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Il cardinale Marcello Semeraro concelebra con al fianco i vescovi Attilio Nostro e Luigi Renzo la beatificazione di don Francesco Mottola

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TROPEA (VIBO VALENTIA) – «Pastore attento, instancabile annunciatore del Vangelo e testimone orante della carità divina d’ora in poi sia chiamato beato e che sia celebrato ogni anno il 30 giugno»

Don Francesco Mottola è beato.

Il cardinale Marcello Semeraro, prefetto per la Congregazione dei Santi, ha presieduto, assieme al vescovo della diocesi di Mileto-Nicotera-Tropea, Attilio Nostro, al vescovo emerito della diocesi Luigi Renzo, e alla presenza di quasi tutti i vescovi della Calabria, la concelebrazione eucaristica di elevazione agli onori degli altari del sacerdote tropeano.

Un momento di grande commozione vissuto tra il pubblico presente, costretto all’interno della chiesa concattedrale di Tropea dalla pioggia battente che ha causato anche il ritardo di un’ora dell’inizio della celebrazione, ma che ha anche trasmesso la solennità di un riconoscimento atteso da tutta la comunità per una vita spesa al servizio della comunità e, in particolare, di quella parte di comunità più debole: i nessuno del mondo (i nuiu du mundu) come li chiamava lo stesso don Mottola.

Un lungo applauso ha salutato lo svelamento del quadro con l’immagine ufficiale del Beato Francesco Mottola e il successivo ingresso della reliquia del beato, (l’osso ioide recuperato dopo la ricognizione del corpo del sacerdote avvenuta nelle settimane scorse in vista della traslazione nel nuovo sepolcro) portato sull’altare da don Felice Palamara, l’allora seminarista e oggi sacerdote che, per la chiesa, è stato destinatario del miracolo che ha consentito la beatificazione di don Mottola.

Don Felice Palamara
e la reliquia di don Francesco Mottola

Il cardinale Marcello Semeraro: «Una beatificazione che ci conforta e incoraggia»

Il cardinale Marcello Semeraro

«Don Francesco Mottola dice al Signore: Eccomi tutto – spiega il cardinale durante la sua omelia – il rito che stiamo celebrando è un evento che conforta, un rito che incoraggia la terra di Calabria con la sua gente perché don Mottola è un figlio di questa bella terra che per secoli è stata feconda di santità e di diffusione del vangelo».

Citando San Nilo e San Francesco di Paola, il porporato ha salutato i vescovi di Calabria, a partire dal vescovo Attilio Nostro, appena insediato nella diocesi di Mileto-Nicotera-Tropea, e il clero rimarcando come «sentiamo vivo il bisogno di preti che difendono il buon profumo di Cristo» e aggiungendo, in fatto di buoni preti, che la sua beatificazione «conforta la stessa chiesa, don Mottola si è messo alla ricerca degli scartati, un sacerdote che si consumò nella ricerca della gloria di Dio».

Il cardinale ha ricordato anche le parole spese dal venerabile Giorgio La Pira nei confronti di don Mottola per poi evidenziare le prove cui il sacerdote tropeano è stato sottoposto fin da giovane: «la vita cristiana ha bisogno sempre di essere dissodata dalla parola di Dio e don Mottola si lasciò coltivare da questa parole, non nacque santo, lo divenne» e lo divenne «anche mediante la sofferenza».

Per Semeraro è «il bisogno di Dio» manifestato da don Mottola che bisogna prendere come «testimonianza della vita di questo nuovo beato che la madre chiesa ci pone sotto gli occhi per sentircene incoraggiati, stimolati, ammaestrati».

Il saluto del sindaco di Tropea Giovanni Macri

Il sindaco Giovanni Macrì durante il suo intervento

«Nei momenti più belli della vita l’emozione è così forte da levare il respiro. In questo, così straordinariamente sconvolgente, Tropea tutta vive un fremito di gioia».

Esordisce così il sindaco di Tropea, Giovanni Macrì, nel saluto a fine celebrazione rivolto al cardinale Semeraro e ai presenti all’evento religioso che hanno condiviso «questo traguardo così colmo di grazia».

Per il sindaco «un giorno come questo lascia il segno per tutta la vita. Oggi la città di Tropea ha il privilegio di scrivere una pagina tra le più luminose della sua ricchissima storia, una pagina bella che la colma di gratificazione e arricchisce la sua profonda dimensione di spiritualità che le appartiene quale città dal respiro universale».

Tra le altre cose, Macrì ha messo anche in evidenza come con «grazie al nostro amatissimo padre Francesco Mottola celebriamo la virtù delle virtù, la più nobile e pura espressione dell’animo umano: la Carità».

In conclusione, il primo cittadino ha esortato: «Il seme è caduto, è morto e ha dato frutti, che il Signore ci faccia essere degni di coglierli diventando anelli di una catena virtuosa che si propaga nella diffusione del messaggio Mottoliano».

Il saluto del vescovo di Mileto-Nicotera-Tropea Attilio Nostro

Il vescovo Attilio Nostro

«Oggi è una giornata storica per Tropea, per la nostra chiesa diocesana, una giornata di grazia perché il Signore ha manifestato la sua presenza attraverso don Mottola, figlio di questa terra».

Il vescovo Attilio Nostro nel porgere il suo saluto alla comunità ha puntato l’attenzione sull’importanza delle vocazioni «abbiamo bisogno di testimoni veri, della carità che è la ricchezza più grande che possiamo condividere e offrire ai nostri fratelli».

Ricordando «gli occhi delle madri che ho incontrato nella casa di carità di don Mottola, occhi bellissimi perché capaci di vedere nei propri figli apparentemente senza bellezza una bellezza incredibile che soltanto Dio ci permette di vedere», mons. Nostro ha auspicato che «Dio ci doni quegli occhi, quella grazia, la capacità di vedere bellezza laddove apparentemente vediamo soltanto bruttezza».

La capacità di don Mottola di «chinarsi a Dio e di ricevere da Dio il suo aiuto è il dono più grande che ci ha fatto, questo discernimento che noi dobbiamo essere capaci di fare nostro, nelle nostre difficoltà fisiche, mentali, esistenziali, diventi la nostra carta vincente».

Il neo vescovo di Mileto ha poi voluto, tra gli altri, «ringraziare monsignor Renzo (suo predecessore alla guida della diocesi, ndr), grazie per aver accettato questo invito fraterno a condividere insieme con questa diocesi, che è anche tua, la vittoria di un nostro fratello e la sua ascensione verso gli onori dell’altare», ma anche il postulatore don Enzo Gabrieli, i volontari, i preti alcuni di loro colti dal dalla pioggia e quindi fracidi («Mi raccomando però – ha scherzato il vescovo – ho bisogno di preti vivi, cercate di riguardarvi»).

Rivolgendosi alla città di Tropea («una delle città più belle del mondo») ha poi ringraziato don Mottola per «questo stimolo forte, questa provocazione che la sua vita è» ma soprattutto «ringraziamo il Signore per i fratelli e le sorelle, i figli e le figlie di Don Mottola che ci aiutano, io confido molto nel loro aiuto, confido nelle loro oblazioni che possano diventare sempre più lievito e fermento per questa chiesa diocesana».

«Pregate per me perché io possa vedere la bellezza nelle tante cose che vedrò e vivrò in questa diocesi perché la bellezza di Dio si imponga al mio cuore perché io possa, attraverso le vostre preghiere, perché io possa essere un pastore secondo il suo cuore».

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