Don Pasquale Barone

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MILETO – Immediata è giunta la smentita da parte della Fondazione Cuore Immacolato di Maria Rifugio delle Anime rispetto all’accusa di aver surrettiziamente modificato lo statuto per consentire l’incarico di presidente dell’ente a vita a don Pasquale Barone.

A sostenere che sarebbe stato fatto firmare a Natuzza Evolo un documento extra statuto teso a garantire al sacerdote la presidenza perpetua dell’ente era stato il vescovo di Mileto-Nicotera-Tropea, Luigi Renzo, nel rigettare la richiesta (supplicatio) (LEGGI LA NOTIZIA) di revoca del decreto di soppressione della Fondazione (LEGGI)

Quest’ultima, detto per inciso che il rigetto «sarà impugnato nelle opportune sedi canoniche», ha precisato che «non può esimersi dall’evidenziare che Natuzza non sottoscrisse mai “segretamente” alcuna “dichiarazione” secondo cui don Pasquale Barone “doveva essere sempre presidente”, né mai le fu chiesto di farlo».

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DI MARIA RIFUGIO DELLE ANIME

Anzi, «Come da norma statutaria, i membri del Consiglio di Amministrazione vengono eletti dall’Assemblea dei Fondatori all’interno della medesima ed il Consiglio di Amministrazione così formato nomina al proprio interno il Presidente (art.10). L’elezione a presidente di don Pasquale Barone è sempre stata regolarmente votata dai componenti del Cda in carica, ivi compreso S.E. Mons. Luigi Renzo, nel periodo in cui ne è stato componente».

LEGGI DEL SOSTEGNO DEL CLERO DIOCESANO ALLA DECISIONE DEL VESCOVO RENZO

Per avvalorare la tesi viene anche reso pubblico il verbale della riunione del CdA del 28 aprile 2010 relativo all’elezione di don Barone «con in calce la firma di tutti i consiglieri presenti, primo tra tutti il Vescovo Mons. Renzo».

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Si acuisce ulteriormente, quindi, lo scontro tra i due enti e, al di là della smentita sull’episodio di don Pasquale Barone (che assume comunque una importanza sostanziale), ciò che lascia presagire un futuro burrascoso è l’annuncio di un ulteriore ricorso canonico contro le decisioni del vescovo che sembra ormai definitivamente trasferire nei tribunali (per ora canonici) l’intera vicenda.

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