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Il tribunale di Vibo Valentia

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VIBO VALENTIA – Otto anni e tre mesi. Questa l’entità della pena inflitta dal gup di Vibo, Marina Russo, a Piero Castagna, 43 anni, di Rombiolo, accusato del tentato omicidio del cognato Francesco Alberto Purita, avvenuto la sera del 29 luglio mediante l’esplosione di diversi colpi di arma da fuoco nei pressi del Vibo Center (LEGGI).

La vittima, al momento dell’agguato, si trovava precisamente all’interno di un terreno sito nella frazione Vena Superiore.

Il pubblico ministero Filomena Aliberti aveva chiesto la condanna per l’imputato alla pena di 9 anni e 4 mesi, ma il gup, accogliendo le richieste dell’avvocato Diego Brancia, legale del 43enne, non ha riconosciuto le aggravanti della premeditazione, della crudeltà e dei motivi abbietti.

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A seguito del grave fatto, Castagna si era reso immediatamente irreperibile (LEGGI LA NOTIZIA DEL SUO ARRESTO), mentre Purita era stato trasportato d’urgenza presso l’Ospedale “Jazzolino” di Vibo Valentia in condizioni inizialmente critiche.

Fondamentali ai fini della ricostruzione dell’accaduto erano state proprio le dichiarazioni della vittima, la quale, già nell’immediatezza dei fatti, aveva riferito, senza esitazione alcuna, ai poliziotti della Squadra Mobile che il colpo era stato sparato da suo cognato, Piero Castagna.

Escussa nuovamente il giorno successivo, alla presenza del pm che ha coordinato le indagini – Filomena Aliberti – la vittima, dopo aver ricevuto le prime cure, ha meglio circostanziato i fatti raccontando la dinamica occorsa la sera precedente con dovizia di particolari.

Secondo le indagini, il movente risiede nell’insofferenza da parte dell’imputato di vedere il congiunto all’interno del fondo agricolo dove i due, la sera del 29 luglio, si erano dati appuntamento.

A seguito di questo primo avvertimento, Castagna si sarebbe allontanato dal luogo in questione, per farvi ritorno dopo pochi minuti con fare decisamente più aggressivo.

In base alla ricostruzione accusatoria, Castagna, dopo aver minacciato verbalmente il cognato, avrebbe estratto la pistola e avvicinatosi alla vittima – che nel frattempo cercava di fuggire – l’avrebbe attinta, dapprima con un colpo all’orecchio e subito dopo con altri spari ad un braccio e alle gambe, provocandone la caduta.

Non ancora appagato, avrebbe ulteriormente colpito il cognato, ormai riverso al suolo e quasi privo di sensi, con un ennesimo colpo di pistola all’inguine, per poi sferrargli numerosi calci al petto e alle gambe.

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