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AVELLINO- Apre la porta di casa al suo fidanzato, che avrebbe dovuto uccidere tutta la sua famiglia che osteggiava il loro legame sentimentale. Una strage che è solo parzialmente riuscita, visto che a finire vittima di una serie di coltellate è stato il papà della diciottenne complice di un piano folle quanto diabolico: scappare insieme al fidanzato dopo aver eliminato l’unico ostacolo alla loro relazione: la sua famiglia.

Una storia che sembra uscire da un noir, un film dell’orrore. Invece è la tragica realtà che ha avuto come scena del crimine il «salotto buono» della città capoluogo, il Corso Vittorio Emanuele, al quinto piano di un palazzo al Civico 253. E’ proprio lì che venerdì sera, poco dopo le ventidue scatta il piano di quelli che sono stati già ribattezzati i «fidanzati diabolici».

A fare da prologo a questo episodio ci sono mesi di diatribe legate proprio al rapporto tra i due ragazzi, mai accettato dalla famiglia della diciottenne. Elena Gioia , la ragazza e complice del delitto di suo padre ha appena diciotto anni, studia al Liceo, da qualche tempo è legata ad un ventiduenne di Cervinara, Giovanni Limata, che nonostante la giovane età è stato già raggiunto da un avviso orale da parte del Questore e vanta precedenti per reati contro la persona.

Un legame che alla famiglia di Elena non va giù. Papà Aldo Gioia, 53 anni, geometra e caporeparto alla Fma di Pratola Serra e mamma Liliana Ferraiolo, anche lei impegnata nel settore imprenditoriale, non accettano la relazione con il ragazzo che già vanta diversi precedenti.

Per questo venerdì sera dovevano morire, insieme ad Emilia, l’altra figlia ventitreenne della coppia. Così, passate le ventidue, mentre la madre e la sorella dopo aver cenato si ritirano nelle loro stanze, Elena resta sola con il papà Aldo, che nel frattempo si era addormentato sul divano. Ilmomento giusto per far scattare il piano diabolico evidentemente.

Elena finge di scendere per depositare rifiuti, ma sarebbe solo un escamotage. In realtà la ragazza apre solo il portoncino del palazzo al suo fidanzato Giovanni, che era arrivato da Cervinara con un coltello di quelli usati per la caccia.

Elena lascia aperta anche la porta di casa, al quinto piano della Palazzina nel cuore della città, poi torna nella cameretta condivisa con la sorella. Il piano però non riesce come avevano previsto i due complici. Aldo Gioia stava dormendo, ma quando è stato raggiunto dal primo fendente da parte del suo assassino ha accennato ad una reazione. E’ stato colpito altre sei volte, alla gamba, alla mano e il colpo che verosimilmente ne ha causato il decesso al torace.

Giovanni Limata però non porta a termine la sua missione di morte. Scappa, lasciando tracce un po ovunque. Nella colluttazione e dopo, lascia anche nel garage della palazzina, il piano seminterrato usato per dileguarsi, il suo giubotto. Giovanni Limata smette di colpirlo, si spaventa, avrebbe dovuto uccidere anche la madre di lei e la sorella, che nel frattempo sono accorse a vedere cosa fosse successo.

Il giovane torna a Cervinara. Intanto sono passate le 23:30 e nell’appartamento della famiglia Gioia le urla della mamma richiamano anche le due figlie. Perché lei, la complice dell’omicidio era tornata in camera con la sorella fingendo che non fosse avvenuto nulla e avrebbe mostrato anche stupore per la scena che si è trovata di fronte. Il papà è invece agonizzante all’ingresso della loro abitazione.

Arrivano i soccorsi, ma a causa delleferite riportate Aldo Goia muore al Pronto Soccorso del Moscati di Avellino pochi minuti prima della mezzanotte. Sul posto è giunta prima una Volante della Questura, poi gli agenti della Squadra Mobile agli ordini del dirigente Giancarlo Aurilia e quelli della Scientifica.

Qualche parziale ammissione di mamma e sorella, poi la prima traccia nel locale sotterraneo dell’abitazione, il giubbotto ancora macchiato di sangue lasciato nella fuga dal ventiduenne. Una notte di interrogatori in Questura, alla presenza del pm della Procura di Avellino Vincenzo Russo e in mattinata il decreto di fermo di indiziati di omicidio volontario in concorso per la ragazza e per il suo fidanzato, trasferiti nel carcere di Bellizzi Irpino.

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