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VIBO VALENTIA – Quello che viene ritenuto dalla Dda come una delle talpe del clan, vale a dire il carabiniere Antonio Ventura, il pentito Arena racconta di averlo conosciuto «tanti anni fa e ricordo che prima faceva l’autista al giudice Elio Costa; successivamente è divenuto amico di Danilo Tripodi e Michele Galati, quest’ultimo imparentato coi Lo Bianco e i Galati di Piscopio, e si prestava ad aiutarci proprio perché avevamo amici in Comune, passandoci notizie riservate, tant’è che verso il 2010-2011 mi aveva fatto pervenire, tramite Galati, una imbasciata in cui mi notiziava di intercettazioni nei miei confronti, e in quella occasione furono infatti arrestati Marco e Domenico Pardea per droga. Galati al riguardo mi disse di stare tranquillo per tre mesi e di guardarmi e infatti non ebbi problemi, né perquisizioni».

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Il teste ha quindi ricordato la vicenda dei soldi dell’assicurazione su un falso sinistro stradale che lo ha visto protagonista che gli «consentì di ottenere 5.000 euro», con la moglie di Ventura «che, in qualità di accertatrice, mi aveva fatto rilevare che sarebbe stato meglio non proseguire perché risultava che ero stato investito da mio cugino mentre invece ero caduto dalla scala; io replicai che sarei comunque andato avanti e alla fine ottenni i soldi».

Altra circostanza del presunto rapporto tra il carabiniere e il collaboratore attiene al periodo dei furti nelle case a Vibo: «Tra queste era stata colpita anche quella di Ventura che venne a trovarmi con Galati: Gli dissi che me la sarei vista col mio gruppo e di non fare denuncia e lui concordò, solo che poi la polizia fece un’operazione che portò all’arresto dei ragazzi che avevano commesso questi furti, ma degli oggetti sottratti a Ventura non abbiamo mai saputo se fossero loro i responsabili».

L’ultima volta che Arena vide il carabinieri fu «10 giorni prima della mia collaborazione in un negozio di ottica e ricordo che era stato declassato e l’avevano messo tra il personale che la sbarra al comando dei carabinieri all’aeroporto e questo perché era stato nominato dal pentito Raffaele Moscato. Tale circostanza mi fu riferita da Michele Galati».

Galati che «mi raccontava come Ventura fornisse notizie ai Piscopisani», mentre «Francesco Antonio Pardea mi diceva che faceva la stessa cosa con il gruppo di Mantella». In una occasione, inoltre, l’imputato «consentì di giungere al ritrovamento di una microspia nell’auto del mio amico Michele Tripodi, fratello di Danilo, sotto controllo presumo dalla Dda di Reggio perché si sospettava, per via dei suoi rapporti con la famiglia Crea, che favorisse la latitanza di Mimmo Crea nel vibonese dove poi venne arrestato a Santa Domenica di Ricadi».

Sempre Galati, nel 2017-2018 avrebbe riferito ad Arena di essere stato «in possesso di una divisa ufficiale dell’Arma dei carabinieri e in occasione di avviare un trasporto di marijuana in Puglia mi rivelò di non preoccuparmi proprio in virtù della presenza di questa divisa e quindi se l’avessero fermato le forze dell’ordine sarebbe comunque riuscito a passare».

Divisa che, «mi riferì ancora Galati, venne usata altre volte in precedenza per il trasferimento di cocaina per conto della famiglia Alvaro». Infine, Ventura e Galati avrebbero «messo in piedi numerose truffe assicurative per falsi incidenti, con periti compiacenti percependo ingenti profitti, ed essendoci un carabiniere era molto più facile commetterle».

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