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Raffaele Iorfida

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VIBO VALENTIA – La settimana scorsa quelle di Nico Console. Adesso quelle di Lele Iorfida. E presto, molto presto, potrebbero farne seguito altre. L’aria che si respira a Palazzo Luigi Razza in queste ultime settimane a cavallo tra luglio e il mese appena iniziato non sono certo delle migliori. E così, mentre si cerca di trovare un refrigerio al boccheggiante caldo afoso, la colonnina di mercurio nella casa comunale è addirittura più elevata.

Sì, perché la prima commissione consiliare – Affari generali – si trova d’un colpo decapitata dei suoi vertici: dopo il presidente Console (quota Udc) adesso, come detto Iorfida (“Rinasci Vibo”), suo vice, lascia l’incarico. Ed anche in questo caso vengono addotte motivazioni di tipo personale e professionale (il primo è avvocato, il secondo commercialista) che non consentono di “conciliare al meglio” l’attività politico-amministrativa con quella lavorativa.

Questa, dunque, la spiegazione ufficiale, ma se nel primo caso poteva apparire reale, questo nuovo sussulto – cui potrebbe seguirne un altro, se si considera che il gruppo che fa capo a Tonino Daffinà conta un altro presidente di Commissione – non può che far emergere una nuova chiave di lettura. Politica per l’esattezza. D’altronde, non è un ormai mistero che all’interno della maggioranza consiliare che supporta l’amministrazione guidata dal sindaco Maria Limardo, serpeggi una certa insoddisfazione, in particolare dei gruppi minori.

Ad aprire la strada era stato, verso metà luglio, il movimento “Vibo Valentia da Vivere” che nell’assemblea cittadina conta Lorenza Scrugli, assente agli ultimi due consigli. In verità il monogruppo – per bocca del suo leader, Alfonsino Grillo – aveva avanzato critiche al sindaco e alla sua squadra, nonché ai referenti politici di Forza Italia (Mangialavori) e Città Futura (Pitaro), in occasione dei criteri per la nomina della Giunta, ma la situazione si è incancrenita ulteriormente col passare dei mesi fino al comunicato ufficiale del Movimento e quello successivo dello stesso Grillo nel quale si faceva menzione come «ciò che traspare dentro e fuori l’aula consiliare, e ciò che i cittadini percepiscono, sia l’immagine di un’amministrazione soggiogata al volere di due gruppi politici e di pochissime persone».

Da Console e Iorfida (i cui gruppi vantano un assessore a testa con deleghe strategiche, rispettivamente Enzo Bruni all’Ambiente, e Pasquale Scalamogna all’Urbanistica) nessun commento che non sia quello ufficiale, ma si comprende bene che alcuni nodi stanno venendo al pettine e che hanno portato i due ad abbandonare l’incarico di una delle più importanti commissioni (quella che valuta i regolamenti comunali e visiona gli atti dell’ente propedeutici alla discussione nell’assemblea cittadina): dall’assenza di una interpartitica con i referenti politici di tutti i gruppi di maggioranza per chiarire dove l’amministrazione stia andando, al fatto che appare sempre più nitido come l’attività dell’esecutivo sia orientata soltanto – o soprattutto – dai due maxi blocchi in assise che contano rispettivamente sette consiglieri (Forza Italia ha, infatti, anche il presidente dell’assemblea) mentre gli altri sarebbero relegati al ruolo di comparse. Ma comparse con un certo peso se si pensa che i loro numeri si sono rivelati fondamentali per l’approvazione di due fondamentali pratiche quali il rendiconto di gestione e il piano strutturale comunale, passati rispettivamente con 19 e 16 voti favorevoli, e questo sol perché alcuni consiglieri quel giorno sono stati “richiamati” all’ultimo momento per partecipare al consesso civico e non far cadere il numero legale o, peggio, non approvare i due ordini del giorno.

Se non si può parlare di una vera e propria crisi di maggioranza – anche perché sia Console che Iorfida avrebbero confermato di proseguire il loro percorso all’interno della stessa –, si può tuttavia affermare, senza ombra di dubbio, che c’è del malcontento palpabile. Malcontento che spetterà, adesso, al sindaco cercare di risolvere ma il compito che si presenta davanti al capo dell’amministrazione comunale non è certo dei più semplici. Ecco perché il caldo di questi giorni non è niente a quello che si percepisce a Palazzo Razza.

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