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Antonella Giurgola con le sue opere esposte in questi giorni a Vibo

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VIBO VALENTIA – La sua arte è fiorita durante il lockdown. Le privazioni imposte dalla permanenza forzata tra le mura domestiche, l’assenza di relazioni umane fisiche – accompagnate da un lavoro introspettivo e di consapevolezza sulla solitudine – si sono sublimate in un percorso di maturazione artistica che ha trovato espressione in opere enigmatiche e ammalianti.

Ritratti, nello specifico. Di personaggi reali o frutto dell’ingegno di grandi artisti del passato e del presente. Antonella Giurgola, psicoterapeuta e insegnante di professione, ha dato loro forma condensando in quei tratti il turbinio di emozioni, riflessioni e interrogativi assorbiti durante il coprifuoco pandemico. E lo ha fatto restituendo la soggettività dei personaggi ritratti. Esaltando l’elemento psicologico preponderante del loro carattere.

In quei volti si condensa però soprattutto il vissuto professionale e umano dell’artista. I suoi studi di psicologia e la passione per lo psicodramma prendono forma nella sua arte: «Tutto interagisce, è il cerchio che si chiude», afferma.

Gli occhi dei suoi soggetti rappresentano l’elemento cardine che, a sua volta, cattura lo sguardo dell’osservatore. Sono i “big eyes” di Antonella, dichiaratamente ispirati alle opere di Margareth Keane, artista nota al grande pubblico grazie alla trasposizione cinematografica di Tim Burton nel film del 2014 “Big eyes”. Nel pantheon di Antonella un posto di primo piano è riservato proprio al celeberrimo animatore e cineasta statunitense. E poi ci sono Toulouse-Lautrec, Edgar Allan Poe, Benjamin Lacombe, l’arte e la cultura giapponese, il Fantasy e l’illustrazione moderna. E c’è soprattutto Amedeo Modigliani, cui Antonella ha dedicato la sua tesi di laurea in psicologia, indagando i tormenti della sua anima e della sua arte.

Le opere di Antonella Giurgola in mostra a Vibo

Artista autodidatta Antonella. Ha scoperto il ritratto da tre anni, dopo essersi dedicata ad altre forme espressive. Artista esordiente anche. Le sue opere escono per la prima volta dallo studio per essere esposte nella mostra collettiva ospitata dalla rassegna Vibook, la fiera dell’editoria a chilometro zero in corso fino al 19 dicembre a Palazzo Gagliardi a Vibo Valentia.

Nella saletta dedicatale, la luce soffusa incrocia i profili di Ebenezer Scrooge del Canto di Natale di Dickens (quello interpretato da Jim Carrey del film di Zemeckis del 2009) e di madame Butterfly, di Edgar Allan Poe e del suo fantasma Ligeia, di Henry de Toulouse-Lautrec e di Goulue, la ballerina del Moulin Rouge che fu sua amica e protetta. Ogni ritratto un vissuto, una storia fuori dall’ordinario, un tratto psichico che si fa tratto artistico dallo sguardo rivelatore. 

Il ritratto di Ebenezer Scrooge

«Le mie opere nascono come segni, tutto è segno inizialmente. Non c’è significato, è un lavoro veloce ma non consapevole. La consapevolezza semmai arriva dopo ad opera finita» spiega Antonella. «Questa è la mia prima esperienza espositiva ed è un’emozione unica poter portare fisicamente davanti alle persone, senza il filtro dello schermo di un pc, i miei lavori».

La solitudine della pandemia come processo creativo: «Sentivo una forza energetica che spingeva per venir fuori. La chiusura, il non vedere luoghi abituali, il bisogno della mente di esprimersi. Tutto ciò è stato amplificato dal fatto di dover stare da soli, dall’assenza di contatti umani e da una spinta di che mi ha portato alla necessità di mettere a fuoco delle immagini. E poi anche la possibilità di utilizzare quel tempo che ci è stato regalato per affinare la tecnica, per studiare e imparare, anche grazie alle preziose indicazioni del maestro Antonio La Gamba».

Il processo creativo, scrive Antonella Giurgola nella descrizione del ritratto di Edgar Allan Poe, «si situa in una zona di confine tra il reale e l’irreale. È un paese (o una città) dove la fantasia si esprime in una forma smisuratamente normale e legittima, anche nella sua stravaganza. È il luogo dove anche le condizioni più bizzarre trovano ospitalità senza giudizio, dove tutto è concesso, dove il giudizio sulla follia è sospeso e dove anche l’espressione più bizzarra viene considerata soltanto l’espressione di una personalità unica e distinta».

Le opere di Antonella, sono ora impresse anche su ricercate t-shirt che, come le sue stampe, sono distribuite con il brand “Ajaloi” e stanno riscuotendo crescente interesse e apprezzamento.

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