Leonardo Polito

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
Tempo di lettura 3 Minuti

PIZZO – La voce è squillante, nonostante sia da solo in una stanza d’ospedale e la sua battaglia contro il Covid-19 non possa dirsi del tutto finita. Leonardo Polito è un autista di autobus di 53 anni originario di Pizzo ma che da 35 anni vive e lavora a Orbassano, un comune di 23mila abitanti in provincia di Torino.

Dal 12 marzo scorso Polito è ricoverato all’ospedale della città piemontese visto l’aggravarsi delle sue condizioni di salute dopo aver contratto il coronavirus. Ma partiamo dalla principio di questa storia «ad inizio marzo – esordisce – con la sospensione delle gite scolastiche la mia mia azienda “Ca.nova” ha deciso di spostarmi nella tratta della linea urbana che collega la città all’ospedale. Domenica 8 marzo ho iniziato a sentire come un peso che mi schiacciava il torace e ad avere decimi di febbre. Mercoledì 11 poi le cose sono precipitate, ho iniziato ad avere difficoltà respiratorie e con mia moglie e le mie figlie abbiamo deciso di chiamare il numero verde per capire le procedure da fare».

Il 12 marzo quindi una ambulanza della croce rossa ha prelevato il signor Polito da casa e lo ha portato in ospedale in condizioni veramente critiche tanto che all’arrivo al nosocomio è stato subito trasferito in terapia intensiva. «Sono stato fortunato – dice Polito – il mio corpo ha iniziato a reagire subito alle cure senza bisogno di essere intubato. Sono stato sempre cosciente, mi hanno messo per cinque giorni con una sorta di caschetto integrale che ha aiutato la mia respirazione, e sì, ho avuto paura di non farcela. Vedermi in quella stanza solo a lottare consapevole di avere la mia famiglia a casa in quarantena che veniva aggiornata sulle mie condizioni due volte al giorno per telefono dallo stesso ospedale, è stato durissimo per me ma anche per mia moglie e le mie ragazze».

Dopo cinque giorni i parametri hanno iniziato a migliore e quindi pian piano hanno iniziato a ridurre l’uso del caschetto e per respirare in autonomia fino a quando due giorni fa quando Polito è stato trasferito in corsia, dove sta continuando la terapia a base di antibiotici virali e flebo ed è aiutato nella respirazione con quelli che in gergo sono chiamati occhialini, ovvero i tubicini nel naso. Ed è proprio non appena trasferito in corsia che il signor Polito ha scoperto i tantissimi messaggi d’affetto che la comunità pizzitana gli aveva mandato saputa la notizia del suo contagio. «Una vicinanza commovente, che ha tenuto su anche la mia famiglia; mia figlia aggiornava giornalmente i miei amici a Pizzo sulle mie condizioni. Un affetto vero di cui sarò sempre grato».

Lunedì verrà sottoposto di nuovo al tampone, che verrà ripetuto martedì, se entrambi saranno negativi avrà sconfitto il virus e potrà tornare finalmente a casa da moglie e figlie che sono in quarantena preventiva visto che, essendo asintomatiche, non è stato fatto loro il tampone. «Io sono fiducioso per come andrà lunedì, ho la tempra dura da calabrese, ma vorrei lanciare un messaggio a tutti: ho 53 anni ed ho rischiato di morire, non prendete questo maledetto coronavirus sottogamba, può essere pericoloso ad ogni età».

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

COPYRIGHT
Il Quotidiano del Sud © - RIPRODUZIONE RISERVATA