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L'Asp di Vibo Valentia

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VIBO VALENTIA – «Sono affetta da varie e gravi patologie, in primis da un tumore e da disfunzioni respiratorie. Ho una prescrizione con su scritto “urgente” per una visita specialistica che, per legge va assicurata entro le 72 ore. Questo però solo sulla carta perché ho telefonato e ritelefonato ma dal numero verde del Cup mi continuano a rispondere che i poliambulatori di Moderata Durant sono ancora chiusi al pubblico. Vorrei sapere dall’Asp come devo fare».

Parla piano, visibilmente provata, L. G., 71 anni, di Vibo, dalla cartella clinica invero impressionante: racconta infatti di essere ammalata di linfoma, di soffrire di gravi disturbi cardio-respiratori, di essere trombofiliaca (problemi per la coagulazione del sangue). Dopo aver provato più volte di persona a tentare di ottenere quello che è un suo diritto, e cioè una visita urgente prescrittale dal suo medico curante, ha deciso di denunciare il tutto pubblicamente raccontando al Quotidiano del Sud la sua incredibile quanto inaccettabile vicenda: «So che siete un giornale che sta dalla parte dei cittadini e che spesso avete ospitato denunce e lagnanze. Spero pertanto, col vostro aiuto, di venire a capo di questo problema».

Come detto prima, circa una mese addietro, avendo necessità di una spirometria (soffre infatti di disturbi respiratori) l’interessata, che è in ossigenoterapia, ha telefonato al numero verde del Cup Calabria centro, che serve le province di Vibo, Catanzaro e Crotone, munita di regolare prescrizione del suo medico di famiglia: «Dopo un’attesa di parecchi minuti mi hanno risposto che gli ambulatori erano aperti soltanto per le visite urgenti, che come dice la legge vengono garantite entro 72 ore. Siccome sulla mia ricetta non c’era questa voce, allo stato non c’era nulla da fare».

La donna allora si è rivolta nuovamente al suo medico, che ha rifatto la prescrizione secondo l’indicazione ricevuta. Nuova telefonata: «Dopo essere rimasta in attesa per un sacco di tempo, ma davvero tanto, mi hanno detto che “Vibo non dà l’accesso, a Vibo è bloccato…”. Sto ritelefonando da più di 10 giorni ma la risposta è sempre quella. E siccome la visita non me la danno entro le 72 ore imposte dalla legge, ogni volta la ricetta scade ed io devo rifarla. Ma inutilmente. Allora, avendo un grave scompenso cardio-respiratorio, sono stata costretta ad andare da uno specialista a pagamento, una cifra salata rispetto alla mia pensione. Che devo fare?».

Allargando il discorso, la paziente ricorda la situazione alla quale quotidianamente si assiste davanti agli sportelli per la prenotazione delle analisi: «Io mi ci devo recare spesso perché purtroppo, tra le altre cose, sono anche trombofiliaca e devo fare periodicamente l’esame per la coagulazione del sangue. Stando lì in attesa vedo l’esasperazione della gente, persone che urlano, imprecano. L’altro giorno una signora gridava: “mia madre sta morendo ma non riesco a farle fare una visita”… Ecco, sono certa che queste cose i dirigenti dell’Asp le sanno, non foss’altro perché ne parlano spesso anche i giornali. Perché non intervengono?».

Tornando al suo caso, la domanda che l’interessata si pone appare dunque pienamente giustificata: «Come mai questi benedetti ambulatori sono chiusi? Non riesco proprio a spiegarmelo, la fase di emergenza acuta è finita o no il 4 maggio? Io ho iniziato a chiamare subito dopo quella data ma sono ancora qui col mio problema irrisolto. Chiamo tutti i giorni, mattino, pomeriggio e sera, ma senza esito. Qualcuno dall’Asp può darmi una spiegazione valida? Sono esasperata, non so più a chi rivolgermi». Da qui la decisione di contattare il Quotidiano per esprimere la sua dura protesta, «la protesta di una paziente oncologica, trombofiliaca e con gravi problemi respiratori, nei confronti dei dirigenti dell’Asp: se non conoscono simili disfunzioni vuol dire che non sanno fare il loro lavoro, ma ancora più grave è se le conoscono e non intervengono…».

Un intervento rapido e risolutore la donna lo chiede però anche «al sindaco Maria Limardo, che è la massima autorità sanitaria del Comune, così come al prefetto Zito, massima autorità dello Stato sul territorio: questo modo di fare calpesta infatti il diritto alla salute che la Costituzione espressamente garantisce a tutti noi».

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