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Palazzo Soriano sede del Liceo Scientifico Berto

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VIBO VALENTIA – «Già da domani codesta direzione dovrà provvedere allo sgombero di palazzo Soriano». Questo il succo della lettera che la Provincia ha fatto recapitare ieri mattina alla dirigente del liceo scientifico “Berto”, Caterina Calabrese.

Dunque nessuno spiraglio si è aperto nel muro contro muro in atto da alcune settimane tra la proprietà dell’immobile, l’Immobiliare Europa Sas, e l’amministrazione provinciale. La prima reclama un contratto di fitto di sei anni a circa 180 mila euro all’anno, stessa cifra degli anni precedenti, mentre la seconda lo ritiene, allo stato dei fatti, impossibile dal momento che non c’è ancora certezza sull’approvazione del bilancio. L’ente, per come comunicato dal presidente Solano, è disponibile a firmare un anno di contratto con la previsione di procedere all’acquisto non appena ciò fosse possibile. 

In questo muro contro muro a pagare le conseguenze sono in primo luogo gli alunni, con le famiglie e i docenti, considerato che quelle aule, attualmente un tutt’uno con l’attiguo plesso di proprietà della Provincia, verranno trasferite a un paio di chilometri di distanza, allocate nell’edificio che già ospita l’istituto tecnico per geometri. 

Tale soluzione, però, è vista come fumo negli occhi dalle varie componenti dell’istituto, a cominciare dalla dirigente Calabrese che giorni fa ha spiegato: «Spostare il “Berto” dall’attuale sede, moderna, funzionale e sicura, sarebbe un vero disastro, soprattutto per gli alunni e le loro famiglie, e comprometterebbe la stessa attività didattica. A palazzo Soriano abbiamo la palestra, l’aula magna, tre laboratori e 14 classi. Oggi utilizziamo due edifici contigui, dunque praticamente la sede è una sola. Ora, invece, la scuola verrebbe smembrata, divisa in due sedi distanti tra loro, con gli intuibili disagi e negative conseguenze «sulla corretta e funzionale organizzazione e attività didattica, e all’orario di servizio del personale».

Proprio per questo la dirigente, in ciò sostenuta espressamente dal consiglio d’istituto, ha chiesto che, in caso di mancato accordo tra le parti, venga spostato l’intero istituto. Ciò però è praticamente impossibile, non esistendo in città un immobile dell’ente che abbia le carte in regola soprattutto sul piano della sicurezza (perfettamente assicurata invece da palazzo Soriano, nato espressamente come scuola) per accogliere gli oltre 1300 alunni del liceo scientifico cittadino. Disarticolare il “Berto” significa, peraltro, privare le classi del primo plesso di palestra, aula magna e laboratori sicché non è difficile prevedere che alla ripresa settembrina giungano proteste e scioperi degli studenti, qualcuno arriva a minacciare perfino l’occupazione della Provincia.

Si ha, insomma, l’impressione, che il problema sia sottovalutato da alcuni dei soggetti in campo, che pure hanno le loro ragioni a tenere il punto. Verosimilmente non lo sottovaluta il prefetto Zito ma la sua “moral suasion”, se pure c’è stata, non ha prodotto finora il risultato auspicato, ossia l’accordo, nell’interesse degli alunni. Non è disposta a desistere, comunque, la dirigente Calabrese, attualmente impegnata fuori Vibo per gli esami di maturità: «Domani (oggi per chi legge, ndr) incontrerò il presidente Solano al quale, anche a nome dei miei studenti e del consiglio d’istituto che rappresenta 1.300 famiglie, ribadirò che dividere l’istituto sarebbe un disastro». 

Dal canto suo, l’imprenditore Girolamo Soriano dell’Immobiliare Europa, ribadisce nitidamente: «Un anno di contratto per noi non ha senso, la legge prevede, infatti, una durata di  sei anni, dunque chiediamo solo questo. E sia chiaro: per noi sarebbe più vantaggioso fittarlo ad altri soggetti. Ci sono state già avanzate tre proposte molto interessanti da società di fuori regione, dunque lo faremmo solo per i ragazzi. Ma non ci si può chiedere di andare contro i nostri interessi. Voglio infine chiarire – perché è stato fatto passare un messaggio sbagliato – che noi non abbiamo cacciato gli alunni. Abbiamo dato lo sfratto alla Provincia per morosità. Non ci pagava, insomma, dunque che altro potevamo fare?».

 

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