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La nascente Cittadella di Padre Pio a Drapia, nel Vibonese

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DRAPIA (VV) – La grande “Casa dell’accoglienza”, con il bianco della pietra leccese che ne riveste le facciate e le due rampe della monumentale scala che abbraccia chi arriva in questa conca seminascosta sulle colline di Tropea, dà la misura della grandezza di un progetto unico nel suo genere quanto ambizioso negli intenti.

Quasi estraneo (se non alieno) rispetto al contesto in cui s’inserisce. Precisamente un contesto sanitario segnato da ritardi cronici e carenze strutturali che, quello che aspira a diventare – al contrario – un polo d’eccellenza, promette di ribaltare completamente.

La “Casa dell’accoglienza” è infatti solo il primo passo di un complesso ben più ampio, ancora allo stato embrionale ma che fa già molto parlare di sé. È la “Cittadella di Padre Pio”: nascente centro per il trattamento delle patologie oncologiche pediatriche. Un unicum in Italia e probabilmente in Europa per genesi e prospettive.

La Cittadella

Per ciò che riguarda le seconde, si parla di 160mila metri quadrati sui quali prenderanno forma dieci strutture specializzate, con 280 posti letto e 60 camere per l’accoglienza. Oltre al padiglione di cui sopra, ormai in dirittura d’arrivo, qui prenderanno progressivamente forma un ospedale pediatrico oncologico, un Santuario, un Centro di assistenza domiciliare integrata, un Centro di ricerca scientifica, un Cuore alimentare che fornirà pasti a operatori e ospiti, un polo scolastico, un centro residenziale, un centro d’accoglienza per ex carcerati, anziani e disabili. Il tutto addirittura collegato da un percorso sotterraneo fruibile a bordo di veicoli elettrici. Il progetto – basato su quattro pilastri: scienza, fede, sociale e sostenibilità – è dell’architetto Luciano Messina, studio milanese e radici meridionali. I lavori sono interamente finanziati da fondi privati. Quattro e mezzo i milioni di euro fin qui spesi. Tra i tanti vip testimonial dell’opera anche l’attore e regista Carlo Verdone.

L’apparizione

Irene Gaeta, figlia spirituale di Padre Pio

Ancor più suggestiva la genesi. La Cittadella è il grande sogno di Irene Gaeta, figlia spirituale di Padre Pio e fondatrice dell’associazione dei discepoli del santo di Pietrelcina, con sede a Vitinia, nell’agro romano. Un sogno scaturito, racconta, da un’apparizione avvenuta nel 2004 in cui l’umile frate le lasciò un chiaro messaggio: “Figlia mia, in Calabria devi fare un Santuario, un ospedale pediatrico, un centro di ricerca e un villaggio per i sofferenti. Perché i bambini fin dal grembo materno nasceranno con il tumore ai polmoni, al sangue e altrove e si dovranno curare con le medicine naturali, le erbe che nascono lì e l’acqua che scorre là”.

Un’indicazione non così dettagliata ma sufficiente affinché Irene Gaeta, anche grazie ad amici di famiglia che di quei luoghi erano originari, vi potesse risalire e infine riconoscere, in località Vento sotto le generose vigne di Brattirò, il sito designato. «In un primo momento non riconobbi il luogo che Padre Pio mi indicò e fui sopraffatta da una ricerca che sembrava impossibile – ricorda -. Ma la Divina Provvidenza mi mise sulla giusta strada e in pochi mesi arrivai a Drapia. Qui scoprì un terreno dalla flora eccezionale e una regione bisognosa di futuro, il posto ideale per un progetto di questa portata».

L’obbedienza

Irene, oggi ultraottantenne, si descrive: «Sono una donna come tutte la altre, la mia era una famiglia molto religiosa. A nove anni mi consacrai all’Immacolata concezione per vivere nell’umiltà, nella povertà e nella castità. Padre Pio cominciò ad apparirmi molto presto e io sono stata presente ad almeno 500 sue messe. Almeno 100 volte mi ha confessato. “Sei solo una che obbedisce”, mi diceva. Quindi questo progetto della Calabria a me è stato dato come un messaggio da prendere e mettere in pratica come espressione dell’amore di Dio attraverso l’ubbidienza».

Non facile, evidentemente, avviare una simile visionaria impresa con tali premesse. «Quando andai la prima volta a parlarne al Comune di Drapia – ricorda la figlia spirituale del Santo – il sindaco e il suo vice si guardavano interdetti. Pensavano “questa è picchiata”. E in effetti la mia sembrava un’idea impossibile da realizzare. Presa dallo sconforto invocai Padre Pio, dicendogli: “ma dove mi hai mandata?”. E lui mi apparve proprio lì davanti al Comune e mi disse: “vai avanti, non ti arrendere”».

Il miracolo

La direzione sanitaria sarà affidata al professor Agostino Naso, medico vibonese e capogruppo di Forza Italia nel Consiglio comunale del capoluogo. I lavori eseguiti dall’impresa dell’ex presidente di Confindustria Vibo Totò Gentile. Dal territorio arriverà anche una delle risorse chiave per il Centro (legata alla medicina galenica) grazie alle erbe officinali spontanee di cui il luogo è ricco. «Quello che è successo qui è un miracolo – commenta a tal proposito Irene Gaeta -, difficile capire perché ci sia tanta acqua e perché ci siano così tante erbe medicamentose. Padre Pio mi ha detto che verranno da tutto il mondo a curarsi qui. L’ho visto con gli occhi della fede perché questo è un luogo di fede, è una realtà di fede e questo avverrà».

E un segno della mano misericordiosa del frate sull’intero progetto è per molti divenuta la sua reliquia, posizionata sulla prima pietra del complesso, in un’area inizialmente destinata a laboratorio d’analisi. Da quando quel lembo ha cominciato a trasudare un liquido rossastro, lì è sorto un piccolo luogo di pregheria e di culto, dove ciascuno va ad affidare al santo le proprie angosce. «Non è stato facile, anzi. È stato tutto molto doloroso e lungo – ammette la sua figlia spirituale -, ma in meno di due anni siamo riusciti a finire una struttura post-ospedaliera con il solo aiuto di un amore misericordioso e della Divina provvidenza. Ora speriamo che la provvidenza ci sostenga sempre più».  

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