscenza di eventuali rapporti tra Criniti e i Mancuso, rispondeva di ricordare «solo che, qualche volta, il primo raccontava che suo padre conosceva qualcuno dei Mancuso, ma non saprei dire chi in particolare. Quanto alla imbasciata relativa all’omicidio, ribadisco di avergli negato ogni mia disponibilità». Loielo precisa, poi, che che l’imbasciata gli venne «riportata prima che avesse luogo l’esplosione della bomba che cagionava la morte del figlio del vecchietto, a Limbadi. Se non erro, il messaggio mi veniva portato da Criniti tra la fine del 2017 e l’inizio del 2018.

Quest’ultimo, in tale frangente, si recava, insieme a Filippo e, se non ricordo male, anche al padre di Criniti stesso, presso la mia abitazione a bordo di una Alfa Romeo 166 grigia, che Filippo diceva di avere appena preso. Poi, una volta compreso che non avrei accettato la proposta, non mi dava ulteriori dettagli in merito alla vicenda. Lui veniva spesso presso la mia abitazione, mentre Filippo (riconosciuto in foto dal collaboratore, ndr) vi si è recato solo in quella circostanza», termina il verbale del neo pentito.

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