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Il mare di Pizzo

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PIZZO – In questa torrida estate pizzitana non sono mancate, e non mancheranno certo nelle prossime settimane, problematiche e polemiche, senza che sia ben chiaro se siano le prime a scaturire le seconde o viceversa.

Quello che è certo è che il “problema mare” sta occupando la quotidianità del dibattito pubblico, e molto più copiosamente quello social. Il mare pizzitano non riceve riconoscimenti che ne attestino l’eccellenza delle acque da anni, per trovare l’ultima volta che Legambiente ha assegnato le 4 vele blu bisogna risalire al 2005, segno che qualche problema c’è da tempo e nonostante gli investimenti sulle pompe di sollevamento e i depuratori la strada da percorrere è ancora lunga.

Dallo scorso ottobre poi il depuratore in zona Marinella è stato posto sotto sequestro a seguito di irregolarità riscontrate dalla Guardia Costiera, ma il commissario prefettizio alla guida del Comune, Antonio Reppucci, ha assicurato che l’ente ha realizzato dei lavori, ed altri ancora dovranno essere fatti, e la ditta di gestione e l’ufficio tecnico certificano che l’impianto non sversa in mare; piuttosto Reppucci alza il tiro sugli allacci e gli scarichi abusivi presenti sul territorio, chiama in causa la Regione Calabria alla quale ha scritto diverse volte e che ha promesso 500mila euro (ma ancora rimasti solo su carta) da investire su depuratore e pompe di sollevamento, e plaude la scelta della procura di vederci chiaro.

Nel mentre, anche il depuratore che si trova nell’area industriale di San Pietro Lametino, a due passi dunque da Pizzo, è stato posto sotto sequestro per sversamento di reflui, liquidi e fanghi nel torrente e, di conseguenza, nel mare. Una decisione che potrebbe essere anche una parziale spiegazione delle segnalazioni dei problemi di mare sporco, chiazze verdastre ed acque maleodoranti che arrivano soprattutto dalle zone Colamaio e Marinella, al confine con il territorio della provincia catanzarese.

Resta però il fatto che basta un po’ di mare mosso per far comparire, soprattutto in certi orari, chiazze, schiuma e sporcizia in acqua, che poi magicamente nel tardo pomeriggio scompaiono. L’Arpacal, la scorsa settimana, ha accertato come in zona Lido Malfarà i valori delle analisi non fossero conformi con la balneazione, anche se, nel giro di 48 ore, tutto è tornato sotto i limiti consentiti ed è stato revocato il divieto di balneazione.

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Una situazione quindi in continuo mutamento, a cui vanno aggiunte anche le problematiche delle spiagge: il servizio di pulizia è stato ridotto al minimo viste le difficoltà economiche, e diversi sono i cumuli di spazzatura presenti, colpa dell’inciviltà sicuramente ma anche di un mancato controllo prima e raccolta dopo. Calabra Maceri, l’azienda che gestisce la raccolta rifiuti, ha provveduto ieri a “liberare” le spiagge in zona Marinella, mentre venerdì hanno preannunciato la raccolta rifiuti sulla spiaggia nelle zone Stazione e Marina.

Insomma quadro complesso quello di questa estate per i cittadini, ma anche per i turisti. E se la “fuga” di cui qualcuno ha impropriamente parlato per le condizioni del mare e delle spiagge non c’è stata, quello che gli operatori turistici lamentano è invece un’assenza di servizi che preclude un ritorno o una pubblicità positiva di chi sceglie di passare le vacanze in città.

Ne è convinto Eduardo Grillo della Napitia Tourist Services, «nelle nostre strutture nessuno ha chiesto un rimborso o è andato via prima. Restano incantati dalle bellezze naturali che abbiamo, diverso è il discorso per i servizi. L’assenza di una navetta o la sporcizia delle strade sono le lamentele che sentiamo più spesso. Le faccio un esempio, questa mattina sono stato dai Carabinieri e dai Vigili Urbani per denunciare le condizioni di un vicolo, in pieno centro, sul quale affacciano alcune camere del B&b che gestiamo; non è possibile che i locali che su questo vicolo hanno le cucine lascino i loro rifiuti lì e addirittura qualcuno ha pensato bene di buttare l’impasto della pizza che ha fatto da richiamo a diversi animali. Manchiamo di un senso del bene comune, altrimenti non si spiegherebbero questi comportanti. I commissari straordinari devono intervenire duramente, altrimenti non potremo mai crescere».

Dello stesso avviso Pasquale Cardona che gestisce diverse strutture sul territorio cittadino «il mare è una piccola parte del problema. Certo i tanti articoli di questi giorni hanno generato un po’ di allarmismo e ci sono arrivate chiamate da alcuni futuri ospiti per avere notizie, ma c’è da fare un discorso più in generale sui servizi da offrire su cui siamo molto carenti». A puntare il dito soltanto contro il mare sporco si rischia di dimenticare ancora una volta la programmazione da mettere in piedi, con fatica, per un stagione turistica all’altezza di una città come Pizzo.

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