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VIBO VALENTIA – Appena un mese fa si erano fatti promotori di un’azione eclatante: una denuncia penale contro il governo nazionale e la Regione Calabria, formalmente depositata alla Procura di Vibo Valentia con l’obiettivo di perseguire i responsabili di «ogni abuso e omissione eventualmente commessa» nella gestione dell’emergenza sanitaria legata alla pandemia.

Nella denuncia di 13 pagine, accompagnata da oltre 150 firme, i promotori avevano elencato provvedimenti, rapporti scientifici ed economici che, a loro dire, dimostrerebbero le responsabilità istituzionali in merito alle perdite economiche – ma anche umane – dovute alla gestione del Covid. 

Ora, i ristoratori vibonesi del comitato Zona bianca, alla luce delle ultime disposizioni che danno il via libera anche al servizio ai tavoli all’interno dei locali, non intendono abbassare la guardia e spostano il “mirino” sul Comune di Vibo Valentia, elencando una serie di interventi finalizzati al rilancio del commercio cittadino.

Sullo sfondo ci sono proprio le ultime novità che allentano la morsa delle restrizioni su bar e ristoranti, consentendo il servizio ai tavoli al chiuso e, dunque, un graduale ritorno alla normalità. Presupposto che ha convinto il gruppo rappresentato dagli avvocati Pasquale Matera e Sidney Arena, a premere sull’acceleratore e a cercare di convincere il Comune a metterci del suo.

L’obiettivo da perseguire per Zona bianca è proprio quello di «rendere più competitiva la ripartenza del settore economico e sociale». Ecco dunque le richieste che i ristoratori e il popolo della partita Iva avanzano a Palazzo Luigi Razza: «Attuare piani di concertazione con i proprietari dei locali per calmierare i canoni di locazione adeguandoli al disciplinare dell’Agenzia delle Entrate; attuare uno sgravio fiscale quinquennale, anche parziale, per quanto concerne i tributi per le nuove attività; differire il pagamento dei tributi maturati nel periodo di chiusura al biennio successivo; riqualificazione del centro attraverso ripristino a carico dei proprietari degli immobili fatiscenti; manutenzione e cura delle aree verdi anche private con relativa intimazione ad adempiere; ripristino da parte dei proprietari di strutture fatiscenti che non devono esistere nella città (ad es. ex Cinema Teatro Valentini; proprietà adiacente piazza San Leoluca); rivalutazione dei siti archeologici con relativo piano di in-coming turistico; raccolta quotidiana dei rifiuti prodotti dall’utenza privata e dal settore commerciale».

E ancora: «Ripristino nelle zone panoramiche prospicienti la costa con eliminazione delle barriere fisiche (guardrail) che ne ostruiscono la vista; riqualificazione e ammodernamento della Stazione di Vibo-Pizzo con relativo potenziamento dei collegamenti pubblici; rifacimento dei manti stradali; insistere per l’inserimento del porto di Vibo Valentia Marina nel Piano regionale trasporti; sottoscrizione di un protocollo d’intesa Comune-Capitaneria di Porto per la gestione del suolo demaniale».

Per Zona bianca: «solo implementando il tessuto commerciale della città vi è una automatica ricaduta nelle casse comunali».

Se ne dice convinto anche Roberto Cagigi, gestore di una rinomata osteria del centro cittadino, che – nei mesi più duri del lockdown – è stato sul punto di chiudere bottega e che, ancora oggi, non esclude di traferire altrove la sua attività. «Certamente la riapertura della ristorazione anche al chiuso, seppure con limitazioni – afferma -, è un’ottima notizia. Ma non possiamo far finta che a Vibo Valentia questo possa risolvere i problemi dei ristoratori o che la ripresa possa avvenire rapidamente come altrove. Anche perché, diciamocelo chiaramente, la città offre poco e niente: c’è una carenza di servizi che condiziona in negativo il settore del commercio e che porta le persone altrove, fuori dal comprensorio. Ora con la stagione estiva in tanti si sposteranno lungo la costa e la città resterà inesorabilmente vuota».

Per questo, conclude, «chiediamo alla politica di fare la propria parte, intervenendo sulle questioni di sua stretta competenza. Noi abbiamo le nostre proposte, ora tocca a loro».

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