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Il feretro di Martina Russo all'uscita dalla Concattedrale di Tropea

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TROPEA – Se n’è andata così, nel silenzio, la cara Martina Russo. Nel silenzio, così come ha vissuto il suo tempo terreno. Aveva compiuto 18 anni a novembre scorso.

Troppo duro il compito che il buon Dio le aveva affidato. Quello di lottare contro una malattia subdola che la costringeva a letto, che le rendeva difficile il respiro, che le impediva, insomma, di essere come tutte le altre bambine del suo tempo.

Così lei non ha potuto assaporare la gioia di correre a piedi nudi sull’erba bagnata, né quella di sentire l’ebbrezza di un giorno al mare, o di passeggiare con le amiche lungo il corso della città.

Non ha potuto vivere il tempo della scuola, con lo studio, gli esami, le interrogazioni, le amicizie e le piccole feste con gli amici. Lei è stata costretta a vivere il suo tempo tra le mura di casa, nel suo lettino, attaccata ad un respiratore.

Ma ha potuto godere dell’immenso amore dei suoi genitori. Un amore sconfinato che li ha portati a scalare le montagne per poter ottenere il meglio possibile per la loro bambina. Il meglio, sì.

Affinché potesse affrontare la sua malattia con meno sofferenze possibili. Le esequie si sono celebrate nella chiesa della S.S. Annunziata. Padre Filippo ha definito Martina «Una santa in terra» e tutti noi, al suo confronto, non siamo niente.

Lei parlava con gli occhi, esprimeva i suoi sentimenti di gioia a chi si avvicinava al suo letto, al parroco, agli infermieri, a mamma Anna e papà Carlo, al fratellino Domenico.

Una bara bianca coperta da fiori bianchi, palloncini bianchi a forma di cuore lanciati verso il cielo, sono stati gli ultimi flash di un tempo vissuto all’insegna dell’amore per la vita, nonostante tutto. Bianco, come il colore del candore, come candida è l’anima di Martina e come si è presentata di fronte all’Altissimo che l’aspettava a braccia aperte.

A noi rimane il grande esempio che ci hanno offerto i suoi genitori. Quello di avere amato incondizionatamente la loro piccola bambina, amandola come un dono prezioso e particolare.

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