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QUANDO si parla di diritto sanitario si intende un particolare ramo della giurisprudenza che si occupa di tutelare e fare funzionare nel modo corretto due aspetti cruciali del nostro Paese: il diritto alla salute e il Servizio sanitario nazionale (Ssn). Sono due principi base scritti nella nostra Costituzione che, infatti, considera la salute come uno dei diritti fondamentali della persona. Ad ogni giorno che passa, tuttavia, è sempre più palese e chiaro alla popolazione tutta come tale diritto si sia, nel tempo, trasformato in un concetto etereo e inafferrabile: seppur giuridicamente previsto, è per i più concretamente irraggiungibile.

Se poi si decidesse di contestualizzare tale problematica nella Regione Calabria con successivo e specifico riferimento alla situazione sanitaria della provincia di Vibo Valentia, emergerebbero un miscuglio di criticità, lacune e carenze difficili anche da immaginare. La debolissima struttura sanitaria presente sul territorio tuttora mette, nella maggior parte dei casi, in estrema difficoltà coloro che all’improvviso si ritrovano in condizioni tali da doversi rivolgere con grave urgenza presso il nosocomio più vicino.

È stato questo il caso di Domenico, uomo di 57 anni residente nel Vibonese, il quale – a fronte di un grave nonché improvviso problema respiratorio cagionato da una tosse persistente – si è repentinamente rivolto al suo medico di base per un controllo. «Ci siamo fortemente preoccupati – ha affermato la moglie senza riuscire a nascondere la sua apprensione – È accaduto tutto d’un tratto: ha cominciato a tossire senza controllo e ciò gli ha impedito di respirare correttamente. Considerate le altre sue patologie a cui dobbiamo prestare occhio, non abbiamo potuto lasciar correre». Il medico di famiglia, preoccupato anch’egli di quanto irragionevolmente accaduto, aveva quindi prescritto una visita pneumologica inserendo nella relativa ricetta la lettera “U”, corrispondente all’urgenza della prestazione a cui l’utente ha diritto entro le 72 ore decorrenti dall’emissione della prescrizione medica.

Contattato qualche giorno fa il Centro unico di prenotazione (Cup), Domenico e la sua famiglia si sono scontrati con una realtà sanitaria tutt’altro che efficiente. «Non ci sono posti disponibili, è tutto pieno»: la lapidaria e spiazzante risposta dell’operatore ha obbligato Domenico a richiedere l’emissione di una seconda ricetta, questa volta non urgente. È stato in quel momento che al danno si è aggiunta una clamorosa beffa, individuando la prima data disponibile per la visita specialistica nel mese di marzo del 2022 presso il poliambulatorio.

«Questa è una vera e propria presa in giro, questi tempi biblici ledono la dignità e i diritti dei pazienti, costringendo chi avrebbe diritto a ricevere delle cure a rivolgersi a privati o a richiedere visite in ospedale tramite intramoenia, ma pagandole. – ha proseguito la moglie – Se un giorno non dovessimo avere la disponibilità economica, cosa dovremmo fare io o mio marito? Tutto questo è inaccettabile, soprattutto alla luce della grave situazione legata alla pandemia».

Una situazione al limite della legalità che non soltanto lega le mani degli utenti, ma va contro a precise disposizioni legislative previste, per la precisione dal Decreto Legislativo n. 124/1998 il quale, in proporzione al livello di “priorità della prestazione”, fissa le tempistiche individuando, come tetto massimo, previsto per le visite “programmate” e non urgenti, il termine di 180 giorni. «Non è la prima volta che si verifica una situazione del genere, sia per mio marito che per tante altre persone che conosco. – ha chiosato – Non si può andare avanti in questo modo, non con questa sanità. Non è la prima volta che abbiamo necessità di fare delle visite che, nonostante fossero classificate come urgenti, non vengono garantite per mancanza di date disponibili».

Questa è l’ennesima goccia che rischia di far traboccare un vaso ormai stracolmo. Soprattutto in questi tempi bui di Covid-19 la tutela del diritto alla salute dovrebbe rappresentare la massima priorità; è un peccato dover constatare come questa considerazione, a Vibo Valentia, non venga fatta.

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