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Una partecipante alla ricerca effettuata dall'agenzia "CheTesta"

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VIBO VALENTIA – Le polemiche dopo la pubblicazione del cortometraggio di Gabriele Muccino commissionato dalle Regione Calabria sono state tantissime e battevano tutte su un punto: le immagini e la storia non rappresentavano la Calabria di oggi. Il regista romano aveva risposto alle critiche dicendo che «l’intento del mio lavoro era quello di emozionare». È davanti a queste polemiche che l’agenzia “CheTesta” ha deciso di effettuare una ricerca di NeuroMarketing «per scoprire – come spiega la fondatrice Caterina Fanello – se il video prodotto emozioni o meno. L’indagine è stata svolta su tre livelli e quindi attraverso tre tipi di strumentazione: l’EyeTracking, per tracciare i movimenti oculari al fine di capire cosa catturi visivamente l’attenzione; Eeg, che permette, per mezzo dell’elettroencefalogramma, di visionare il livello di attenzione e concentrazione; ed infine il Facial Coding, uno strumento che analizza le espressioni facciali per approfondire il grado emozionale ed il tipo di emozioni coinvolte».

Il campione di 20 persone, di entrambi i generi e di età compresa fra i 25 e i 60 anni, è stato poi sottoposto un questionario per raccogliere le impressioni finali. I risultati sono interessanti: nei 6 minuti del corto presi in esame, si è riscontrato un livello di attenzione con picchi positivi durante i primi piani degli attori coinvolti e sorridenti. Altissimi livelli di concentrazione si sono registrati durante i secondi finali, nel discorso conclusivo al tramonto, culminato con la comparsa infine del testo “Calabria, Terra Mia”. Quello che l’indagine ha indagato più nello specifico sono state le emozioni di gioia, tristezza, paura, disgusto, sorpresa, scetticismo e rifiuto.

«In particolare – continua la Fanello – ogni emozione negativa non è stata rilevata in alcun modo. L’emozione che è stata maggiormente provata è la gioia. La tristezza è stata riscontrata solo durante le confessioni del protagonista, in ordine alla nostalgia descritta. È emerso un certo grado di scetticismo in momenti ben precisi, come durante alcune risate della coppia, mentre la sorpresa è stata riscontrata all’inizio e sul finale. Il coinvolgimento emotivo più basso si è verificato fra il terzo ed il quarto minuto del video, quando la coppia giunge fra gli aranceti».

Dati interessanti a cui va aggiunto, sottolineano, un significativo l’innalzamento dei sentimenti di gioia al solo sentire la parola “mare”, prima ancora che fosse effettivamente mostrato. A seguito del questionario è emerso che il 66,7% dei partecipanti aveva già visto il corto prima dell’esperimento. Il 38,9% dei partecipanti si è dichiarato totalmente d’accordo con le critiche mosse, il 50% si è ritenuto d’accordo in parte, mentre l’11,1% non si trova d’accordo con le critiche. Il 44,4% dichiara di non apprezzare il corto, trovandolo inappropriato come video promozionale mentre il 38,9% al contrario lo apprezza ma lo considera comunque inappropriato. Ma il dato più interessante è che il 41,2% degli intervistati sostiene di provare paura e rabbia durante il video, dato non affatto rilevato dai risultati strumentali.

Ma come si spiega questa discrepanza? Rocco Chizzoniti, psicologo e consulente dell’agenzia “CheTesta”, spiega che «ogni emozione provata va contestualizzata durante l’indagine, ad esempio il picco di gioia durante i sorrisi della coppia si spiegano soprattutto perché siamo neurologicamente predisposti a riconoscere i volti prestandovi attenzione. L’arco narrativo non ha di per sé suscitato inconsciamente alcun moto negativo, nonostante il campione fosse stato esposto alle critiche del corto. Infine lo scetticismo rilevato risulta riconducibile a delle situazioni apparse verosimilmente forzate». In definitiva quindi il corto, come emerge dall’indagine, emoziona, ed anche chi lo critica, non ha potuto fare a meno di provare emozioni positive.

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