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Il tribunale di Vibo Valentia

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VIBO VALENTIA – Termina con due condanne lievi e una raffica di assoluzioni il processo “Decollo Ter-Money” scaturito dall’unione di due inchieste aventi ad oggetto un narcotraffico internazionale con il Sud America e la scalata al Credito Sammarinese.

A certificarne il flop il fatto che dei due secoli di carcere richiesti dalla Procura antimafia (LEGGI), il Tribunale di Vibo ne ha inflitti poco più di 7 per due soli imputati, su 27, escludendo anche l’aggravante mafiosa. Condannati, quindi, i soli Giorgio Galiano, e Walter Vendemini, manager della banca.

LE RICHIESTE DI PENA

La Dda di Catanzaro a febbraio scorso, aveva chiesto in tutto 209 anni di reclusione con pene variabili dai 3 ai 20 anni così suddivisi: Nestor Amazou (12 anni) difeso dall’avvocato Vitaliano Leone che assiste anche altri colombiani; Enrico Degar Ernesto Castillo (20 anni); Enrico Giovanni Catillo (19 anni); Gloria Adriana, Osorio Perez (20 anni); Maurizio Roa Vallarino (15 anni); Monica Serafini (10 anni); Sandro Leone Spadei Martinez (18 anni); Renato Marcel Spadei Martinez (18 anni), Sebastiano Signati (15 anni); Santiago Martinez Carmona (15 anni); Giuseppe Barbieri (4 anni); Giuseppe Ceravolo (5 anni); Maria Pia Barbieri (5 anni); Lucio amati (6 anni); Walter Vendemini (4 anni); Sandro Sapignoli (6 anni); Giorgio Galiano (6 anni); Luca Raffaello Bressi (3 anni), Salvatore Francesco Lubiana (4 anni), difeso dall’avvocato Domenico Rocco Ceravolo; Domenico Lubiana (4 anni).

L’assoluzione era stata invece richiesta per Luigi Passeri, Barbara Gabba (avv. Aldo Casalinuovo), Domenico Macrì (avv. Antonio Ingrosso), Massimiliano Sensi. Prescrizione infine per Giuseppe Mercuri (avv. Sergio Rotundo) in relazione all’unico capo di incolpazione contestato e per Sandro Leon Spadi Martinez (avv. Roberto Paternostro e Avv. Daniele Forino) e Renato Marcel Spadei Martinez, in ordine a 4 episodi di traffico di droga.

Prescrizione infine per Giuseppe Mercuri (avv. Sergio Rotundo) in relazione all’unico capo di incolpazione contestato e per Sandro Leon Spadei Martinez (Avv. Roberto Paternostro e Avv. Daniele Forino) e Renato Marcel Spadei Martinez, in ordine a 4 episodi di traffico di droga.

IL VERDETTO

Ma, alla fine, ad essere condannati sono stati, come detto, soltanto Galiano e Vendemini, per una ipotesi di riciclaggio senza l’aggravante – che veniva contestata – delle modalità mafiose. Per ciascuno una pena di 3 anni e 4 mesi e 4.000 euro di multa. Tutti gli altri imputati sono stati assolti perché il fatto non sussiste o per non averlo commesso.

LA GENESI

Il processo era nato dall’unione di due inchieste. A gennaio 2011 con l’operazione denominata “Decollo ter” gli inquirenti ipotizzavano l’esistenza di un traffico internazionale di cocaina tra Venezuela, Spagna, Colombia. Destinazione finale la Calabria.

Una prosecuzione di una indagine nata qualche anno prima, nel 2004, che aveva già portato all’arresto e alla condanna di diversi narcotrafficanti.

Nel successivo mese di luglio, erano avvenuti gli arresti dell’inchiesta “Decollo Money” ad opera dei carabinieri del Ros coordinati dalla Procura antimafia di Catanzaro con l’ipotesi che esponenti ritenuti vicini al clan Mancuso di Limbadi avessero puntato ad acquistare il Credito sammarinese (che navigava finanziariamente in pessime acque) attraverso versamenti di denaro provenienti dal narcotraffico.

L’obiettivo finale, secondo la prospettazione accusatoria, era dunque quello di acquisire tutte le quote dell’istituto di credito con il riciclaggio dei proventi del narcotraffico con la conseguenza diretta che, con il passare degli anni, la banca sarebbe finito praticamente nelle mani della ‘ndrangheta vibonese. In particolar modo in quelle di persone ritenute vicine alla potente cosca dei Mancuso di Limbadi.

I recenti approfondimenti delle indagini sul fronte patrimoniale avevano consentito di ricostruire il presunto complesso circuito del riciclaggio e del reimpiego dei narcoproventi.

Accertamenti che portarono gli inquirenti a recuperare 1,3 milioni, contenuti in una valigetta consegnata a Bologna al direttore del Credito e che rappresentavano la prima tranche dei 15 milioni che la ‘ndrangheta, secondo gli investigatori, avrebbe voluto riciclare e reinvestire.

Ipotesi e contestazioni che, come visto, non hanno retto al vaglio del Tribunale di Vibo presieduto dal giudice Chiara Sapia (a latere Giorgia Ricotti e Anna Moricca).

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