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Il vescovo di Mileto-Nicotera-Tropea, Luigi Renzo

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MILETO – La situazione di emergenza determinata dalla pandemia di coronavirus Covid-19 non accenna ancora a rientrare, anzi i numeri del contagio, a livello nazionale ed internazionale, ci dicono che la curva epidemica pare essere ancora ben lontana dall’auspicata inversione.

In quest’ottica, e con l’approssimarsi delle date tradizionalmente dedicate alla celebrazione di cresime e prime comunioni, anche la chiesa deve adeguarsi e così il vescovo della diocesi di Mileto-Nicotera-Tropea, Luigi Renzo, decide di intervenire in modo diretto e chiaro al fine di evitare libere interpretazioni in ordine sparso e di bloccare rinviandole a data da destinarsi lo svolgimento per i prossimi mesi di tutte le celebrazioni relative, per l’appunto, a prime Comunioni e cresime.

«In considerazione – si legge nella notificazione emanata dal pastore della diocesi e rivolta a tutti i sacerdoti – della gravità e della persistenza del contagio», ma anche «del particolare momento dell’anno pastorale che prevedeva in questo periodo la celebrazione dei sacramenti delle Prime Comunioni e delle Cresime» appare opportuno «al fine di evitare che ognuno si organizzi a modo proprio anche con il rischio di possibili provvedimenti sanzionatori da parte della autorità» disporre che «dette celebrazioni vengano sospese e rimandate a data da destinarsi».

Nell’assumere la sua decisione il presule ricorda anche che le direttive pastorali e la celebrazione dei sacramenti secondo il diritto canonico spettano al vescovo.
Discorso a parte viene fatto per quanto attiene al sacramento del matrimonio.

Il presule, infatti, in questo caso distingue a seconda del ricorrere della scadenza o meno della documentazione presentata.

In particolare, «per quelli i cui documenti sono in scadenza viene concessa la proroga fino al 30 settembre».

Per quanto riguarda, invece, la celebrazione del sacramento già fissata «si ricorda che il decreto ministeriale, pur non vietandolo, impone che il “rito si svolga alla sola presenza del celebrante, dei nubendi e dei testimoni” rispettando in ogni caso “le prescrizioni sulle distanze tra i partecipanti”».

Pur riconoscendo che si tratta di forti limitazioni che sono senza dubbio «motivo di sofferenza, anche perché tutto erano stato predisposto e programmato da tempo», il vescovo Renzo chiarisce che «davanti alle ragioni della salute pubblica e proprio non si può transigere ed occorre attenersi alle stringenti normative emanate».

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