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Giuseppe D’Amico

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È LA storia di un uomo fervido, di ingegno sottile, grande eclettismo, spirito vivace e un amore viscerale per la politica, in una accezione non soltanto attiva e diretta, ma di attenzione e cura verso il prossimo. Giuseppe D’Amico, morto ieri all’età di 90 anni, ha vissuto intensamente, sia sotto il profilo pubblico che privato.

Un insegnante di matematica e fisica, diventato poi preside, che nutriva una premura particolare per i suoi studenti e un interesse vivido per le problematiche giovanili. Fu sindaco di Vibo Valentia dal 1974 al 1978, esponente della Democrazia Cristiana, ammiratore e sostenitore della dottrina degasperiana.

Il suo amore per la politica e per la Dc è quanto mai affascinante: affonda le radici nel complesso dopoguerra, quando all’età di quindici anni decise di tesserarsi, con la vitalità e la consapevolezza di chi avrebbe collaborato a ricostruire l’Italia. “Libertà è partecipazione” è l’insegnamento di un’epoca, ma anche il costrutto ideologico sul quale poggia l’odierna società dei diritti.

Di questo Giuseppe D’Amico era fermamente convinto, tanto da farne la massima della sua stessa esistenza, sino alla fine dei suoi giorni. L’incommensurabile bellezza degli uomini che hanno intellettualmente vissuto il Novecento. Giuseppe D’Amico è stato un lettore poliedrico sino all’altro giorno, spaziava da Manzoni a Piergiorgio Odifreddi, passando per gli adorati classici greci e latini, che nel quotidiano amava recitare. Eppure, la vita non gli ha risparmiato proprio nulla, mettendolo dinnanzi a lutti atroci, come la premature scomparsa delle figlie Bibbi e Titti, verso le quali nutriva un amore tenero e forte.

Non ha mai smarrito la fede, malgrado la drammaticità della sua vita affettiva, è sempre stato un ligio praticante, membro della Conferenza di San Vincenzo De Paoli e operoso volontario. Si è spento nel conforto dei suoi cari: il figlio Natale D’Amico, già deputato, senatore e sottosegretario all’economia.

I funerali si celebreranno domani alle 16 presso chiesa di Santa Maria del Soccorso.

Il professore Giuseppe D’Amico era anche il nonno del nostro collega Federico Calandra al quale la redazione e tutta la famiglia del Quotidiano del Sud rivolge le più sentite condoglianze.

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