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RICADI – Nell’ambito della manifestazione “Estate a casa Berto” grande e attenta partecipazione ha avuto il colloquio, di domenica sera tra Paolo Mieli e Nicola Gratteri, intorno al tema “Italia: il futuro che verrà”, introdotti dalla giornalista e scrittrice Paola Bottero. Mieli ha riconosciuto come il mondo che Gratteri sta scoperchiando pur avendo radici in Calabria riguarda tutta l’Italia, l’Europa e oltre. Tornando sul problema della Pubblica Amministrazione in Calabria il Procuratore ha sostenuto: “questo succede perché in Calabria oltre al problema della ‘ndrangheta abbiamo una classe politica incapace. Molti dirigenti pubblici gestiscono la cosa pubblica come una cosa propria”.

Per Gratteri riguardo alla politica, insomma, bisogna diffidare da quei politici che in campagna elettorale promettono posti di lavoro. In relazione alla Pubblica Amministrazione per il procuratore di Catanzaro diventa improcrastinabile l’informatizzazione e di conseguenza la trasparenza di tutte le procedure amministrative. “Perché – ha spiegato – la possibilità data a tutti i cittadini di poter da casa seguire l’istruttoria della propria pratica scoraggia i dirigenti a fare preferenze e a delinquere”.

Gratteri su sollecitazione di Mieli ha affrontato anche il problema “credibilità dei Magistrati e delle forze dell’ordine” sostenendo che per essere credibili nei confronti dei cittadini “non bisogna solo essere ma bisogna anche apparire. È importante essere seri e costanti solo così possiamo convincere la gente a venire a denunciare. Io – ha proseguito – da due mesi che sono a Catanzaro non esco nemmeno per andare a mangiare a mezzogiorno per riuscire ad ascoltare le persone che vengono a denunciare”.

A Catanzaro il Magistrato ha, inoltre, ricordato che già dal giorno del suo insediamento ha chiesto è ottenuto di poter usare il vecchio ospedale militare chiuso da 10 anni per ospitare una procura che abbia più spazio e non gravi come affitto sulle spalle dei contribuenti. Alla constatazione di Paolo Mieli secondo cui si ritrova dopo 20 anni dall’incontro con Cordova a parlare con un altro Magistrato delle stesse cose come se nulla fosse cambiato, “perché – ha affermato – la magistratura non è riuscita allora ad arginare un fenomeno, quello della massoneria deviata ad esempio che in Calabria è ben più radicato di altre regioni italiane ed ha inciso così profondamente nel buon funzionamento della pubblica amministrazione in Calabria”.

Gratteri ha risposto che per battere la mafia la politica deve intervenire in due tempi. Una di breve periodo riformando il codice penale e migliorando l’ordinamento giuridico. Per Gratteri il codice deve essere riformato in maniera tale da rendere sconveniente delinquere; bisogna, inoltre, rendere il sistema giudiziario più efficiente attraverso l’informatizzazione a partire dalla Procura ordinaria. “Perché – ha chiosato – se per un problema anche banale io mi rivolgo al capomafia, anziché al giudice, in 24 ore lo risolvo”.

Ha parlato, inoltre, di processi in video conferenza con i quali si risparmierebbe circa 70 milioni l’anno e 10.000 agenti di polizia penitenziaria, impegnati nelle traduzioni, potrebbero essere impiegati in altri compiti. Le altre politiche di lungo periodo da mettere in campo per i prossimi 20 anni riguarda l’istruzione. “Bisogna investire molto di più sull’istruzione perché oggi in Italia i nostri ragazzi non sanno parlare e scrivere in italiano”.

Il Procuratore ha evidenziato la differenza con cui lo Stato ha affrontato cosa nostra in Sicilia in particolare dopo l’uccisione dei Giudici Falcone e Borsellino dove ha detto “ha mandato di tutto anche il superfluo”, e la superficialità con cui ha affrontato la ‘ndrangheta sin dia tempi dei sequestri di persona i cui guadagni hanno costituito il capitale da investire nel narcotraffico. “Oggi – ha segnalato – ci troviamo ad avere in Sicilia colleghi con 50 fascicoli e a Catanzaro con 1000. La discussione si è poi concentrata sul tema delle droghe. Gratteri, grande esperto, ha raccontato le nuove modalità di introduzione delle droghe pesanti e sugli effetti dopanti che il danaro di provenienza illecita genera nel libero mercato soprattutto in Europa dove i grandi cartelli sudamericani comprano tutto ciò che è in vendita.

“Viviamo – si è detto preoccupato Gratteri – in una società dove abbiamo politici e quadri dirigenti della pubblica amministrazione, come pure medici e professionisti, dipendenti dall’uso della cocaina. Un esercito di persone ricattabili che gestiscono la cosa pubblica con effetti che poi ricadono sull’intera collettività”. In conclusione, Mieli ha avviato un confronto sulla liberalizzazione delle “droghe leggere”. Gratteri si è detto, come già noto, contrario “perché secondo alcuni studi la corteccia cerebrale di chi fa uso di cannabis si riduce di 4 mm e causa la perdita di memoria”. Secondo il procuratore di Catanzaro la liberalizzazione sarebbe errata e non favorirebbe alcuna diminuzione del consumo. “Anche perché – ha affermato – solo il 5% di chi si droga fa solo uso di droghe leggere e di questi il 25% è minorenne”.

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