Il tribunale di Torino

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TORINO – Uno dei presunti boss della ‘ndrangheta a Carmagnola (Torino) era stato «garante e mediatore» tra una banda di sinti e il proprietario di una sala giochi vittima di estorsioni. È quanto emerge dall’ordinanza di custodia cautelare di ‘Carminius’ (SCOPRI TUTTI I CONTENUTI), l’inchiesta condotta dalla Direzione distrettuale antimafia di Torino e che ha portato alla luce l’attività di un gruppo criminale riconducibile alla ‘ndrangheta e in particolare alla cosca vibonese dei Bonavota.

In particolare, dalle carte dell’indagine emerge un episodio del 6 ottobre 2014, quando, a Carmagnola, furono sparati quattro colpi di pistola contro la saracinesca di una sala giochi. Nel febbraio dell’anno seguente furono arrestati, con l’accusa di estorsione, quattro sinti che, secondo gli inquirenti, pretendevano dal gestore il pagamento di un debito di 13 mila euro. Accertamenti svolti dai carabinieri di Moncalieri fecero emergere il ruolo di mediatore del presunto boss, Salvatore Arone, nella controversia tra i nomadi e i familiari del gestore.

 

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Secondo il giudice per le indagini preliminari Giulio Corato l’episodio fornisce «la misura del peso specifico dell’intervento dell’indagato, ritenuto ampiamente in grado di arginare sul territorio persone oltremodo pericolose, capaci di passare all’azione violenta». 

Ma il gip ha anche rimarcato come Carmagnola sia un «territorio che può definirsi dominato da decenni» dalla ‘ndrangheta dove però «c’è stata un’alleanza e calabresi e siciliani parlano fra loro prima di fare qualsiasi cosa».

Tra gli arrestati c’è Antonino Buono, 61 anni, originario della provincia di Palermo, residente nel paese, che secondo un pentito è «rappresentante dell’anima siciliana di un accordo di collaborazione a quanto pare intervenuto con gli esponenti della ‘ndrangheta».

Gli investigatori ritengono che fosse la figura «deputata a reinvestire il denaro dell’associazione» nel settore dei videopoker «in grado di incrementare in misura esponenziale» i guadagni.

In questo ambito sono stati fatti rientrare le azioni contro esponenti politici locali (della maggioranza di centrodestra) come il vicesindaco Vincenzo Inglese: «Nel 2016, pochi mesi dopo la mia elezione, io ero stato candidato Sindaco, e si verificò l’incendio della mia auto. Nella mia campagna elettorale avevo preso l’impegno di emettere provvedimenti contro le slot machines. Quando nel 2017 è stata bruciata l’auto di Cammarata, allora ho collegato anche questo fatto a quanto era accaduto a me». L’ordinanza contro i videopoker fu emessa ugualmente. Secondo una testimonianza raccolta dagli inquirenti, Buono «aveva sostenuto anche finanziariamente la campagna elettorale di una lista che appoggiava il centro sinistra».

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