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Il sindaco Salvatore Fortunato Giordano

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MILETO (VIBO VALENTIA) – L’ordinanza del presidente f.f. della Regione Calabria, Nino Spirlì, con cui la città normanna (e altri sette comuni in Calabria) è stata decretata zona rossa (LEGGI) è stata una decisione che non è andata assolutamente giù all’amministrazione comunale guidata dal sindaco Salvatore Fortunato Giordano tanto che il primo cittadino ha preso carta e penna scrivendo una lettera di forte protesta indirizzata al presidente Spirlì, al commissario della Sanità Guido Longo, al responsabile delegato del soggetto attuatore, Antonio Belcastro, e poi al commissario dell’Asp, Giuseppe Giuliano e al responsabile del dipartimento prevenzione Giuseppe Rodolico e al sindaco di Vibo, Maria Limardo, in quanto presidente dell’assemblea dei sindaci della provincia.

Per il sindaco Giordano «l’Ordinanza appare assolutamente fuor di luogo e incomprensibile sotto certi aspetti».

In primo luogo per il Giordano «Mileto Zona Rossa, è uno specchietto per le allodole, per nascondere responsabilità amministrative, gestionali e politiche che esulano la semplice emergenza del Covid». La ferma denuncia del sindaco parte dalla considerazione che, secondo l’ordinanza, «la situazione epidemiologica degli ultimi 10 giorni valorizzerebbe una situazione tale da determinare un aggravamento della situazione solo di Mileto», assunto questo che per il primo cittadino «appare assolutamente incomprensibile, atteso che, dai monitoraggi eseguiti dal sottoscritto Sindaco e da componenti della sua maggioranza, che stanno lavorando alacremente per tracciare al massimo la situazione, fondati sia su dati provenienti da ASP di Vibo Valentia, parlo dei medici in trincea, che ringrazio per il loro lavoro generoso, continuo e duro, sia da quelli dei singoli Cittadini che si autodenunciano, in una forma di collaborazione istituzionale, rispetto a situazioni di positività e/o negatività accertate presso laboratori privati, emerge il contrario, cioè che proprio nell’ultima settimana la situazione non solo si è stabilizzata, quanto è migliorata».

Il tutto anche grazie «ai provvedimenti più restrittivi che il Sindaco, non la Regione, ha inteso adottare come per legge tempestivamente nel momento in cui emergevano di fatto elementi che facevano presagire una crescita dei numeri dei contagiati. E parliamo di 15 giorni fa». Nello specifico Giordano fa riferimento alla chiusura del mercato settimanale, alle limitazioni delle esequie pubbliche, alla chiusura delle scuole e alla limitazione della fruizione degli spazi pubblici, che «anche rispetto alla zona rossa» fanno sì che «a Mileto vigono e vigevano limiti che vanno al di là delle attuali imposizioni che vorrebbero le scuole dell’infanzia e gli asili aperti, che vorrebbero il mercato aperto per i generi alimentari. Tra l’altro è mia intenzione prorogare dette limitazioni».

Ma il nodo del problema per il vertice dell’amministrazione comunale sta tutto nei dati utilizzati per determinare la zona rossa. L’uso dei dati degli ultimi 10 giorni «è assolutamente inaccettabile, atteso che, come noto, e come denunciato da tanti cittadini, molti risultati dei tamponi pervengono o sono pervenuti con notevole ritardo anche di 15 giorni e addirittura in alcuni casi mi è stato segnalato che i risultati non sono mai arrivati». Considerazione che «induce a ritenere che i dati attuali su cui si fonda l’Ordinanza sono assolutamente falsati perché se oggi scopriamo che a Mileto ci sono 56 contagiati, probabilmente lo erano 10-20 giorni prima, nel mentre i dati effettivi odierni da quel che ci risulta sono stabili se non in miglioramento».

Dopo aver evidenziato che il comune attende «notizie circa i tamponi effettuati dieci, quindici giorni fa e dato l’andamento di questi giorni, dove abbiamo accertato moltissime negatività e guarigioni o uscite per decorrenza dei termini (il ché è alquanto dire) dalle quarantene, pensiamo che da qui a presto i dati possano essere molto migliorati», Giordano ricorda che «gli iniziali contagi che risalgono a circa un mese fa, hanno determinato un contagio tra amici e parenti, dovuto essenzialmente e in molti casi alla mancata istituzione dei cd. Hotel Covid, per cui i soggetti positivi, uno in famiglia, sono stati costretti, non avendo altre possibilità, che convivere con i propri nuclei familiari, nel frattempo inviati in quarantena o isolamento fiduciario, e quindi da li il propagarsi del virus, ma delimitato all’interno del proprio nucleo familiare».

Pur ammettendo che «ci sono anche casi di persone che sono state restie dall’osservanza delle regole basilari», per GIordano «i problemi sono ben altri, sono quelli legati al controllo dei territorio a volte molto difficile», senza contare «le difficoltà dell’attivazione dell’USCA, con gravi problemi per alcune persone positive che non hanno parenti stretti ad accudirli a domicilio; la mancata attivazione dello screening di massa, per come ampiamente richiesto con mie precedenti» comunicazioni.

In sostanza, dunque, per il sindaco «i problemi, non sono i dati del contagi, quanto un sistema che fa acqua da tutte le parti e che non consente una buona gestione, nonostante le singole individualità, ripeto, che lavorano con abnegazione e di cui io stesso continuamente ho riscontro».

Tutto ciò considerato la zona rossa «è avvertita come una forma di discriminazione che crea ulteriore sfiducia nei confronti delle istituzioni. Ciò è aggravato dal confronto dei dati di Mileto con altri territori regionali, ove la diffusione del virus è maggiormente presente e dove nessun provvedimento si è avuto o di misura ridotta».

In conclusione, comunque, «pPer Mileto cambia poco, solo che alcune attività locali che si erano attrezzate per riaprire i battenti con il rispetto delle regole Covid, di punto in bianco si vedono nuovamente costrette a chiudere, con motivazioni contraddittorie, per non dire infondate».

Pertanto alla luce queste considerazioni, Giordano chiede «la revoca della zona rossa; la sottoposizione a screening gratuito di massa; l’attivazione sul territorio dell’USCA, un monitoraggio più tempestivo che consenta di poter decidere sulla base di dati immediati non solo di quelli positivi, ma valutando quelli negativi che sono molti», perché «solo così potrà dirsi che il provvedimento di istituzione della zona rossa abbia una ragione di esistere, altrimenti si tratterebbe solo di formalità, di restrizioni che servono a nascondere i veri mali della sanità in Calabria, discriminando un territorio che sta assumendo in generale comportamenti adeguati, quantomeno nella maggior parte dei casi».  

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