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VIBO VALENTIA – Con la cattura di Agostino Papaianni (LEGGI), si assottiglia la lista delle persone sfuggite alla maxi operazione del 19 dicembre del 2019. Mesi di ricerche, sottotraccia, lontani dai riflettori, blitz che a volte non hanno portato al risultato sperato, senza tuttavia far perdere di vista l’obiettivo principale: quello di assicurare tutti i latitanti alla giustizia. Tutte le forze dell’ordine impegnate a farlo, sotto il coordinamento della Dda di Catanzaro, in un’azione a tenaglia che ha tagliato tutti i collegamenti a chi si era reso uccel di bosco.

Attività pazienti, costanti, sfibranti, quelle degli investigatori, fatte di appostamenti, di risconti, di pedinamenti di soggetti sospetti. Alla fine i risultati sono giunti, ed altri pian piano stanno arrivando. E quelle tessere mancanti del puzzle si stanno aggiungendo di volta in volta. 

La lista, come detto, si assottiglia. Restano in quattro ancora “liberi” e alcuni di questi sono personaggi di un riconosciuto spessore criminale.

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Pasquale Bonavota 
È considerato il reggente dell’omonimo clan di Sant’Onofrio. Colui che, da latitante, invia le lettere nelle quali informa di aver nominato il proprio legale di fiducia. Dal novembre del 2018 non si ha più traccia di lui. Pasquale, 47 anni, è considerato la “mente” dell’omonima famiglia di ‘ndrangheta ritenuta egemone a Sant’Onofrio e nei paesi limitrofi, zona industriale di Maierato compresa. Il fratello Domenico, ritenuto l’ala militare, è stato catturato il 9 dicembre del 2020, scovato dai carabinieri nell’abitazione di persone insospettabili. Non si era allontanato da Sant’Onofrio.

Domenico Cugliari
Nell’elenco dei sette latitanti ricercati nell’ambito dell’inchiesta “Rinascita-Scott” c’è un altro santonofrese ritenuto vicino al clan dei Bonavota. Si tratta di Domenico Cugliari, 29 anni, detto “Scric”. Secondo l’accusa, per conto del clan avrebbe mantenuto rapporti con le altre consorterie criminali, accompagnando i parenti dei sodali detenuti ai colloqui in carcere, rendendosi disponibile a farsi intestare fittiziamente attività imprenditoriali riconducibili agli esponenti apicali del sodalizio, commettendo rapine e reati in materia di stupefacenti.

Salvatore Morelli 
“Turi l’Americano” era stato designato da Andrea Mantella quale suo naturale erede. Scaltro e razionale, il 38enne, era nella cerchia ristretta del boss scissionista per eccellenza di Vibo. Un paio di blitz, pare, sono andati a vuoto in questi mesi, segno che Morelli riesce ancora a godere di una rete di fiancheggiatori particolarmente intricata.

Domenico Tomaino
“U Lupu”, come viene soprannominato il 31enne vibonese, farebbe parte del gruppo che racchiude le nuove leve del crimine della città. È ritenuto uno dei responsabili dell’estorsione ai danni del titolare di una concessionaria di auto in concorso con Morelli e Domenico Macrì e di aver posizionato il 22 marzo 2017, sempre su ordine di Morelli, un delfino morto davanti la saracinesca della sede delle società “2 P Costruzioni e Patania Costruzioni” di proprietà del costruttore Francesco Michelino Patania, alias “Ciccio Bello”, costruttore di Vibo Valentia, ritenuto il ramo imprenditoriale del clan Lo Bianco-Barba e del gruppo di Mantella.

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