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VIBO VALENTIA – Il sole, oggi, splende, come la mattina di 13 anni. Poi tutto cambiò, all’improvviso, quasi a tradimento. Quelle nubi minacciose apparvero all’improvviso da Sud Est. In pochi istanti il cielo si fece plumbeo. Minacciava pioggia. E pioggia fu. Ma non erano le solite gocce. No, quella era pioggia che portava con sé un nefasto presagio. Un presagio di paura e terrore, di pianti e costernazione. Acqua mista a morte. Per tre ore una striscia del Vibonese rimase indifesa, sconvolta, stuprata verrebbe da dire, da quell’immane nubifragio che si abbattè come un colpo di martello devastante su un territorio che in appena 180 minuti avrebbe drammaticamente rivelato tutta la sua fragilità. 

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Oggi sono 13 anni da quel terribile evento: quattro i morti di quel giorno, travolti dalla furia del fango caduto dalla collina, tre come le ore di pioggia assassina o colpiti da un fulmine. Una ferita rimasta aperta nonostante siano trascorsi oltre due lustri, un dolore ancora grande per quell’evento che segnerà a vita questo lembo di provincia interessati dalla furia della natura.

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Si chiamavano Salvatore Gaglioti che da appena 15 mesi si era affacciato al mondo, Ulisse Gaglioti, lo zio, e Nicola De Pascale. Tutti travolti, a distanza di poche decine di metri, dall’onda di fango e detriti. De Pascali e Gaglioti erano insieme, facevano le guardie giurate e quel giorno stavano rientrando dal lavoro percorrendo la Ss 18. Casualmente il piccolo Salvatore si trovava non molto distante in macchina con madre Maria. Tutto quel che avvenne dopo fa parte ormai della tragica storia di un territorio che non solo ha perso quattro suoi figli (quel giorno a Sant’Onofrio morì un agricoltore, Antonio Arcella) ma ha riportato danni per decine e decine di milioni di euro, che ha visto in ginocchio il suo tessuto economico-imprenditoriale, che ha dovuto fare i conti con l’allagamento delle frazioni marine del capoluogo di provincia – rimaste isolate per giorni – che forse non si è mai ripreso completamente da quell’evento.

Il governo stanziò immediatamente 5 milioni di euro, una goccia nel mare, a cui si aggiunsero nel tempo altri fondi (alcuni dei quali non spesi) ma non furono mai abbastanza per risollevarsi da quel quasi knock-out sferrato di soppiatto, subdolamente, all’improvviso.

Nel corso degli anni furono avviate due inchieste della procura ordinaria. La prima, quando a guidare l’Ufficio era Alfredo Laudonio, si concluse, il 6 giugno del 2009 in un vero e proprio e clamoroso flop già davanti al giudice per le indagini preliminari: 11 assoluzioni su 11 imputati, en plein. La seconda, coordinata dal procuratore capo Mario Spagnuolo ha portato, invece, a processo 15 persone con le accuse a vario titolo di disastro colposo, omicidio colposo ed altro ancora. Processo che però si sta rivelando più difficile del previsto in considerazione dei continui cambi di presidente del Collegio giudicante che, senza il consenso delle difese a continuare l’attività istruttoria, ha provocato, di fatto, un riavvio dall’inizio, per due volte, del dibattimento. La prescrizione si avvicina anno dopo anno ed ormai non è così lontana come si pensa. Ancora un biennio o forse più e scatterà. Se non in primo grado, in un eventuale Appello. Di sicuro arriverà prima del ventennale. Poco prima…