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ROMBIOLO – Liste d’attesa ancora al centro della malasanità calabrese. Ci si riempe la bocca di belle intenzioni (dalla serie: “Stiamo risolvendo il problema”), si spacciano delle mere proclamazioni di principio come delle verità rivelate. Ma, alla fine, nulla si muove. Tutto rimane immobile. Mentre l’indignazione di quelli che sono gli anelli deboli della catena, ossia gli utenti (nella maggior parte dei casi anziani) aumenta.

Purtroppo, è come combattere contro i mulini al vento. Tutti comprendono i disagi ma nessuno riesce, o vuole, fare qualcosa per eliminarli o quantomeno mitigarli. La storia che vi stiamo per raccontare ha come protagonista una signora di 97 anni, residente nel paese capoluogo. Il suo nome? Maria Antonia Maccarone. Il suo cruccio? Non ricevere le cure che le spettano. In senso lato, alla nonnina non viene riconosciuto il diritto alla salute sancito dalla carta costituzionale.

Ecco il perché.

A parlare è il figlio Pino Maccarone: «Stante la veneranda età di mia mamma, ho inoltrato, a febbraio 2020, all’Asp di Vibo Valentia la richiesta di una visita geriatrica a domicilio, facendo presente l’impossibilità di trasportare una quasi inferma e l’indisponibilità del medico curante ad effettuare le visite a casa. Dopo varie peripezie, con un rimpallo di competenze tra gli uffici di Vibo e quelli di Tropea, mi accordano la prestazione. Sennonché nel frattempo scoppia la pandemia e il tutto, giustamente, viene bloccato per ragioni di sicurezza».

Fin qui nulla da eccepire. L’intoppo si presenta nel mese di maggio, allorquando Pino Maccarone viene contattato dal geriatra in servizio all’Azienda Sanitaria Provincia di Vibo che chiede spiegazioni sulle motivazioni della citata richiesta.

«Io ho risposto – afferma il nostro interlocutore – che è un’anziana 97enne bisognosa di attenzioni particolari e, quindi, di un geriatra. Il medico mi ha rassicurato che appena l’emergenza sanitaria si fosse attenuata sarebbe venuto a casa. Pur tuttavia, se ne vanno invano sia giugno che luglio. Ad agosto mi recavo al poliambulatorio di Moderata Durant per avere delucidazioni del perché del ritardo. Un’infermiera mi comunicava che il dottore geriatra era andato in ferie, portandosi nella borsa la mia impegnativa. Siamo praticamente a novembre e ancora non mi hanno fatto sapere nulla. Non si sono degnati neanche di una telefonata. Capisco le difficoltà dovute alla pandemia ma, in ogni caso, un minimo di sensibilità di fronte ad un soggetto fragile, come una 97enne, sarebbe stato un atto dovuto».

Da qui le conclusioni: «Da questa esperienza deduco che in caso di nuove e più stringenti restrizioni il tanto agognato consulto sarà possibile solo al cimitero».
E’ il caso proprio di aggiungere: cari dirigenti, profumatamente pagati, dell’Asp, se ci siete, non vi sembra giunta l’ora di battere finalmente un colpo?

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