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VIBO VALENTIA – Due milioni di  euro. Una cifra enorme per un Comune che di debiti ne ha sul groppone già 25 milioni e rotti. A tanto ammonta il nuovo contenzioso che Palazzo Luigi Razza ha maturato con una nota famiglia vibonese per questioni inerenti ad espropri di terreni. Una causa che risale addirittura ad un quarto di secolo fa e che, in caso di soccombenza da parte dell’ente locale, sarebbe un’ulteriore mazzata. Ente che da parte sua ha predisposto già tutta la documentazione da presentare presso la Corte d’Appello di Catanzaro in cui è in atto la causa giudiziaria.

La vicenda afferisce, come detto, ad un esproprio di terreni avvenuto  nel 1994 in località Bitonto, in cui sono sorte nel corso degli anni numerosi complessi residenziali, e l’oggetto del contendere sono 11mila metri quadri, destinata ad area standard, verde condominiale e parcheggi, su un totale complessivo di 40mila. Una buona parte di questi, circa 29mila metri quadri, era stata venduta dalla famiglia in questione alle varie società cooperative «ad un prezzo inferiore», ed ha visto sorgere le villette a schiera nel popoloso quartiere; restava, tuttavia, questa parte residuale sulla quale si è instaurato il contenzioso.

Di recente, una perizia del Consulente tecnico unico ha determinato una zona totalmente edificabile stabilendo il costo al metro quadro di 70 euro che, con la rivalutazione prevista, di fatto porta a lievitare l’indennità per l’esproprio a due milioni di euro; e senza considerare gli interessi maturati, anche se solo fino al 2013, vale a dire fino alla dichiarazione del dissesto di Palazzo Razza. Ciò che contesta il Comune è il criterio utilizzato dal perito – per la precisione un agronomo – che non «ha  diviso l’area in cui sorgono gli alloggi da quella di urbanizzazione il cui costo, in quest’ultimo caso è decisamente inferiore al valore di mercato, circa 8 euro al metro quadro. Sostanzialmente è stato inserito tutto in un calderone».

Il tecnico del Comune ha contestato questa ricostruzione del Ctu evidenziando che l’elemento di comparazione può avvenire soltanto in presenza di tipologia di terreni similare (strade, verde, ecc) e non edificabile come invece viene rilevato dal perito della Corte d’Appello. Allo stesso tempo, è stato sostenuto come il nucleo familiare abbia venduto e perfezionato atti di cessione volontaria per quei “famosi” 29mila metri quadri, e la circostanza secondo la quale se non fosse stato realizzato il “Piano di zona” i promotori della causa avrebbero dovuto cedere al Comune 15mila metri quadri, sui 40mila originari, ma effettuare le opere infrastrutturali per come previsto dalla variante Karrer per le aree destinate ad espansione, quindi soggetta a lottizzazione di iniziativa privata. L’ultimo aspetto sul quale Palazzo Razza fonda la propria difesa attiene alla relazione dell’Agenzia delle Entrate nel quale viene riportato il valore di mercato di 8,03 euro al metro quadro.

Il Comune, che in via legale si è affidato all’avvocato Mariastella Paolì, ha quindi fatto la sua mossa, inoltrando le proprie controdeduzioni al consulente tecnico unico il quale, tuttavia, può anche decidere di non controbattere a sua volta, nel senso che non è obbligatorio che lo faccia.
Da parte sua, l’assessore Gaetano Pacienza, che detiene la delega ai contenziosi si mostra fiducioso: «Sono fatti che risalgono a 25 anni fa e sul quale stiamo facendo un’attenta ricognizione. Abbiamo inoltrato al perito della Corte le nostre istanze sulla base di dati certi e adesso ci auguriamo che vengano prese in considerazione. Io sono fiducioso».

È chiaro, dunque, che tutta la controversia si giocherà su questo, ma se i giudici non terranno conto dei rilievi esposti da Palazzo Razza, quei due milioni e passa di euro dovranno essere messi in conto. Un conto salatissimo. E di questi tempi…

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