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Don Francesco Sicari assieme al vescovo Francesco Oliva all'annuncio della beatificazione di don Mottola

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TROPEA – «La famiglia degli Oblati del Sacro Cuore esulta di gioia per la tanto attesa comunicazione della data del rito di Beatificazione del nostro Padre Francesco Mottola».

LEGGI LA NOTIZIA DELL’ANNUNCIO DATO DA MONSIGNOR OLIVA

Esordisce con queste parole don Francesco Sicari, fratello maggiore degli Oblati del Sacrò Cuore e quarto successore di don Mottola alla guida dell’istituto secolare nell’accogliere la notizia della fissazione della data della beatificazione di don Francesco Mottola.

Don Sicari, ricordando che la celebrazione sarà presieduta a Tropea dal cardinale Marcello Semeraro, prefetto della Congregazione per le Cause dei santi il 10 ottobre 2021, ha aggiunto come «in questa lieta circostanza sentiamo forte il bisogno di ringraziare il Vescovo emerito della nostra diocesi Mons. Luigi Renzo che tanto si è speso negli anni del suo episcopato perché il nostro padre don Mottola fosse elevato agli onori degli altari».

Ma un ringraziamento va anche a «Mons. Francesco Oliva, amministratore apostolico che si è adoperato in poco tempo affinché il rito della Beatificazione trovasse conferma nella suddetta data» e infine «un benvenuto al Vescovo eletto mons. Attilio Nostro, che avrà la grazia di iniziare il suo ministero episcopale nella nostra chiesa diocesana di Mileto–Nicotera–Tropea, sotto lo sguardo benedicente del nuovo Beato».

Ma per don Sicari e gli oblati del Sacro Cuore «questa notizia è altresì come un raggio di luce e di speranza in questo periodo in cui nel nostro Paese stiamo faticosamente uscendo da una pesante situazione sanitaria, sociale e lavorativa, causata dalla pandemia che da più di un anno ha colpito il mondo intero e che ha ritardato di un anno la stessa beatificazione».

Il sacerdote ha poi precisato come «con il riconoscimento pubblico della santità di don Francesco Mottola, la Chiesa rende grazie a Dio e onora questo suo Figlio che ha risposto generosamente alla grazia divina e ce lo propone come intercessore e come esempio di quella santità alla quale ogni uomo è chiamato, qualunque siano le circostante concrete della sua vita su questa terra. Per tutti noi incamminati verso la Gerusalemme del cielo, veder splendere il nostro Padre fondatore come “giusto” nel firmamento della santità (cfr. Mt 13,43), rende il nostro cammino personale e comunitario ancora più luminoso e più sicuro».

Non sfugge, poi, che «la Beatificazione è un evento certamente raro, che in passato si faceva a Roma e che più recentemente si è voluto promuovere nelle Chiese locali, riservando al Papa solo le canonizzazioni. Così, proprio nella nostra città di Tropea, laddove la vicenda umana, cristiana, sacerdotale di don Mottola si è incarnata fino a raggiungere le vette della santità, laddove tutto profuma della sua carità testimoniale, avremo il dono di poterlo pubblicamente riconoscere icona del vangelo, partecipe della santità di Dio, beato».

Quindi il momento della felicità: «Insieme a tutta la chiesa diocesana, all’episcopato e clero calabrese, al postulatore della causa di beatificazione, alle autorità civili della nostra terra di Calabria, ai cittadini di Tropea e ai tanti devoti e amici sparsi in ogni angolo del mondo, oggi è il momento della gioia traboccante per tutti noi, oblati e oblate del Sacro Cuore. Ci aspettano giornate cariche di grazia infinita e cercheremo in tutti i modi di preparare spiritualmente e materialmente il grande evento del rito di Beatificazione, perché sia un momento ecclesiale ricco e fecondo per tutti».

In chiusura, poi, il sacerdote, richiamando uno scritto inedito di don Mottola, invita tutti alla meditazione: «Il nuovo Beato, scriveva in una sua meditazione inedita: “Vorrei in Calabria una legione fiammeggiante di anime che scrivessero col sangue questa legge divina: contemplari et contemplata dare aliquibus! Contemplare e poi dare agli altri la risplendenza della vostra contemplazione…”. Questa è la nostra vocazione e la nostra missione. Mai come in questo tempo sempre più smarrito, confuso e senza riferimenti certi, per alcuni tratti schiacciato sul presente e sull’effimero, “ci vogliono dei santi, dei contemplativi nel mondo, che parlino con le vampe nel cuore” (Don Mottola)».

Mentre resta sempre fermo l’invito e l’auspicio a che «l’esempio di vita del nuovo Beato e il suo messaggio di carità diventino per noi tutti oblati, ma anche per tutti i cristiani che si affideranno alla Sua intercessione, seme di una nuova primavera nella forza dello Spirito che rinnova ogni cosa».

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