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VIBO VALENTIA – Uno scempio che, indipendentemente dalle ipotesi, non esclude la presenza di un giro d’affari che affama mani sacrileghe. Smaltimento illegale? Razzia di zinco e ottone recuperati dalle casse funebri per essere riutilizzati o venduti? Questi i primi interrogativi dinanzi al macabro ritrovamento di alcune bare, avvenuto domenica mattina lungo una stradina nei pressi della ex Statale 606, all’altezza del distributore di carburante “Esso”, nei pressi del cantiere del nuovo ospedale.

Ad accorgersi della presenza delle casse da morto, tre o quattro, è stato un cittadino che stava facendo una passeggiata e che, una volta notatele ammassate alla meno peggio l’una vicina all’altra, ha immediatamente allertato le forze dell’ordine. Sul posto si sono recati alcuni agenti della squadra Volante e il personale della polizia scientifica, i quali hanno potuto effettivamente constatare quanto segnalato dal passante, oltre a un cumulo di altri rifiuti speciali depositati lungo il perimetro demaniale.

Gli operatori della Questura hanno rinvenuto che alcune delle le casse di legno zincate recavano con evidenti segni di “scasso” e contenevano abiti e oggettistica varia nonché altri resti di legno adiacenti alle bare manomesse.

Uno spettacolo inquietante, frutto di estumulazioni e traslazioni ora al vaglio degli inquirenti che hanno informato il Comune di Vibo. Un luogo, quello del ritrovamento, non molto distante dal cimitero cittadino, teatro, nel mese di febbraio 2019, di una macabra scoperta: da una cappella gentilizia appartenente ad una famiglia vibonese, infatti, erano sparite sette bare con relative spoglie. Ad accorgersi dell’accaduto, era stato un amico di famiglia che era solito recarsi sul posto anche se non assiduamente. Lo stesso aveva notato che la scritta con i cognomi era stata rimossa e che il cancelletto della struttura era coperto da un telo che celava tra l’altro un lucchetto nuovo. All’interno della stessa furono rinvenute tracce di lavori e in una busta una parte dei resti delle persone tumulate.

Una notizia agghiacciante. Le lapidi erano state frantumate e le sette bare sparite nel nulla. Un sacrilegio per il quale gli inquirenti, ancora a lavoro, non esclusero alcuna ipotesi in ordine al movente.

Vi è dunque una correlazione tra questi due episodi? Moventi simili? Nulla al momento è certo e chiaramente provare possibili collegamenti tra le due vicende spetterà agli inquirenti, ma tra le tante ipotesi che si delineano, è inevitabile un rimando naturale a quell’episodio che scosse la comunità vibonese, nel freddo febbraio dello scorso anno.

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